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I nigeriani primi anche nella tratta degli esseri umani e nella riduzione in schiavitù in Italia

Piero Innocenti il . Criminalità, Internazionale, Migranti, Società

Il recente focus (fine marzo 2021) sulla Tratta degli esseri umani in Italia redatto dal Servizio Analisi Criminale, articolazione interforze della Direzione Centrale della Polizia Criminale (Dipartimento della Pubblica Sicurezza), ci da lo spunto per alcune considerazioni su un fenomeno “senza confini che investe, da anni, anche il nostro Paese”.

Con l’aumento dell’immigrazione clandestina registrato almeno negli ultimi venticinque anni, si è andata sviluppando una crescente attenzione da parte degli apparati di law enforcement e dei ricercatori verso il fenomeno della tratta di esseri umani e delle organizzazioni criminali che lo gestiscono.

Un traffico che si sviluppa, in genere, dove ci sono guerre e povertà; è lì che ci sono uomini, donne e bambini comprati e venduti o, comunque, costretti ad emigrare. Povertà, guerre, schiavitù, se andiamo a vedere bene, abitano negli stessi paesi, sono quelli in cui vivono circa l’80% degli esseri umani che utilizzano solo il 7% della ricchezza totale.

Nella espressione “traffico internazionale di persone” sono ricomprese, di norma, due situazioni distinte e cioè il “traffico” (in Italia indicato “tratta”) finalizzato allo sfruttamento delle persone che ne sono oggetto (trafficking of human beings) e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (smuggling  of migrants) letteralmente “contrabbando di migranti”.

Nello smuggling l’attivazione del canale è parte dagli stessi migranti che disponendo di un capitale proprio o di persone che lo forniscono, si rivolgono ai trafficanti sapendo che questi sono in condizioni di garantire il “viaggio”. Nel trafficking, invece, le persone vengono reclutate dai criminali con la violenza, con il ricatto, con l’inganno e trasportate nei paesi per soddisfare la domanda di mercato, molto remunerativo, costituito dalla prostituzione, dal lavoro nero, dall’accattonaggio dei minori, dal commercio di organi umani, dallo spaccio di stupefacenti, dai furti.

Un fenomeno che non ha registrato flessioni nonostante ci siano norme che bandiscono schiavitù e pratiche analoghe anche in moltissimi accordi e convenzioni internazionali, alcune risalenti addirittura agli inizi del secolo scorso (sulla tratta delle bianche, del 18 maggio 1904).

La tratta degli esseri umani, dunque, è una realtà criminale che riguarda, da anni, anche il nostro paese come si sottolinea nel lavoro svolto dal Servizio Analisi Criminale, con i nigeriani i più attivi seguiti dai romeni, italiani e albanesi (non trascurabili, comunque, le denunce per trafficking di bulgari, ghanesi, serbo-montenegrini, pakistani, marocchini, bangladesi e cinesi).

Nel quinquennio 2016-2019 le persone denunciate/arrestate dalle forze di polizia per delitti collegati alla tratta di esseri umani sono state 688 per l’art.600 c.p. (Riduzione o mantenimento in schiavitù), 610 per l’art.601 (Tratta di persone) e 246 per l’art.602 (Acquisto e alienazione di schiavi), mentre nel 2020 le denunce censite sono risultate 254 (dato non consolidato).

Netta la prevalenza dei nigeriani (871) denunciati e/o arrestati per tali delitti nel periodo 2016/2019, seguiti dai romeni (245), dagli italiani (298), dagli albanesi (62). I nigeriani risultano anche nel  2020 quelli più denunciati per i delitti in questione con 144 segnalazioni (in diminuzione rispetto al 2019 quando se ne annotarono 214).

In generale, tuttavia, nel 2020 si è annotato una diminuzione rispetto agli ultimi quattro anni, delle segnalazioni riferite a persone denunciate/arrestate per i delitti sopra indicati ed anche per alcuni delitti che vengono indicati come “possibili indicatori” dell’esistenza della tratta di esseri umani come, per esempio, il favoreggiamento e/o lo sfruttamento della prostituzione (796 segnalazioni nel 2020, il valore più basso del quinquennio); la prostituzione minorile, art.600 bis del c.p. (116 segnalazioni, anche in questo caso il numero più basso degli ultimi anni); l’adescamento di minorenni, art.609 undecies c.p. (382,il valore più basso); l’impiego di minori nell’accattonaggio, art. 600 octies c.p. (solo 34 segnalazioni).

Le uniche eccezioni sono rappresentate dall’ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato (art.10 bis del testo unico sull’immigrazione, quello che comunemente viene indicato come reato di clandestinità) con 32.601 segnalazioni all’autorità giudiziaria nel 2020 rispetto alle 24.589 del 2019 (già più di 8mila in questo scorcio di 2021, alla data del 10 aprile), la detenzione di materiale pornografico (639 segnalazioni nel 2020 a fronte delle 425 del 2019) e la pornografia minorile (617 rispetto alle 425 del 2019).

Le stringate conclusioni (15 righe) del focus ricordano l’esigenza di quella “azione sinergica a livello globale” (non solo delle forze di polizia) verso un fenomeno criminale che, temo, è destinato ad  aumentare anche per i grandi cambiamenti che ci saranno nel contesto sociale mondiale per la pandemia.

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Tratta di esseri umani, focus del Viminale sul fenomeno

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