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Umanità dispersa

Rocco Artifoni il . Cultura, Diritti, L'analisi, Migranti, Società

Sono disperse nell’oceano Atlantico 5 persone ricche che erano a bordo di un sommergibile. Sono disperse nel mare Mediterraneo 500 persone povere che erano a bordo di un peschereccio.

I ricchi stavano facendo un viaggio turistico al costo di 250.000 dollari a testa. I poveri si erano indebitati di migliaia di euro per imbarcarsi nel tentativo di sfuggire alla miseria e alle violenze.

Dieci navi e diversi robot sottomarini stanno cercando i 5 turisti in fondo all’oceano. Per i 500 poveri si attende che eventualmente il mare restituisca i corpi.

Non è vero che la morte è una livella. Prima di morire si può tentare l’impossibile o invece ritardare i soccorsi, o persino voltarsi dall’altra parte, facendo finta di non vedere.

Anche il racconto del tempo delle morti può essere assai diverso. C’è l’attesa speranzosa che diventa quasi il sequel di un film famoso e c’è la tragedia che a caldo commuove per poi ricadere nell’oblio, che ovviamente riemergerà nel prossimo naufragio.

Sicuramente diversi saranno i funerali e per alcuni non ci saranno nemmeno le esequie, poiché non ci saranno fisicamente i corpi e nemmeno la certezza che si trovassero sul peschereccio affondato.

Di quelli ricchi si viene a sapere tutto, degli altri si sa e si saprà assai poco. Persino le biografie non sono mai egualitarie. Anche i lasciti e le successioni ereditarie non saranno simili per le famiglie dei 5 e dei 500 dispersi.

E poi ci siamo noi, spettatori dal molo televisivo, magari un po’ invidiosi dei grandi ricchi che si possono permettere viaggi inimmaginabili e un po’ indifferenti verso i tanti poveri che rischiano di morire per cercare una vita un po’ più degna di essere vissuta.

Siamo così irragionevoli che vogliamo curiosare negli abissi dell’oceano e non siamo capaci di colmare gli abissi dell’ingiustizia. C’è un’umanità dispersa, che dovremmo andare a cercare.

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