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Il marketing della guerra sta corrodendo il dibattito democratico

Nico Piro il . Criminalità, Diritti, Informazione, Politica, SIcurezza, Società

Le “liste” di presunti fiancheggiatori della Russia che girano dall’inizio del conflitto mi mettono i brividi, sono un passo indietro per la democrazia italiana. Non hanno nulla di oggettivo, sono pericolose “messe all’indice” compilate in maniera assolutamente arbitraria dove ci si può ritrovare chiunque solo per aver espresso un’opinione diversa rispetto al bellicismo dominante.

Domenica il Corriere della Sera ne ha pubblicata una (l’ennesima) attribuendola al Copasir che ne ha poi smentito la “paternità”, una pubblicazione con tanto di “fotosegnalazioni” in prima pagina ma con l’aggiunta di strabismo. In contemporanea lo stesso quotidiano difendeva il diritto del conduttore di uno show televisivo ad andare sulla Piazza Rossa con ospiti putiniani veri. Sarà per via del fatto che l’editore del Corriere è anche quello della televisione in questione? Misteri delle liste.

Altrettanto perfetto è il coro del PUB, il Pensiero Unico Bellicista, quello che dal primo giorno del conflitto non solo punta ad andare “in onda” a reti unificate (chiedono più guerra affinché la guerra finisca) ma toglie anche dignità a chiunque chieda pace o esprima dissenso. Il PUB nella sua caccia ai pacifisti funge anche da arma di distrazione di massa. La colpa, secondo gli opinionisti con l’elmetto, sarebbe di chi chiede pace perché in realtà sono schierati con la Russia – ci spiegano – nessuno però che ricordi gli anni della politica italiana pro-Cremlino dove c’era persino il “lettone di Putin”. I personaggi della lista Corriere non li conosco (con l’eccezione di Giorgio Bianchi, di nome). Non li seguo. Non difendo i singoli, difendo un principio.

A Orsini ho dedicato due pagine del mio ultimo libro “Maledetti Pacifisti – Come difendersi dal marketing della guerra” criticandolo, perché lo trovo funzionale alla narrazione bellicista. Le liste sono sbagliate a priori salvo quelle emesse in terzo grado da un tribunale. Delle liste non puoi gioire nemmeno se dentro c’è qualcuno che ti sta antipatico.

Queste liste poi in ultima istanza adombrano il tradimento, una roba grave, a volte con la “frase putiniani d’Italia” altre volte con la qualificazione di “putinwafer” (o come si scrive) un forbito “aunnaganà” da ivy league. E’ un passaggio pericoloso perché si rischia così di aizzare l’odio mettendo a rischio persino l’incolumità dei singoli. Io personalmente, come altri, sono bersaglio di una campagna perenne sui social prima per le posizioni sui migranti, poi per il mio racconto del conflitto afghano infine per la mia battaglia per la pace in tempi di Pensiero Unico Bellicista. Una valanga quotidiana di insulti, accuse, insinuazioni e “sabotaggio” al dibattito che provo ad aprire o alle informazioni che provo a dare.

Eppure l’attenzione è a senso unico: tutti guardano alle interferenze putiniste. Io ritengo invece che ogni interferenza nel dibattito pubblico italiano sia da condannare, a partire dai social. Purtroppo gli analisti di dati sono tutti ossessivamente concentrati sulle “CyberZeta” cioè i presunti account gestiti dalla manina russa, di conseguenza posso solo fornirvi le miei impressioni, cioè dati empirici.

Spesso uso il termine #guerratroll per qualificare gli utenti che mi attaccano sui social. A chi mi riferisco? Sono profili che colpiscono con l’obiettivo di sabotre il dibattito sotto i miei thread, buttarla in rissa, diffondere discredito. Nel farlo usano un set di frasi standard (un vero e proprio copione da machine learning o da copia e incolla) tipo: “non volete la pace volete la resa dell’Ucraina” “lo dica a Putin” “Se la Russia si ferma la guerra finisce” “Putin non vuole trattare” ecc ecc.

Si tratta di profili per lo più silenti, inattivi da anni, salvo che per commentare non per pubblicare autonomamente. Oppure di profili creati negli ultimi mesi con attività e follower inesistenti. Sono i classici profili “a risveglio”, vengono messi in azione quando servono.

Curioso che molti di questi profili a lungo abbiano twittato su Milan e Inter o sul calcio in genere. Sono stati usati (da un’agenzia di PR o social media) per sostenere una campagna di marketing? E oggi vengono riconvertiti a PsyOps pro-guerra?

Sarebbe utile che qualcuno se ne occupasse nelle istituzioni.

Altri account invece esibiscono il tag “antifascista” nel profilo, non ne ho mai visti tanti di antifascisti su twitter (nemmeno nella vita reale!) come quelli che oggi chiedono guerra all’Ucraina: coincidenze o furbo posizionamento di mercato?

Ci sono giorni in cui mi attaccano account i quali – guarda caso –  in passato hanno rilanciato tutti la stessa “give away” cioè promozione di un certo brand hitech (di nuovo, c’era dietro un’agenzia di PR?).

Sono profili che dal calcio, dal tech, dal silenzio, dal “boh” all’improvviso cominciano a rilanciare massivamente tweet di esperti bellici usa-uk e di italici opinionisti con l’elmetto, cioè fanno da moltiplicatori delle stesse fonti.

Ci sono poi i profili dialoganti, il loro copione è gettare fango in maniera gentile, della serie “Io la seguivo quando si occupava di Afghanistan ma adesso” “Io la stimo ma da quando parla del PUB…”. Di solito se rispondi alle loro domande, gettano la maschera del dialogante e scatenano flames cioè risse on line. Questo genere di operazioni coordinate vanno a strascico cioè alla fine riescono anche a fomentare utenti in carne ed ossa (non account fake) che spesso – in buona fede – si comportano da troll cioè molestano, scatenano risse, fanno domande che sono provocazioni. Li chiamo #guerratroll per distinguerli dai #fasciotroll  cioè quei profili troll che mi attaccavano prima se parlavo di migranti o difendevo le norme di prevenzione covid (tutti profili quelli che esibivano loro posizionamento verso la destra estrema, da qui la mia definizione).

Insomma io non sono un esperto, non mi sbilancio, metto insieme dati empirici (frutto dell’osservazione) dico solo che il fenomeno dei guerratroll è talmente evidente che forse meriterebbe un’attenzione mirata, proprio in nome di quella integrità della conversazione pubblica italiana che dobbiamo difendere da OGNI interferenza. Senza fare liste chiaramente ma agendo dove se ne trovino le prove.

O sbaglio?

Fonte: Articolo 21

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Maledetti pacifisti

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