NEWS

“Enigma Palermo” tra paura e futuro, quando il cambiamento si fa storia

Leoluca Orlando, Constanze Reuscher il . Cultura, Diritti, Politica, Sicilia, Società

Ancora oggi i palermitani lo chiamano U Sinnacu. In questo dialogo serrato con Constanze Reuscher, Leoluca Orlando ripercorre la sua storia e quella della città simbolo della lotta alla mafia e della rinascita civile, offrendo una riflessione lucida e critica sull’attuale situazione politica e sulle prospettive del Sud in Europa.

In accordo con gli autori e per gentile concessione di Rizzoli Libri, Libera Informazione è lieta di pubblicare un abstract dal nuovo libro di Leoluca Orlando e Constanze Reuscher, intitolato “ENIGMA PALERMO. La politica, la paura, il futuro. Storia di una città e del suo sindaco”.


Cap. 16

Resistere ai sovranisti

Nel settembre 2021 Heinrich Bedford-Strohm, vescovo luterano e all’epoca presidente del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca, ha celebrato a Palermo la messa della domenica, trasmessa in Germania sulla tv pubblica in diretta. Proprio come in Italia viene trasmessa quella del papa.

A fare da proscenio all’altare, sistemato sul tetto della loggia di San Bartolomeo, il porto di attracco delle navi da crociera e commerciali ma anche della Sea-Watch, la nave di una ong tedesca impegnata nei soccorsi dei migranti in mare. Accanto al vescovo un ragazzo, Malik, fuggito dalle violenze del suo Paese di nascita e salvato nel Mediterraneo, e che ora vive e lavora a Palermo. Con questa sua iniziativa Bedford-Strohm ha voluto evidenziare l’importanza delle operazioni di salvataggio nel mar Mediterraneo.

Nell’omelia ha parlato di Palermo come città aperta, tollerante e accogliente, di una città che ha avuto coraggio di liberarsi dall’oppressione delle mafie, che riconosce un pericolo in Cosa nostra e non nei migranti. L’omelia ha mandato un chiaro messaggio: salvare vite umane in mare non è soltanto previsto dalle convenzioni internazionali, ma è un dovere morale per ogni persona. Bisogna affrontare la questione delle migrazioni di massa, tenendo conto della sua dimensione umanitaria e creando condizioni di pacifica convivenza, un dato strutturale che non può essere affrontato secondo logiche di emergenza.

E così i nostri rispettivi percorsi di impegno per i migranti si sono incrociati.

Avevo conosciuto Bedford-Strohm nel 2019. Era a Palermo per seguire il lavoro della ong tedesca Sea-Watch. Il vescovo ha dedicato molto del suo impegno alle organizzazioni di salvataggio e accoglienza, moralmente ma anche economicamente, e gli ha procurato aspre critiche da parte di alcuni fedeli e di diversi politici.

Ci siamo riconosciuti nei nostri valori: io cattolico, lui protestante. Ha confessato di essere rimasto colpito per aver trovato in Italia un sindaco che la pensasse come lui, in quella estate 2019, politicamente dilaniata sul fronte umanitario. Soltanto due settimane dopo ero al Kirchentag, la grande convention annuale dei protestanti, a Dortmund. L’incontro centrale il vescovo l’aveva dedicato all’immigrazione. Eravamo sul palco della Dortmunder Westfalenhalle, arena con quindicimila posti. È stata una profonda emozione trovare una folla che applaudiva, e non il silenzio e l’ostilità che ho spesso subito.

Stava infatti arrivando al culmine lo scontro con Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno. Il 29 giugno la nave guidata dalla giovane comandante tedesca Carola Rackete, dopo diciotto giorni di attesa al largo con quarantadue migranti rimasti a bordo, ha forzato il blocco del porto disposto dal governo. La comandante è stata arrestata sulla passerella di sbarco ma poi scagionata da ogni accusa il 23 dicembre 2021.

Venne sancito che «l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro». Così, infatti, dispongono espressamente l’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, definita a Montego Bay nel 1982, e altri accordi internazionali quali la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare conclusasi a Londra nel 1974, e la Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, detta «di Amburgo» del 1979.

Già all’inizio del 2019 mi ero con forza opposto al decreto Salvini che privava le persone straniere, da un giorno all’altro, del diritto di ottenere il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, impedendo loro di risiedere o continuare a risiedere in Italia e, quindi, di potere usufruire dei servizi pubblici e di affittare casa e avere lavoro con regolari contratti. Quel decreto faceva piombare in una condizione di illegalità migliaia di persone ed era in contrasto con i diritti costituzionali e le convenzioni internazionali.

Avevo deciso di agire nell’ambito delle mie competenze, quelle di un sindaco. Ho disposto di dare un certificato anagrafico di residenza a tutti gli stranieri colpiti dal decreto Salvini. E il ministro ha subito dichiarato che avrebbe mandato l’esercito per bloccarmi. Ma a Palermo la mia scelta è stata condivisa da un flash mob di solidarietà dei cittadini che hanno invaso la piazza davanti al municipio.

E le ripetute minacce del ministro nei confronti di sindaci e funzionari comunali hanno provocato paura. Io comunque ho deciso di firmare quei certificati di residenza personalmente, per non esporre a rischio i dipendenti comunali. Ho sfidato Salvini a denunciarmi alle autorità giudiziarie se era veramente convinto dell’illegittimità di quegli atti. Non sono mai arrivati per fermarmi né l’esercito né i magistrati. Una sola collega, a quanto mi risulta, ha subito fatto come me: la sindaca di Crema, Stefania Bonaldi. Dopo qualche mese, si sono uniti a noi altri sindaci.

La magistratura ordinaria e la Corte Costituzionale hanno poi censurato in più parti i decreti Salvini. In particolare, i giudici hanno dichiarato illegittimi gli atti di diniego di quelle residenze, adottati da parte di alcuni sindaci, preoccupati per le minacce di Salvini.

A ottobre ci siamo ritrovati con Bedford-Strohm al Teatro Massimo per la prima dell’opera lirica Winter Journey di Ludovico Einaudi, con la regia di un grande palermitano come Roberto Andò, che racconta il dramma di un migrante africano. Avevo voluto conferire al vescovo protestante la cittadinanza onoraria, accolta da lui con estrema emozione. C’era con noi don Corrado Lorefice, l’arcivescovo di Palermo. Mentre il Paese era investito dalla deriva salviniana, noi vivevamo anche così la nostra resistenza ai sovranisti.

Pochi mesi dopo ero su una speciale nave, una piccola chiesa galleggiante nel grande porto di Amburgo. Con Bedford-Strohm abbiamo presentato United4Rescue, una neonata organizzazione che coinvolge centinaia di Comuni, associazioni della società civile, aziende, ong, singole persone, con l’obiettivo di organizzare progetti di inclusione e di finanziare le navi di salvataggio. Per la società civile tedesca e molti politici è un dovere farlo, non un reato. Me lo ha confermato lo stesso giorno il sindaco di Amburgo, Peter Tschentscher, socialdemocratico, che ho incontrato nel municipio.

Ho trovato sostegno e coraggio da questi incontri che mi hanno permesso di vivere in quel periodo anche singolari momenti di leggerezza, di chi non è sempre considerato colpevole per il proprio impegno umanitario.

Anche Johannes von Dohnanyi ha questo ruolo. Lui, giornalista, è figlio di Klaus, storico sindaco di Amburgo degli anni Ottanta. Johannes era venuto la prima volta a Palermo nel 1985. In quell’estate la mafia aveva lasciato una scia di sangue. Erano stati uccisi i poliziotti Beppe Montana, Roberto Antiochia e Ninni Cassarà, mio collega di studi all’università.

Johannes entra nel mio studio pieno di fasti a Palazzo delle Aquile. Alto, magro, biondo, jeans e maglietta. Mi saluta e, prima di sedersi, a bruciapelo mi dice: «Lei sa, signor sindaco, come la chiamano i carabinieri? Un cadavere ambulante!». Al termine dell’intervista aggiunge: «Ho l’impressione di aver parlato con un pazzo». In quel momento nasce una profonda amicizia.

A febbraio 2020 Johannes è tornato a Palermo ancora una volta, in occasione della cittadinanza onoraria alle ong Mediterranea Saving Humans, alla Sea-Watch e ai pescatori siciliani, Carlo e Gaspare Giarratano, per aver salvato tutti vite umane nel Mediterraneo. Era anche la data di ricorrenza dell’inizio del primo maxiprocesso nel 1986.

Nella sua laudatio ha collegato la tragedia delle tante vittime nella Palermo dominata dalla mafia alla tragedia dei migranti morti nel Mediterraneo e alla memoria delle vittime del nazifascismo. Tra loro anche suoi antenati entrati nella storia della Germania, il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, e il nonno Hans von Dohnanyi, entrambi tra i pochi tedeschi che hanno opposto seria resistenza al regime nazista. Sono stati impiccati, in esecuzione di uno degli ultimi ordini personali di Hitler il 9 aprile 1945, pochi giorni prima della resa della Germania, isolati dalla grande indifferenza della società e delle Chiese del tempo.

Ho avuto conferma della mia convinzione di una forte similitudine tra le violenze nazifasciste e la strage continua nel Mediterraneo. E temo che un giorno qualcuno ci chiederà conto della nostra indifferenza.

Abstract: Leoluca Orlando, Constanze Reuscher, “ENIGMA PALERMO. La politica, la paura, il futuro. Storia di una città e del suo sindaco”, Rizzoli Libri, Milano 2023


Gli autori

Leoluca Orlando, giurista, è stato per ventidue anni in diverse tornate sindaco di Palermo, a partire dalla cosiddetta «Primavera di Palermo» negli anni Ottanta. Fondatore del Movimento per la democrazia La Rete, è stato anche parlamentare regionale, nazionale ed europeo. Al centro delle sue attività politiche sono la lotta alle mafie e alla corruzione, il rispetto dei diritti fondamentali e umanitari e l’accoglienza dei migranti.

Constanze Reuscher è una giornalista tedesca e dal 1990 vive a Roma. È stata corrispondente del Gruppo Axel Springer e del quotidiano «Die Welt». Ha firmato numerosi documentari su temi italiani per la tv pubblica e la rete franco-tedesca Arte
e collabora oggi con diverse testate europee, oltre a partecipare da opinionista a programmi radio-televisivi italiani.



Enigma Palermo

Trackback dal tuo sito.

Premio Morrione

Premio Morrione Finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale. Si rivolge a giovani giornalisti, free lance, studenti e volontari dell’informazione.

leggi

LaViaLibera

logo Un nuovo progetto editoriale e un bimestrale di Libera e Gruppo Abele, LaViaLibera eredita l'esperienza del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio.

Vai

Articolo 21

Articolo 21: giornalisti, giuristi, economisti che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome).

Vai

I link