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Lecco, le cosche alzano la testa ma il sociale le contrasta

Luca Cereda il . Giovani, Lombardia, Mafie, Società

La scelta delle istituzioni di intervenire con le interdittive antimafia ai locali e l’assegnazione alle onlus dei beni confiscati al crimine organizzato, per promuovere la legalità. Il prefetto Castrese De Rosa: «Nel territorio del Lario orientale la maggior parte dei reati di stampo mafioso sono legati al mondo produttivo, come il movimento terra e il traffico di rifiuti».

Sono passati quasi trent’anni dal 31 agosto 1992. Quel giorno veniva arrestato nel suo ristorante Wall Street di Lecco – che diede il nome all’intera operazione – Franco Coco Trovato, boss della ‘ndrangheta in Lombardia e per anni residente, prima di fine a Rebibbia, a Galbiate a pochi chilometri da Lecco. Un paese di soli 8mila abitanti, ma centrale per comprendere la necessità di radicamento territoriale della mafia, anche nel 2021.

Dall’operazione Wall Street con i suoi 1700 anni di carcere a Metal Money l’inchiesta partita a febbraio, emerge che nel territorio del Lario orientale «la maggior parte dei reati di stampo mafioso sono legati al mondo produttivo. Dal riciclo contati per foraggiare il traffico di droga, che anche oggi è una fonte di guadagno per la criminalità organizzata nel lecchese, si è passati al movimento terra e al traffico di rifiuti», spiega il prefetto Castrese De Rosa, che ha contrastato la ‘ndrangheta anche da commissario a Platì (RC).

A Lecco sta provando a ‘giocare d’anticipo’, attraverso lo strumento delle interdittive antimafia: 25 negli ultimi due anni. L’ultima emessa qualche ora fa è destinata ad un ristornate di Galbiate – che ritorna -, riconducibile per quanto riguarda il controllo, ai parenti del boss Franco. E ancora, il 21 ottobre sotto la lente è finita Edilnord, azienda di movimento terra, intestata ad Angelo Musolino, nipote di Coco Trovato.

Famiglia e territorio, restano costanti della ‘ndrangheta a Lecco. A ottobre un’ interdittiva ha raggiunto la R.M. Business di Riccardo Minerba, mandante del rogo che a gennaio 2018 ha devastato un capannone di Corteolona (Pv), in cui aveva stipato due tonnellate di rifiuti plastici, avvelenando l’aria con valori di diossina 40 volte superiori al limiti e condannato per traffico illecito di rifiuti.

Trasi munnizza e niesci oro, entra immondizia ed esce oro: ecco la trasformazione negli ultimi 30 anni, confermata dal fatto che Minerba fosse vicino sia a Cosimo Vallelonga, erede di Trovato nella ‘ndrina lecchese, e finito nuovamente in manette nell’inchiesta Metal Money. Tra i capi d’imputazione c’è quello di traffico di rifiuti, tra cui rame radioattivo. Il cerchio si chiude con il galbiatese – torna ancora il paese che è stato per trent’anni feudo di don Franco – Antonio Bubbo, finito in carcere (anche) per ecoreati nell’inchiesta Oversize.

A passare al setaccio nomi, numeri, precedenti e bilanci di queste persone e delle loro attività ci sono gli uomini del Gia, Gruppo interforze antimafia, coordinato da Marcella Nicoletti, e di cui fanno parte Polizia, Carabinieri, Finanza e Dia: «La scelta della ‘ndrangheta di operare nel settore dei rifiuti è dovuta anche alle sanzioni molto basse rispetto a quelle della droga. E poi è così che  allaccia rapporti con il mondo produttivo, offrendo prezzi bassi, fuori mercato», e purtroppo Lecco, aggiunge il prefetto «ha ancora pochi anticorpi economici e culturali per evitare questo abbraccio mortale».

La speranza per il territorio viene coltivata nei beni confiscati e restituiti alla collettività. Lecco vanta un primato: è tra le pochissime province che ha tutti i beni confiscati alla criminalità organizzata, assegnati. Sono 33 su 35. I 2 beni mancanti sono terreni inagibili perché allegati spiegano dalla prefettura.

Oggi dove c’era il ristorante Wall Street c’è Fiore, un locale gestito dalla cooperativa Olinda. Qui non si commissionano più omicidi, ma da 4 anni si servono pizze dal sapore buono della legalità grazie anche al lavoro persone che soffrono di disagio psichico hanno la possibilità di imparare un lavoro.

L’operazione del ‘92 ha portato anche al sequestro della villa di Coco Trovato a Galbiate che fuori catasto aveva un bunker. Dal 2004, la cooperativa L’Arcobaleno gestisce al suo interno il centro per anziani. Il bunker oggi ospita il percorso di Memorie in Movimento, una proposta multimediale, che nel linguaggio 2.0 dei giovani, propone agli studenti un nuovo modello di avvicinamento ai temi della legalità.

Fonte: Avvenire, Milano e Lombardia, 31/10/2021

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