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Gasparri, la società di cybersecurity e la convocazione di Ranucci in Vigilanza Rai

Articolo 21 il . Informazione, Istituzioni, Politica, SIcurezza

Le anticipazioni dell’inchiesta di Report sulle attività private nella cybersicurezza del senatore Maurizio Gasparri sono già diventate un caso nazionale.

Nelle scorse settimane Gasparri si è scagliato ripetutamente contro Report, agitando la famosa carota in Commissione di Vigilanza Rai, quando però era già a conoscenza del servizio su di lui.

Per questo motivo il Movimento 5 Stelle chiede le sue dimissioni immediate dalla Vigilanza Rai: “Lo scenario che sta emergendo a carico di Maurizio Gasparri è oggettivamente inquietante e merita un chiarimento”, afferma il capogruppo M5S in Vigilanza Rai, Dario Carotenuto. “Sorge forte il dubbio che il suo show in Vigilanza, con tanto di carota e cognac dopo aver imposto la convocazione di Sigfrido Ranucci, fosse finalizzato a gettare discredito sulla trasmissione per far credere che l’inchiesta sia una ‘vendetta’ nei suoi confronti per la convocazione in Vigilanza, quando invece sarebbe esattamente il contrario. Lo stesso Gasparri ha d’altronde paventato questo scenario. Se quanto descritto fosse confermato – rileva ancora il parlamentare M5s – la stessa presenza di Maurizio Gasparri in commissione di Vigilanza non sarebbe più compatibile, perché’ saremmo di fronte a un inaccettabile uso privatistico di una istituzione, con l’aggravante di aver provato, senza alcun successo, ma parliamo pur sempre di Gasparri, a intimidire la libera informazione”.

“Certamente il solo fatto che fosse a conoscenza dell’inchiesta di Report a suo carico oltre 20 giorni prima della farsa che ha recitato in Commissione di Vigilanza fa sorgere il fondato dubbio che tutto ciò sia stato messo in piedi in maniera strumentale per delegittimare la trasmissione e il suo conduttore, Sigfrido Ranucci. Già questo, e chissà che non venga fuori altro, rende incompatibile la sua permanenza nella Commissione di Vigilanza Rai, che dovrebbe avere la dignità di lasciare al più presto”, dichiara la senatrice M5S, Dolores Bevilacqua. “Una vendetta costruita ad arte, carota e cognac inclusi. Sarebbe gravissimo, oltre che vergognoso”, le fa eco la collega di partito, Anna Orrico.

Il diretto interessato intanto, appena nominato capogruppo di Forza Italia, si difende: “Ho un incarico non operativo, che non svolge nessuna funzione amministrativa o di gestione, che non solo è compatibile con le attività, ma che a mio avviso non andava segnalato perché non è di gestione”.

“Una versione dei fatti già esposta in un’intervista a Report, che però non combacia con quanto raccolto dai nostri inviati”, ha sottolineato il direttore di Report sul suo profilo social.

Anche su questo l’opposizione annuncia battaglia: “I parlamentari sono tenuti a compilare entro tre mesi dall’elezione la dichiarazione delle loro cariche, inclusi incarichi in enti pubblici e privati. Perché non lo ha fatto? La Cyberealm, di cui Gasparri è presidente, ha contratti con aziende pubbliche e ministeri? La sua società ha rapporti con i servizi segreti israeliani? Questa vicenda è gravissima e il presidente del Senato non può stare in silenzio e deve attivare le verifiche e le conseguenti decisioni investendo del caso la giunta per le elezioni”, attacca Angelo Bonelli, deputato dei Verdi.

Un’anticipazione dell’inchiesta esclusiva di Report sugli interessi nella cybersicurezza di Gasparri andrà in onda domenica su Rai3 alle 20.55.

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La battaglia per la difesa di Report è stata e sarà un impegno per tutelare i diritti costituzionali

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