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#EndImpunity, Ifj: «Basta negligenza giudiziaria, abusi legislativi e cecità dei governi»

Fnsi il . Brevi, Criminalità, Giustizia, Informazione, Internazionale, Società

Sono 35, secondo i dati della Federazione internazionale dei giornalisti, gli operatori dei media uccisi nel 2021 mentre svolgevano il loro dovere. Sui social media, i giornalisti, in particolare le donne e coloro che rappresentano minoranze etniche o razziali, sono costante oggetto di campagne denigratorie e di attacchi che hanno l’obiettivo di imbavagliarli. Minacce di morte, minacce di stupro, abusi razzisti, hanno portato molti reporter a tacere, per non parlare del danno psicologico che tali attacchi lasciano al giornalista preso di mira.

In tutto il mondo i giornalisti vengono regolarmente attaccati mentre sono sul campo per documentare quello che accade, le loro attrezzature vengono distrutte, le loro famiglie sono minacciate. Sono i giornalisti investigativi, di solito, a pagare il prezzo più alto per il loro lavoro.

Solo in un caso su 10 l’assassinio di un giornalista è oggetto di un’indagine adeguata.

In occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, il 2 novembre 2021, la campagna dell’Ifj si concentra in particolare su 5 Paesi: Afghanistan, Kosovo, Messico, Somalia e Yemen.

In Afghanistan, il 2021 è stato l’anno più devastante per i giornalisti. Mentre il nuovo regime dei talebani consolida il potere, gli operatori dei media sono stati presi di mira direttamente, dalla capitale Kabul alle regioni di confine. Tra il 2010 e il 2021, 87 giornalisti afgani sono stati uccisi nell’esercizio delle loro funzioni e, solo nel 2021, 13 giornalisti e operatori dei media hanno perso la vita. Solo 5 di questi casi sono stati risolti.

In Kosovo, 19 dei 20 giornalisti serbi e albanesi scomparsi all’indomani della guerra balcanica rimangono irrisolti. Inoltre il 2021 ha visto un’escalation di attacchi contro i lavoratori dei media e il Paese ha uno dei più alti tassi di impunità in Europa.

Il Messico resta uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti. I crimini contro gli operatori dell’informazione messicani e le loro sparizioni sono emblematici della violenza sistemica che è scaturita dalla guerra alla droga. La Ifj ha già documentato 7 omicidi nel 2021 e il livello di impunità nel Paese ammonta al 95%.

La Somalia continua ad essere uno dei Paesi più pericolosi dell’Africa. Dal 2010 sono stati uccisi 58 giornalisti, 18 nel solo 2012. Il livello di impunità rimane inaccettabilmente alto: solo 4 assassini sono stati puniti fino ad oggi. Nel 2021, la Ifj ha registrato 20 casi gravi di crimini contro i giornalisti, tra cui l’uccisione di un reporter nella regione del Puntland.

Nello Yemen 44 giornalisti sono stati uccisi tra il 2011 e il settembre 2021. Secondo l’affiliato della Ifj, il Sindacato dei giornalisti yemeniti (YJS), nessuno dei colpevoli è stato assicurato alla giustizia. E ogni giorno continuano a verificarsi detenzioni arbitrarie, aggressioni e minacce.

In Italia la situazione degli atti intimidatori contro i giornalisti viene monitorata dall’Osservatorio costituto presso il ministero dell’Interno insieme con la Fnsi e l’Ordine. Dall’ultimo monitoraggio, aggiornato al 31 luglio 2021, risultato 123 casi censiti, con un trend in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+19 per cento). Più della metà delle minacce arriva via web. E meno di un atto intimidatorio su cinque arriva dalla criminalità organizzata, mentre sono in crescita le minacce a sfondo socio-politico.

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