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Export armi italiane in crescita, mentre la modifica della Legge 185/90 potrebbe sgretolare trasparenza

Coordinamento Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo il . Associazioni, Brevi, Costituzione, Diritti, Economia, Guerre, Internazionale, Istituzioni

Oltre 6,3 miliardi di autorizzazioni per la vendita di armi italiane all’estero: continua l’export verso Paesi autoritari o con violazioni di diritti umani e anche verso l’Ucraina in guerra. Se la modifica della Legge185/90 attualmente in discussione verrà confermata quella del 2024 potrebbe essere l’ultima Relazione annuale con un buon grado di trasparenza.

Nei giorni scorsi è stata trasmessa al Parlamento (e poi pubblicata sul sito del Senato della Repubblica)  Relazione annuale, relativa all’anno 2023, sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento. Un documento richiesto dalla Legge 185/90 che regolamenta l’export di armi e che quest’anno è giunto nei termini di legge previsti (il 31 marzo), diversamente da quanto successo negli ultimi anni che hanno registrato ritardi anche dell’ordine di mesi. Un fatto che la Rete Pace Disarmo registra positivamente, dando atto al Governo Meloni di aver sanato un vulnus grave.

Le tempistiche più aderenti dal dettato normativo dovrebbero ora consentire al Parlamento di attivare un percorso di discussione serio ed approfondito sui dati presenti nella Relazione, diversamente da quanto avvenuto negli anni più recenti. Ricordiamo che il ruolo di controllo ed indirizzo del Parlamento su un tema delicato come quello delle esportazioni di sistemi d’arma è uno dei pilastri della Legge 185/90 e deve essere difeso come importante prerogativa da Senatori e Deputati. La Rete Pace Disarmo sollecita, come sempre fatto, tale percorso e rimane a disposizione per fornire elementi di analisi e valutazione.

Le esportazioni di armi italiane nel 2023

L’anno scorso il valore complessivo delle licenze rilasciate per il trasferimento di materiali d’armamento è stato di 7,56 miliardi di euro: 6,31 miliardi sono stati riferiti ad esportazioni mentre 1,25 miliardi ad importazioni (escluse le movimentazioni intra-comunitarie UE/SEE). Rispetto all’anno precedente (il 2022) va sottolineato il rilevante incremento delle autorizzazioni individuali di esportazione (cioè quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) che sono aumentate di oltre il 24% per un ammontare complessivo di 4,766 miliardi di Euro.

Il trend di crescita viene confermato come rilevante anche per quanto riguarda le Licenze globali (sia di progetto che di trasferimento) per co-produzioni strutturate con Paesi UE-NATO: +37% per un valore cumulato di poco meno di 1,5 miliardi di Euro. Come al solito le non ben chiarite, nella loro natura, autorizzazioni di intermediazione hanno registrato un andamento altalenante con la riduzione da 397 ad 87 milioni circa rispetto al 2022 (ma con un dato in linea se non superiore agli anni precedenti). Le crescite nelle due grandi tipologie di autorizzazione si riflettono ovviamente sul dato complessivo, che porta un aumento dell’export militare italiano dai 5.289 milioni di Euro del 2022 ai dell’anno 6.311 milioni di Euro del 2023. I Paesi destinatari di autorizzazioni nel 2023 sono stati 82, un dato in linea con quello degli anni precedenti (erano 84 nel 2022).

Si tratta di numeri che confermano i trend evidenziati anche dalle recenti valutazioni del SIPRI (basate su indicatori pluriennali capaci di “spalmare” l’effetto delle licenze emesse in ogni singolo anno) che hanno mostrato un significativo aumento del commercio internazionale di armi italiane pari all’86% nel paragone tra i due ultimi quinquenni.

Le cifre che si possono ricavare dalle Relazioni ex legge 185/90 evidenziano una crescita strutturale e continuativa della capacità di export dell’industria militare italiana, pur non trovandoci ai livelli di record del triennio 2015-2017 (caratterizzato dalle “mega commesse” per sistemi d’arma aerei e navali verso le petro-monarchie del Golfo Persico).

Il valore sempre crescente di licenze concesse si riflette anche nei dati relativi alle effettive consegne di sistemi d’armamento (che ovviamente si concretizzano con tempistiche dilatate rispetto al momento di concessione del documento di autorizzazione).

Nel 2023 le esportazioni definitive hanno avuto un controvalore di 4,63 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 5,5 miliardi del 2022 (contano qui effetti logistici) ma pur sempre ad un livello ben superiore alla media usualmente registrata prima del 2021. Considerando anche Esportazioni temporanee e Riesportazioni il totale complessivo del controvalore di armi uscite dall’Italia nel 2023 si attesta su 5,15 miliardi di Euro (va notato come questo sia un dato significativamente minore rispetto alle “stime” di valore dell’export militare diffuse dal comparto industriale…).

I destinatari delle armi italiane nel 2023

Anche per quanto riguarda i Paesi destinatari viene confermata anche per il 2023 la stessa dinamica degli anni più recenti, con totali abbastanza distribuiti (similmente al fatto che non si siano registrate autorizzazioni singole di grande controvalore) e un certo equilibrio tra Paesi UE/NATO e Paesi extra UE/NATO per quanto riguarda le prime posizioni della lista.

Sono ben 14 gli Stati destinatari che hanno registrato oltre 100 milioni di euro nel totale delle licenze: al primo posto la Francia (465 milioni) seguita da Ucraina (417 milioni), Statu Uniti (390 milioni) e Arabia Saudita (363 milioni). Tutti gli altri Paesi hanno totali minori di 300 milioni e tra i primi destinatari destano preoccupazione (per la tipologia di Governo o per il coinvolgimento in conflitti armati e violazioni di diritti umani) Stati come la Turchia (231 milioni di autorizzazioni), l’Azerbaijan (156 milioni) e il Kuwait (125 milioni).

In questa lista spicca ovviamente il grande controvalore di licenze (15 in totale per 417 milioni complessivi) rilasciate verso l’Ucraina, che negli anni precedenti non era praticamente mai presente nell’elenco, vista la situazione di conflitto in corso a seguito dell’invasione russa del febbraio 2022. Stupisce che tali autorizzazioni siano state concesse verso un paese appunto in evidente stato di guerra, nonostante i criteri chiari in tal senso non solo della Legge185/90 ma anche del Trattato ATT e della Posizione Comune UE che sono vincolanti per l’Italia. Va rilevato che, diversamente da quanto successo per la deroga (non necessaria) della Legge 185/90 votata più volte dal Parlamento nell’ambito dei provvedimenti che hanno autorizzato la cessione diretta di materiali d’armamento da parte del Governo Italiano a quello Ucraino, non risultano analoghi voti parlamentari in ambito di esportazioni remunerate concesse ad aziende italiane (come previsto dalla legge e secondo noi necessario in casi come questo). La Relazione non fornisce, come suo solito, ulteriori dettagli sugli specifici materiali d’armamento autorizzati verso Kiev, che però risultano essere inseriti nelle seguenti categorie:

002 Armi o sistemi d’arma di calibro superiore a 12,7 mm 

003 Munizioni

005 Apparecchiature per la direzione del tiro

006 Veicoli terrestri

007 Agenti tossici, chimici o biologici, gas lacrimogeni, materiali radioa ttivi 

008 Esplosivi e combustibili militari

011 Apparecchiature elettroniche

Nelle note fornite dall’UAMA poi si affronta il caso specifico di Israele sottolineando come “nel 2023, il valore delle esportazioni autorizzate (9,9 milioni) è rimasto stabile rispetto all’anno precedente, mentre quello delle importazioni ha realizzato una crescita importante, raggiungendo i 31,5 milioni (settimo posto tra i Paesi di provenienza)”. E inoltre come “le caratteristiche dell’azione israeliana su Gaza in reazione al criminale assalto condotto da Hamas, dopo il 7 ottobre 2023 hanno indotto a valutare la concessione di nuove autorizzazioni verso Israele con particolare prudenza. È stata, come noto, sospesa la concessione di nuove autorizzazioni all’esportazione di armamenti” mentre invece le notizie più recenti confermano la continuazione di invii di sistemi d’arma posti sotto autorizzazioni precedenti, diversamente da quanto dichiarato dal Governo e richiesto dalla società civile italiana (compresa Rete Pace Disarmo).

Le banche coinvolte nell’export militare italiano

Unicredit è sempre la “banca  più armata” seguita anche quest’anno da IntesaSanpaolo, secondo le tabelle della Relazione governativa 2024 sull’export italiano di armamenti che riportano i dati delle operazioni bancarie relative all’anno 2023, analizzate dalla Campagna “Banche Armate”. Dalla Relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nel 2024 risultano transazioni bancarie attinenti ad operazioni di esportazione di armamenti per un valore complessivo di  3.976.491.881 euro di “importi segnalati” e di 248.595.822 per “importi accessori segnalati”. Va ricordato come, da anni, nella Relazione non venga spiegata la differenza concettuale e pratica tra questi due importi. La Relazione, inoltre, segnala operazioni delle banche relative a “Programmi intergovernativi” per un valore di 1.904.411.249 euro e per “Licenze globali” del valore di 1.283.396.95 euro.

Le maggiori operazioni per esportazioni di sistemi militari sono state svolte da cinque gruppi bancari: UniCredit che riporta “importi segnalati” per 1.282.246.773 euro (30,9%); IntesaSanpaolo che riporta “importi segnalati” per 729.205.590 euro (18,8%); Deutsche Bank per 766.235.419 euro (19,1%); Banca Popolare di Sondrio per 356.809.709 euro (8,5%) e Banca Nazionale del Lavoro per 225.199.389 euro (7,25%). Da segnalare che UniCredit è anche il primo gruppo bancario nella classifica degli “Importi per nuove operazioni” relativi a “Finanziamenti-Garanzie” alle aziende militari per le esportazioni di armamenti (Tabella FG).

La modifica della 185/90 e la riduzione della trasparenza

A causa della modifica della Legge 185/90 attualmente in discussione in Parlamento (voto già avvenuto al Senato, dibattito in corso alla Camera) questo tipo di analisi delle dinamiche (e dei valori) dell’export di armi italiane potrebbe diventare impossibile. Il DDL governativo che cambia l’attuale norma infatti va ad erodere in maniera significativa la trasparenza su questo tipo di commercio, diminuendo le tipologie e il quantitativo di dati che l’Esecutivo deve trasmettere al Parlamento e addirittura andando ad eliminare completamente la parte della Relazione relativa ai flussi finanziari verso le banche.

Per evitare un tale nefasto risultato – e preservare la grande funzione di trasparenza che fin dall’inizio ha contraddistinto l’applicazione della Legge 185/90 – è stata attivata la campagna “Basta favori ai mercanti di armi” promossa in particolare anche dalla Rete Italiana Pace Disarmo.

Tra le richieste principali di questa iniziativa della società civile (i cui elementi verranno anche messi all’attenzione della Camera nel corso di audizioni specifiche): migliorare la trasparenza complessiva sull’export di armi rendendo più completi e leggibili i dati della Relazione al Parlamento e impedire la cancellazione integrale della parte della Relazione annuale al Parlamento che riporta i dettagli dell’interazione tra banche e aziende militari. Il primo risultato si potrebbe ottenere chiedendo che la Relazione annuale contenga indicazioni analitiche per tipi, quantità, valori monetari e Paesi destinatari delle armi autorizzate con esplicitazione del numero della Autorizzazione MAE (Maeci), gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti di materiali di armamento e sulle esportazioni di servizi oggetto dei controlli e delle autorizzazioni previste dalla legge.

Coordinamento Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo


Difendiamo la trasparenza sull’export di armi italiane

Al via una petizione per chiedere ai deputati di non svuotare la legge 185/90

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