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Traffico di droga in carcere a Opera (MI), 30 tra arresti e fermi

Redazione il . Criminalità, Droga, Forze dell'Ordine, Lombardia, Mafie

Coinvolti parenti di detenuti, collegamenti con narcos in Spagna.

Traffico di sostanze stupefacenti, con vere e proprie piazze di spaccio, all’interno del carcere di Opera, con il coinvolgimento di familiari dei detenuti i quali, oltre a gestire l’ingresso di droga e di telefoni cellulari all’interno del penitenziario alle porte di Milano, avrebbero garantito il collegamento con esponenti di spicco di gruppi di narcotrafficanti attivi, in particolare, nei quartieri periferici capoluogo lombardo come la Barona, il Gratosoglio, la Comasina e Quarto Oggiaro, a Rozzano e poi a Pavia in Campania, in Emilia-Romagna con diramazioni anche in Spagna, specialmente a Malaga e Barcellona.

Sono trenta gli indagati oggi arrestati o fermati nell’ambito di una indagine della Dda milanese nella quale sono contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico, anche internazionale, di stupefacenti, riciclaggio, estorsione, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, commessi nel territorio Lombardo ed in Spagna.

Gli arresti sono stati eseguiti tra Milano e le province di Pavia, Varese, Sassari e Catania dai Carabinieri del Comando Provinciale e del Ros di Milano, e dalla Polizia Penitenziaria di Opera. Alcuni dei provvedimenti sono stati eseguiti in carcere e per 4 sono stati disposti i domiciliari.

L’inchiesta, coordinata dai pm Gianluca Prisco e Francesco De Tommasi, è stata condotta dagli agenti di Polizia Penitenziaria della casa di reclusione del Milanese.

Delle 30 persone arrestate, 22 sono destinatarie un’ordinanza di custodia cautelare del gip Livio Cristofano (18 in carcere e 4 ai domiciliari): tra questi alcuni sono detenuti e inoltre ci sono due donne. Il decreto di fermo dei pm, invece, riguarda 8 indagati. Come si legge in una nota firmata dal procuratore Marcello Viola, nel corso delle indagini sono stati sequestrati 240.000 euro in contanti e 329 chilogrammi di sostanze stupefacenti.

I provvedimenti eseguiti oggi, e dai quali emerge che gli indagati in tutto sono circa 90 e i capi di imputazione oltre 150, sono l’esito di accertamenti incrociati a partire dal 2019. Le indagini, oltre a ricostruire una rete dedita al traffico di stupefacenti all’interno dell’istituto milanese, a partire dal settembre 2021 hanno consentito di individuare due gruppi criminali.

Uno operativo nelle case Aler di Rozzano, con attività di cessione, importazione, trasporto e vendita di quantitativi, anche ingenti, di cocaina, hashish e marijuana. In questo contesto è emersa la figura di due donne che, oltre a custodire la sostanza in cassette di sicurezza installate nelle proprie abitazioni, riciclavano i proventi illeciti facendoli accreditare su carte Postepay a loro intestate.

Il secondo a Milano, in zona Sempione, attivo nel traffico internazionale di hashish e marijuana e con una base nella città spagnola di Badalona, dove viveva un componente del gruppo. Si tratterebbe di un addetto al trasporto della droga a bordo di mezzi dotati di vani nascosti ad apertura elettronica e riconducibili ad una ditta di logistica creata ad hoc.

Nel corso dell’inchiesta, come si evince dall’ordinanza, i gruppi criminali accertati sono 7, tra cui quello nel quartiere milanese della “Barona” con le sue due piazze di spaccio , rispettivamente, nella zona delle case popolari e presso un centro commerciale.

Gli indagati potevano anche contare su diverse armi da fuoco custodite, per conto dei vertici dell’associazione, anche all’interno di locali pubblici. Aldilà del volume di droga movimentata e smerciata, è stato appurato che, per eludere i controlli e le intercettazioni, il gruppo si è articolato in sottostrutture le cui reciproche comunicazioni avvenivano con telefoni criptati o tramite il “passaparola”.

Fonte: Ansa, Lombardia


Guarda il video dell’operazione della Polizia Penitenziaria

Fonte: Polizia Penitenziaria


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