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La criminalità organizzata e comune di origine straniera

Piero Innocenti il . Criminalità, Forze dell'Ordine, Internazionale, Mafie, SIcurezza

Poco più di 23 anni fa, esattamente nel dicembre 2000, il Consiglio Superiore della Magistratura, riferendosi alle organizzazioni criminali straniere attive nel nostro Paese ed in particolare a quelle di matrice albanese, cinese, nordafricana, riteneva inappropriata la definizione di “nuove mafie” o di “mafie straniere” non ravvisando in esse “le caratteristiche di stabilità organizzativa, di indissolubilità del vincolo associativo, di sistematica e diffusa forza intimidatrice e di omertà esterna che sono i connotati tipici dell’associazionismo mafioso”.

Appena tre mesi prima, il Ministro dell’Interno aveva presentato un rapporto alla Camera dei Deputati di tutt’altro tenore con un capitolo intitolato Le nuove mafie dedicato alla criminalità albanese, russa, nigeriana, cinese, rumena e montenegrina.

Le diverse valutazioni su un tema cosi delicato andarono avanti per un paio di anni fino a quando, nel gennaio 2003, la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) inoltrava alla Commissione parlamentare antimafia una nota con cui segnalava come in sede giudiziaria si stesse applicando l’art.416 bis c.p. (“Associazioni di tipo mafioso anche straniere”) a organizzazioni criminali straniere, in particolare a quelle albanesi e cinesi.

Un orientamento che negli anni seguenti si è andato affermando con sentenze di condanna passate in giudicato che hanno riconosciuto le connotazioni mafiose alla criminalità albanese, a quella nigeriana e cinese.

L’elemento caratterizzante delle organizzazioni criminali e mafiose straniere è la stanzialità, ossia l’insediamento stabile nel nostro paese, in particolare nel centro e nel nord dove hanno trovato forme di convivenza anche con esponenti delle mafie italiane.

Non è semplice individuare le cause che hanno spinto i criminali stranieri a ritenere “attraente” (“appetibile” come scrisse la Commissione parlamentare a antimafia nella relazione del 2018) la loro permanenza in Italia anche se le attività svolte come il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, il contrabbando di sigarette, possono essere addirittura considerate “meritorie” in quanto, come noto, con una direttiva comunitaria del 2014, i proventi stimati contribuiscono alla ricchezza nazionale facendo lievitare il Pil di qualche punto.

Per non parlare dei trafficanti di migranti che si considerano anche “imprenditori”, come ebbe a dichiarare un mercante turco ad un giornalista asserendo “di dare una risposta alla fame di alcuni ed al bisogno di manodopera di altri, e poiché l’Europa non offre sponde legali all’immigrazione, ne costruisco di illegali”.

Considerato, poi, che l’Istat calcola in poco più di 59 milioni residenti la popolazione italiana e che il numero degli stranieri presenti in Italia rappresenta l’8% circa della popolazione totale, ne deriva che il tasso di delittuosità degli stranieri sembrerebbe essere di molto superiore a quello degli italiani. Non va neanche sottovalutato che la perdurante incapacità di garantire idonee forme di integrazione sociale, contribuisce al consolidamento di una popolazione di immigrati residenti con reddito bassissimo, spesso arruolati nelle compagini criminali etniche e locali.

Ogni tipologia di crimine è divenuta, con il passare degli anni, una specie di “monopolio naturale” di alcune organizzazioni straniere come si può rilevare sul mercato degli stupefacenti con marocchini e albanesi coinvolti con maggiore frequenza nel traffico/spaccio di cocaina, i cittadini tunisini con l’eroina, i marocchini con una netta predominanza nel commercio di hashish mentre per le droghe sintetiche spiccano i filippini e, a distanza, i cinesi.

In tema di criminalità comune, in particolare predatoria, dei reati contro il patrimonio, occupano un posto di rilievo gli albanesi che spesso agiscono in piccoli gruppi o isolatamente. Ricordo di un episodio, molti anni fa, di un albanese, con visto turistico, arrestato dai poliziotti, in seguito ad alcuni furti nelle abitazioni di alcune cittadine dell’Adriatico che, con grande tranquillità, disse di venire nel nostro paese con buona frequenza per la facilità di rubare e per i pochi rischi che si correvano.

Di certo, negli ultimi venti anni si è notevolmente intensificata e rafforzata la presenza della criminalità straniera in Italia determinando, così, cambiamenti strutturali nel panorama criminale italiano, un fenomeno tutt’altro che concluso.

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