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Sulla riforma fiscale la Banca d’Italia bacchetta il Governo

Rocco Artifoni il . Costituzione, Diritti, Economia, Istituzioni, Politica

“Non si possono fare le nozze con i fichi secchi”: si potrebbe riassumere con questa vulgata popolare il progetto del Governo sulla riforma tributaria. O almeno questa è l’impressione che si ricava dall’audizione di Giacomo Ricotti, capo del servizio assistenza e consulenza fiscale della Banca d’Italia, nella Commissione Finanze della Camera il 18 maggio scorso.

Nella parte iniziale della sua relazione sul disegno di legge delega al Governo per la riforma fiscale, presentato dal ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, Ricotti mette subito le cose in chiaro: “Il principale tra i vincoli di contesto, come più volte ricordato in passato dalla Banca d’Italia, è quello derivante dall’elevato peso del nostro debito pubblico. Esso impone la necessità di conseguire e mantenere nel tempo significativi avanzi primari, per cui a fronte di qualsiasi riduzione nelle entrate pubbliche vanno individuate coperture adeguate, strutturali e credibili.”

Subito dopo il rappresentante della Banca d’Italia si pone il principale problema del sistema tributario italiano, cioè l’evasione fiscale. Ricotti condivide la possibilità di una riduzione delle tasse, ma con una precisa impostazione: “La prima redistribuzione del prelievo è quella che dovrà avvenire attraverso il contrasto all’evasione; questo fenomeno, oltre che inaccettabilmente iniquo, distorce la concorrenza tra imprese e sottrae risorse che potrebbero essere utili anche ad alleggerire il carico tributario dei contribuenti in regola”.

Entrando nel merito della riforma fiscale ipotizzata dal Governo, il dirigente della Banca d’Italia affronta in modo diretto la questione attualissima della cosiddetta “flat tax”, che “rappresenterebbe un unicum tra i sistemi in vigore nelle maggiori economie avanzate: è stato adottato in prevalenza da economie in transizione o in via di sviluppo, con una contenuta pressione fiscale e sistemi di welfare di dimensione limitata”. In altre parole, per il sistema economico dell’Italia la tassa piatta risulterebbe uno strumento inadatto.

In particolare, Giacomo Ricotti sottolinea l’insostenibilità della tassazione proporzionale: “Restano aspetti non del tutto chiariti in tema di tassazione personale. Il modello prefigurato dalla delega come punto di arrivo – un sistema ad aliquota unica insieme a una riduzione del carico fiscale – potrebbe risultare poco realistico per un paese con un ampio sistema di welfare, soprattutto alla luce dei vincoli di finanza pubblica; comunque ne andranno attentamente valutati gli effetti redistributivi.”

Infatti, è evidente il rischio che il sistema tributario diventi più iniquo: “La sfida sarà tradurre in pratica i principi cui si ispira la delega tenendo insieme i vincoli di bilancio pubblico, l’equità orizzontale e verticale. Nelle more dell’introduzione della flat tax, l’estensione dei regimi sostitutivi potrebbe ridurre l’equità del sistema.”

Non c’è soltanto il problema della diminuzione delle entrate per la tassazione dei redditi, ma anche l’insufficiente apporto della principale imposta sui consumi, cioè l’IVA. Ricotti sottolinea: “In tema di evasione e frode dell’IVA, l’Italia, pur con recenti progressi, continua a essere lo Stato UE con il maggior compliance gap in valore assoluto. Su questo piano, il DDL non contempla misure specifiche.”

Ancora sull’IVA il delegato della Banca d’Italia segnala “le distonie tra quadro nazionale e dell’Unione Europea” e soprattutto afferma che “gli interventi contemplati nel DDL appaiono in parte slegati da una logica complessiva di riforma, che assuma un carattere trasversale rispetto ai diversi ambiti dell’imposta suscettibili di revisione e ammodernamento.”

Inoltre, non poteva mancare un riferimento all’aggiornamento delle rendite catastali degli immobili: “Su questo punto il DDL non interviene, mentre sarebbe necessario rivedere e aggiornare tali valori, che tra l’altro influiscono sulla determinazione non solo dell’Irpef, ma anche di altre imposte (Imu, registro, successioni e ipocatastali).”

In qualche passaggio ci sono anche apprezzamenti sul contenuto della delega fiscale, ma si tratta in genere di interventi di dettaglio: “Molte delle misure appaiono estremamente puntuali, essendo volte anche a risolvere incoerenze sistematiche, modernizzare istituti ormai obsoleti e renderne altri conformi a consolidati orientamenti giurisprudenziali o a principi condivisi in ambito internazionale”.

Nell’audizione in Commissione Finanze il capo servizio della Banca d’Italia ha analizzato in dettaglio alcuni aspetti tecnici dei tributi, ma non ha nascosto i dubbi e le perplessità sulle modifiche che il Governo vorrebbe introdurre nell’attuale sistema fiscale: “da ultimo, ma non meno importante, si richiama la necessità che la delega trovi le opportune coperture. Molti degli interventi prefigurati comporteranno perdite di gettito.”

La valutazione finale di Giacomo Ricotti resta sostanzialmente critica: “Va in conclusione ricordato come, stanti i vincoli di finanza pubblica, l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di pervenire a una diversa ripartizione del prelievo complessivo. Sotto il profilo dell’equità ciò significherebbe ridurre il prelievo sui contribuenti in regola recuperando risorse con il contrasto all’evasione.”

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