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Assange, dall’Alta Corte ok a nuovo ricorso contro estradizione: «L’intera Europa lo protegga»

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Nella sentenza i giudici hanno anche chiesto al governo di Washington di fornire entro tre settimane ulteriori garanzie sul fatto che, se estradato, i diritti del giornalista accusato di spionaggio saranno rispettati. E, soprattutto, che non rischierà la pena di morte.

Il cofondatore di Wikileaks Julian Assange può presentare un nuovo ricorso contro la sua estradizione negli Stati Uniti. Lo hanno deciso, martedì 26 marzo 2024, i giudici dell’Alta Corte britannica. Nella sentenza i giudici hanno anche chiesto al governo di Washington di fornire entro tre settimane ulteriori garanzie sul fatto che, se estradato, i diritti del giornalista accusato di spionaggio saranno rispettati. E, soprattutto, che non rischierà la pena di morte.

La decisione dell’Alta Corte britannica è stata quindi rinviata al 20 maggio. Nel frattempo il governo di Washington dovrà dimostrare che Assange può fare affidamento sul Primo Emendamento della costituzione americana, che protegge la libertà di parola. Inoltre non dovrà subire pregiudizi durante il processo o la sentenza per la sua nazionalità australiana e non dovrà rischiare la pena capitale. «Se tali assicurazioni non verranno fornite, verrà concesso il permesso di ricorrere in appello e poi ci sarà un’udienza di appello», si legge in una sintesi della sentenza diffusa dalla Bbc.

«La Federazione nazionale della Stampa italiana è sempre stata e sempre sarà al fianco di Julian Assange, che rappresenta nel mondo un pilastro della libertà di informazione», ricorda Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.

«Se Assange fosse estradato – incalza – non ci sarebbe speranza per la libertà di stampa e per il sacrosanto diritto-dovere di informare i cittadini. Per questo ci auguriamo che il fondatore di Wikileaks sia protetto dall’Europa intera».

Assange, 52 anni, sta combattendo una lunga battaglia legale per evitare di essere estradato negli Stati Uniti e affrontare lì un processo per aver pubblicato, a partire dal 2010, circa 700mila documenti militari e dispacci diplomatici riservati di Washington. Dal 2019 è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra senza essere stato sottoposto a un processo. Sulla sua testa pendono negli Stati Uniti 18 capi di imputazione e una possibile condanna a 175 anni di carcere per violazione del National Espionage Act, la legge sullo spionaggio americana, che risale al 1917.

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