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«Anna carissima, è il 25 febbraio 1975»…in ricordo di Giorgio Ambrosoli, eroe borghese

Ilaria Romeo il . Corruzione, Criminalità, Mafie, Memoria, Politica, Società

La sera dell’11 luglio 1979 l’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca privata italiana e delle attività finanziarie del banchiere siciliano Michele Sindona, viene freddato a Milano, in via Morozzo della Rocca 1, da un killer proveniente dagli Stati Uniti.

Aveva scoperto una serie di operazioni di riciclaggio all’interno del sistema Sindona, spesso mascherate da operazioni valutarie, magari registrate in passivo falsificando i bilanci, per coprire finanziamenti illeciti a politici e boss.

Il giorno dopo la sua morte, il 12 luglio, avrebbe dovuto sottoscrivere una dichiarazione formale per confermare la necessità di liquidare la banca e attribuire la responsabilità della situazione allo stesso Sindona, indagato anche dalle autorità statunitensi. “Il banchiere di Dio” inscenerà un sequestro arrivando a farsi sparare a una gamba per rendere la storia più veritiera.

Nel 1980 però sarà arrestato e condannato negli Stati Uniti per frode, spergiuro e appropriazione indebita. Il 18 marzo 1986 sarà condannato all’ergastolo. Morirà due giorni dopo, nel carcere di Voghera, per avvelenamento da cianuro di potassio messo in un caffè.

Scriveva l’avvocato Ambrosoli alla moglie già nel 1975:

Anna carissima, è il 25 febbraio 1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della Bpi, atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell’Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo. I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto (…) Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.

Nonostante le minacce di morte ad Ambrosoli non sarà accordata alcuna protezione da parte dello Stato e nessuna autorità pubblica presenzierà ai suoi funerali, ad eccezione di Paolo Baffi. Addirittura Giulio Andreotti, durante un’intervista a La storia siamo noi, il programma di Giovanni Minoli, commenterà così l’assassinio: “Certo, era una persona che in termini romaneschi io direi se l’andava cercando”.

Poi si scuserà, dicendo di essere stato frainteso. Giorgio Ambrosoli non avrà grandi riconoscimenti finché non verrà conferita alla sua memoria la medaglia d’oro al valore civile, vent’anni dopo la morte, dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Fonte: Collettiva

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