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Modica, 09.02.2012  |  di Enrica Frasca Caccia e Francesco Ragusa

Reportage/II "Forza D'Urto"

I “Forconi” tra disperazione e politica, mafia e odor di golpe

Sicilia sotto tensione, cronistoria del movimento "Forza d'Urto"

Forconi (Foto Afp - L'inkiesta.it)
Forconi (Foto Afp - L'inkiesta.it)
“L’ora X” è scattata a mezzanotte in punto. È l’alba del 16 gennaio e la protesta organizzata dal Comitato “Forza d’Urto” ha preso forma in circa 150 punti nevralgici delle nove province siciliane. Migliaia di persone sfidano il gelo anche di notte per bloccare porti, svincoli, zone industriali e commerciali, strade e autostrade. Agricoltori, allevatori, operai edili, pescatori e autotrasportatori presidiano l’isola per lanciare, ai vertici che la governano, un segnale forte sulla crisi che li attanaglia. Tra le rivendicazioni più importanti ci sono i tagli alle accise, la defiscalizzazione dei carburanti, l’attuazione dello Statuto Speciale, l’autonomia monetaria della Sicila, l’alleggerimento delle pressioni esercitate della Serit. A poche ore dall’inizio delle proteste sono gli automobilisti a subire i primi forti disagi: benzina terminata praticamente ovunque e file chilometriche sulle principali arterie stradali.

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Roma, 08.02.2012  |  a cura di Norma Ferrara

Cosa nostra cerca di ritrovare i vertici, Camorra attraversata da divisioni, in Puglia mafia in evoluzione. Escalation criminale Lazio

'Ndrangheta, holding mondiale del crimine

La Direzione nazionale antimafia: «'ndrine pericolose dal Sud al Nord ma c'è risveglio della società civile e del mondo dell'informazione»

Piero Grasso
Piero Grasso
«Fenomeno nazionale e internazionale tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l’aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale». Questa è la 'ndrangheta, raccontata in un passaggio della relazione annuale curata dalla Procura nazionale antimafia. Anche quest'anno, i magistrati dell'antimafia concentrano la loro attenzione sulla forza delle 'ndrine nel Paese. E lanciano l'allarme sulla pericolosità e pervasività del fenomeno, quest'anno confortato da un dato: l'attenzione dedicata dal mondo dell'informazione al tema e da un "risveglio della società civile" che ha permesso di superare il cono d'ombra che ha coperto per anni questa "holding criminale".

Trapani, 08.02.2012  |  di Rino Giacalone

Una commissione prefettizia ha chiesto lo scioglimento del Comune per mafia

Salemi: il bluff delle dimissioni

Vittorio Sgarbi resta in carica come sindaco della città e chiede "l'accesso" al Comune

La Giunta guidata da Vittorio Sgarbi (FotoMalitalia.it)
La Giunta guidata da Vittorio Sgarbi (FotoMalitalia.it)
Il reality non è finito. Continua. Anzi in modo diverso da come accade nei reality. Se in uno di questi un concorrente annuncia il ritiro, è obbligato a farlo, nella realtà vera, intima, dei fatti della vita quotidiana non è nemmeno così. E Vittorio Sgarbi da sindaco di Salemi non sfugge ad uno vézzo dei politici, cioè quello di annunciare le dimissioni per poi non presentarle. E’ successo nei mesi addietro quando scoprì che la Guardia di Finanza indagava su Salemi (salvo poi fare marcia indietro anche perché scoprì che quelle indagini erano conseguenza di sue denunce), è successo quando la Procura di Marsala mise i sigilli al centro storico di Salemi perché a rischio crollo, ma dovette ricredersi perché ad occuparsene erano i vigili urbani del suo Comune, incaricati della esecuzione del provvedimento, è successo in questi giorni, “mi dimetto” ha detto dopo che si è saputo che il prefetto di Trapani ha avanzato proposta per lo scioglimento per inquinamento mafioso del Comune di Salemi. Bussando alla segreteria comunale del Municipio di Salemi si apprende invece che Vittorio Sgarbi non ha mai presentato le dimissioni da sindaco. E ha diffuso un comunicato ufficiale.

Napoli, 08.02.2012  |  di Tiziana Apicella

Ucciso per una foto su facebook

Delitto Cimminiello, emessa la sentenza

Il tribunale di Napoli ha condannato l'imputato Vincenzo Russo all'ergastolo

Negozio di tatuaggi
Negozio di tatuaggi
Ergastolo e sei mesi di isolamento diurno. Questa la condanna stabilita ieri dal Giudice della II Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli nella sentenza nei confronti di Vincenzo Russo, l'assassino di Gianluca Cimminiello, il giovane tatuatore ucciso per una foto pubblicata su Facebook. Lì in aula, in un'atmosfera sospesa, durante la lettura della sentenza da parte del giudice, c'è la famiglia di Gianluca, la Fondazione Pol.is, i referenti regionali di Libera, l'associazione Giugliano contro le mafie e una rappresentanza del coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità. Accanto alla madre di Gianluca ci sono altre due madri: Maria Rosaria Evangelista e Enza Pettirossi.

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Gela, 08.02.2012  |  di Rosario Cauchi

Dda Caltanissetta, sequestrati beni per 5 milioni di euro

L'imprenditore è considerato dagli inquirenti vicino al clan dei Madonia

Caltanissetta
Caltanissetta
Un altro sequestro ai danni dell’imprenditore catanese Antonio Padovani, molto attivo nel mercato delle scommesse e dei video poker anche nel territorio nisseno. Dopo il blocco di beni per un valore di circa 40 milioni di euro, messo a segno a metà dicembre, gli uomini del Gico della guardia di finanza di Caltanissetta e quelli del servizio centrale investigativo criminalità organizzata di Roma hanno apposto i sigilli a tre società, tutte riconducibili all’imprenditore cinquantanovenne. Un’operazione, questa volta, da 5 milioni di euro

Roma, 08.02.2012  |  di Alberto Spampinato*

Il documento

Mettersi al loro fianco, diffondere i loro articoli

Le proposte e le denunce dell'osservatorio sui cronisti minacciati "Ossigeno per l'informazione"

Giornalisti oscurati e notizie sotto scorta_ Emilia Romagna
Giornalisti oscurati e notizie sotto scorta_ Emilia Romagna
A Bologna per parlare di cronisti minacciati, di notizie oscurate e stare al fianco del collega, Giovanni Tizian, da alcune settimane sotto scorta a Modena. Il suo lavoro d'inchiesta sulle mafie al Nord ha dato fastidio ai clan che operano sul territorio. A seguire il testo dell'intervento di Alberto Spampinato, direttore di "Ossigeno per l'informazione", presentato a Bologna al convegno "I giornalisti con Giovanni Tizian", il 29 gennaio scorso. All'interno, proposte e denunce e un dossier curato dall'Osservatorio.

Reggio Calabria, 07.02.2012  |  di Gianluca Ursini

Reggio Calabria, cambio ai vertici dell'antimafia

In partenza il procuratore Pignatone, il vice Prestipino, l'aggiunto Gratteri, il pm Colamonici. Cambiano anche Questore e Capo della Mobile

Reggio Calabria
Reggio Calabria
E’ iniziato lunedì 6 febbraio ufficialmente il valzer delle poltrone a Reggio; tra chi va dopo cinque anni di Antimafia esaltante e momenti di grande tensione, come i mesi delle bombe e delle rivolte dei Migranti a Rosarno a inizio 2010 o a fine estate dello stesso anno solare, e che vede in questi giorni le commissioni ministeriali decretare la fine dell’antan decantato "Modello Reggio". Il primo a lasciare la città dello Stretto, giusto prima dell’estate, era stato il colonnello Alberto Reda dal comando provinciale della Guardia di Finanza.

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