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C’è un giudice in Colorado

Antonio Di Bella il . Costituzione, Diritti, Giustizia, Internazionale, Istituzioni, Politica

“Nessuna persona potrà essere senatore o rappresentante al Congresso, o elettore del Presidente e del Vicepresidente, o ricoprire qualsiasi carica, civile o militare, sotto gli Stati Uniti o sotto qualsiasi Stato, se, avendo precedentemente prestato giuramento, come membro del Congresso, o come funzionario degli Stati Uniti, o come membro di qualsiasi legislatura statale, o come funzionario esecutivo o giudiziario di qualsiasi Stato, di sostenere la Costituzione degli Stati Uniti, abbia intrapreso un’insurrezione o una ribellione contro la stessa, o abbia dato aiuto o conforto ai suoi nemici. Ma il Congresso può rimuovere tale incapacità con il voto dei due terzi di ciascuna Camera”.

Questa è la sezione 3 del 14 esimo emendamento citata dalla Corte suprema del Colorado per giudicare incandidabile Donald Trump nelle imminenti primarie dello stato americano.

È un articolo ratificato nel 1868 per evitare strascichi della guerra civile che secondo i giudici può e deve applicarsi anche all’insurrezione che ha portato all’assalto alla Casa Bianca per rovesciare la legittima vittoria del presidente Biden. Insurrezione di cui Trump è giudicato promotore.

Attenzione, la corsa di Trump non è certo finita con questo verdetto. Il suo team di legali ha già avanzato ricorso alla corte suprema federale valutando che la legge si riferisce a un funzionario e non a un presidente. E se la corte del Colorado è a maggioranza democratica quella federale è a schiacciante maggioranza conservatrice (6 a 3). Molto verosimile che il verdetto del Colorado venga quindi ribaltato.

È tuttavia un inciampo che potrebbe ripetersi in altri stati e gettare della sabbia in un meccanismo elettorale che sembrava fino ad oggi inarrestabile.

Se la stragrande maggioranza degli elettori repubblicani voterebbe Trump anche se fosse condannato un venti per cento comincia ad avere qualche dubbio. E nel sistema politico americano alcuni voti pesano più di altri. Quelli dei grandi finanziatori che potrebbero cominciare a dirottare i propri finanziamenti su un “cavallo” più affidabile di Trump.

È il caso del numero uno della JPMorgan che ha pubblicamente dichiarato il suo appoggio alla candidata alternativa Niki Halley ex ambasciatrice all’Onu di origini indiane. E non è un caso che la Halley stia risalendo nei sondaggi insidiando il governatore della Florida Ron De Santis al secondo posto dietro a Trump.

Tutto è ancora aperto. Molto conterà il giudizio dei giudici conservatori che potrebbero dire basta alle ripetute violazioni della legge da parte di un Trump ormai fuori controllo.

L’ultima sua dichiarazione sugli immigrati che, testuale, avvelenano il sangue degli Stati Uniti ricalca fedelmente il concetto nazista di “blut und boden” sangue e suolo.

E di fronte alle critiche il marito di Melania (sempre silente) ha potuto solo dire: “ma io il Mein Kampf non l’ho nemmeno letto”.

Quel che è certo è che la campagna per la Casa Bianca sarà piena di colpi di scena e nulla a questo punto è scontato.

Fonte: Articolo 21

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