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Arresti per ‘ndrangheta, il Comune di Rho (MI) si costituisce parte civile

Avviso Pubblico il . Brevi, Istituzioni, Lombardia, Mafie, Politica, Società

In seguito agli arresti messi in atto la mattina del 22 novembre scorso nell’ambito dell’inchiesta “Vico Raudo”, è emerso come la ‘ndrangheta abbia nuovamente diffuso la sua presenza sul territorio cittadino. L’azione della Divisione distrettuale antimafia, coordinata dal magistrato Alessandra Dolci, ha posto un freno a questo fenomeno ma occorre tenere alta la guardia.

Sul proposta del Sindaco Andrea Orlandi, grazie alla delibera approvata dalla giunta in data 13 dicembre 2022, il Comune di Rho ha deciso formalmente di costituirsi parte civile nel procedimento penale 12104/2020 R.G.N.R. N. 6301/2020 R.G.G.I.P.

Le 49 ordinanze cautelari sono state emesse dal GIP del Tribunale di Milano, su richiesta del Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di vari soggetti indagati per i reati di associazione di tipo mafioso, nonché per traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto illegale di armi aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa nonché per il reato di intestazione fittizia di beni.

Hanno svelato la ricostituzione di una struttura territoriale di  ‘Ndrangheta, denominata “Locale di Rho”, già oggetto dell’indagine “Infinito” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nel  2010. L’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile di Milano, ha permesso di chiarire come la criminalità avesse ripreso il controllo del territorio di Rho attraverso una serie di intimidazioni e atti di natura estorsiva consistenti nel far appiccare incendi ad autovetture, esercitare violenze fisiche e minacce, assicurandosi anche il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti.

La giunta comunale, come anticipato durante la serata organizzata dalla Commissione Legalità e Antimafia con l’Assessorato alla Legalità e dedicata alla lotta alla mafia, che ha visto protagonista proprio il pm Alessandra Dolci, il giornalista Mario Portanova e il ricercatore Mattia Maestri, ha valutato come il notevole impatto mediatico a livello locale e nazionale sia risultato lesivo dell’immagine del Comune stesso, del turismo e delle attività produttive a esso collegate, data l’inevitabile associazione della vicenda al Comune di Rho e alla sua cittadinanza.

Considerato che tra le priorità della presente Amministrazione vi è quella di affermare, in maniera forte e decisa, la cultura della legalità e la volontà di combattere tutti i fenomeni di criminalità organizzata e in particolar modo di quelli di mafia e ‘ndrangheta, come testimoniato dall’adesione sin dall’anno 2013 all’associazione denominata “Avviso Pubblico”, che mette in rete oltre 450 enti locali impegnati in progetti di formazione civile contro le mafie, e dalle numerose iniziative rivolte alla cittadinanza sul tema – spiega la Giunta Orlandi – Abbiamo deciso all’unanimità la costituzione in parte civile del Comune di Rho nei confronti di tutti i soggetti per i quali verrà pronunciata richiesta di rinvio a giudizio all’esito delle indagini preliminari, ritenendo che il Comune stesso sia parte offesa e soggetto danneggiato, pronto a chiedere il risarcimento dei danni anche morali subiti direttamente o indirettamente”.

Gli uffici stanno compiendo tutti i passaggi necessari. L’atto formale sarà possibile soltanto in sede di udienza preliminare. Il Comune di Rho, quale persona offesa dal reato, nominerà un proprio difensore al fine di esercitare i diritti attribuiti alla persona offesa anche nella fase delle indagini preliminari.

Abbiamo voluto fortemente costituirci parte civile nel processo sulla Locale di Rho – ribadisce il Sindaco Andrea Orlandi – Tale costituzione, non scontata, nasce per dare un segnale di distanza da quanto avvenuto e per ribadire che la nostra città non accetta queste logiche mafiose. Ma non si tratta solo di questo. Lo facciamo soprattutto per difendere il nome di Rho e di tutta la nostra comunità, fatta di migliaia di persone oneste che nulla c’entrano con quanto avvenuto e che non è giusto vedano il nome della loro città affiancato alla parola ‘ndrangheta. Infine, la cosa più importante è dare un messaggio a chi è vittima di queste situazioni: vogliamo esortarli, qualora si trovassero sotto minaccia o di fronte a richieste illegali, ad avere la forza di denunciare quanto sta loro accadendo, sapendo che noi istituzioni ci siamo e siamo al loro fianco“.

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