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L’Afghanistan saldamente in mano ai signori dell’oppio

Piero Innocenti il . Criminalità, Droga, Economia, Internazionale, Mafie, SIcurezza

La situazione politico sociale in Afghanistan, con i Talebani tornati al potere ormai da circa un anno, non accenna affatto a migliorare (è di questi ultimi giorni un grave attentato a Kabul con un kamikaze che si è fatto esplodere la cintura esplosiva causando 25 morti e lo scioglimento di una manifestazione di protesta di donne operata sparando in aria colpi di arma e picchiando diverse manifestanti).

La povertà e l’insicurezza diffuse, istituzioni pubbliche impreparate e a volte inesistenti, stanno determinando un quadro generale che desta viva preoccupazione nel contesto internazionale. Non stupisce più di tanto, quindi, se nello scenario precarissimo appena delineato, la droga, la coltivazione e il traffico di oppio continuano ad essere le attività principali nel paese.

L’Afghanistan registra ancora l’85% della produzione mondiale di oppio e l’UNODC ha segnalato nel novembre 2021 che la raccolta di papavero da oppio ha realizzato, per il quinto anno consecutivo, un livello di produzione ai massimi storici, cioè circa 6.800 tonnellate con una resa potenziale di eroina pura di circa 320 tonnellate.

Le dichiarazioni fatte una decina di anni dall’allora presidente Hamil Karzai “via le coltivazioni di oppio entro dieci anni” erano pura utopia e da alcuni anni ormai nel paese, grazie anche a consistenti quantitativi di precursori e sostanze chimiche provenienti da Cina, India, Pakistan e Turkmenistan, si è passati alla produzione di morfina ed eroina con profitti maggiori rispetto alla semplice produzione di oppio.

Mentre il traffico è diretto e gestito dai “signorotti” locali, la coltivazione del papavero è assicurata da oltre 250mila famiglie di contadini nelle zona di Ningarhar, Hernando, Ururgan, Ghor, Badlstan e Kandahar. Tenuto conto che la famiglia afgana comprende non solo il nucleo “originario” ma tutti i parenti che sono ad essa in qualche modo legati in via indiretta, si parla ragionevolmente di  struttura che arrivano, ragionevolmente, anche alle cento unità.

Da quei territori parte la droga caricata su cammelli, muli (carovane sempre scortate da gente armata) o a bordo di autocarri, mescolata con tappeti, cotone. Le rotte sono molteplici attraverso il Pakistan per essere caricata sulle navi con destinazione finale Europa e Usa o attraverso i paesi dell’Asia Centrale per raggiungere la Russia o passando per l’Iran verso l’Europa attraverso la Turchia.

È in quest’ultimo paese, da anni, che avvengono i sequestri più consistenti; oltre 13 tonnellate nel 2020 (ultimo dato disponibile) rispetto alle 5 ton. circa di tutta l’UE. L’Afghanistan è diventato anche un produttore di metamfetamine  come si può rilevare dai notevoli incrementi dei sequestri rilevati negli ultimi anni (1.251.00kg nel 2019 e 1.206000kg nel 2020) grazie alla disponibilità dei precursori sintetici quali la pseudo-efedrina e l’efedrina (la pianta di efedra cresce spontaneamente nella regione).

Vi è, insomma, la reale “possibilità che la metamfetamina diventi una vera e propria alternativa rispetto agli oppiacei, a seconda delle variazioni di mercato” (UNODC, Drug situation in Afghanistan, 2021). Non va neanche dimenticato che il paese è indicato come secondo produttore di hashish a livello mondiale,.

Nei paesi del Centro Asia, come accennato, transitano i più consistenti carichi di eroina con destinazione finale i paesi dell’Europa Centrale e Occidentale. Un altro aspetto inquietante riguarda l’incremento esponenziale dell’utilizzo di internet per la vendita di stupefacenti in Centro Asia “i cui volumi di vendita online sono passati da 80 milioni di dollari nel periodo 2011-2017 a 315 milioni di dollari nel periodo 2018-2021” (relazione DCSA, cit.).

In Italia, nel corso del 2022 sono stati intercettati dalle forze di polizia e dalle dogane circa 600kg di eroina e le valutazioni fatte dagli esperti fanno ritenere plausibile un incremento nel consumo di tale sostanza (insieme ad ansiolitici, benzodiazepine et similia) dovuto alle ansie e alle paure determinate dalla guerra tra Russia e Ucraina, dalla sua possibile escalation, dalla gravissima situazione economica e sociale che si sta innescando.

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