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Il Next Generation EU e le proposte di #educAzioni

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Potenziamento della didattica e diritto allo studio. Le proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Nell’ultima versione del Piano disponibile, al tema dell’istruzione, inclusivo di scuola e università, sono destinati interventi per complessivi 22,2 miliardi di euro. Nonostante l’incremento rispetto alle prime ipotesi, la cifra complessiva appare ancora insufficiente rispetto alla gravità dell’attuale situazione e agli obiettivi che ci si dovrebbe proporre al fine di superare i gravi gap territoriali e sociali in questo campo. Ciò è particolarmente vero per la scuola e i servizi educativi per la prima infanzia. Infatti, ai 6,8 miliardi dedicati all’edilizia scolastica (“Programma di risanamento strutturale edifici scolastici” e “programma di realizzazione di nuove scuole mediante sostituzione edilizia”), si aggiungono solo 13,5 miliardi dedicati ai percorsi educativi da 0 a 18 anni.

In particolare:

– E’ vero che è stato previsto un miliardo per il potenziamento scuole dell’infanzia e sezioni primavera” ed è stato portato a 3,6 miliardi il finanziamento destinato ad aumentare l’offerta di asili nido. Ma tale cifra sembra sottostimata rispetto al numero di posti aggiuntivi che si vogliono creare, 450.000, arrivando così a un tasso medio di copertura pari al 50%. Inoltre occorre che il risultato atteso venga specificato dal punto di vista territoriale: stante gli enormi divari oggi esistenti. Se consideriamo, ad esempio, la sola offerta pubblica di servizi educativi per la prima infanzia, ossia i servizi comunali o convenzionati con i comuni, nell’anno educativo 2018/2019, guardando alla quota di bambini e bambine che frequentano tali servizi distribuita per regioni, si passa da una frequenza di circa il 28% in Trentino, Valle D’Aosta ed Emilia Romagna, al 26% del Friuli Venezia Giulia, al 25% della Toscana, fino al 5,7% della Sicilia, 3,9% della Campania e 2,2% della Calabria. E’ dunque indispensabile indirizzare sin da ora le risorse in modo da recuperare i divari più gravi, mobilitando e motivando le strutture amministrative decentrate responsabili dell’intervento. Infine, non bastano certo le spese in conto capitale del Piano; serve dare certezza sin da ora sulle risorse corrente per gestirli, e per gestirli con qualità.

– Gli 8 miliardi previsti per interventi contro abbandono scolastico, riduzione dei divari territoriali, formazione professionale, competenze STEM, sviluppo e riforma ITS, multilinguismo, per la didattica digitale integrata possono sembrare una grossa cifra, ma sparpagliata su una molteplicità di obiettivi eterogenei e senza criteri di ordinamento.

– Rimane debole – pur tenendo conto dell’incremento rispetto alla Bozza di inizio dicembre – l’investimento sul contrasto della dispersione scolastica e della povertà educativa, che, andrebbe aumentato di almeno 2 miliardi. Appare, inoltre, necessario lavorare e chiarire i “risultati attesi”. Che se non specificati con attenzione rischiano di continuare in una logica di intervento che finisce per declinare risorse senza avere davvero riscontro dell’impatto concreto.

– La voce “Intervento per la riduzione dei divari territoriali della scuola secondaria di I e II grado” in termini di abbandono scolastico” dovrebbe essere riorientata anche sul I° ciclo dell’istruzione obbligatoria. Infatti, nulla si dice sulla scuola primaria. Questa, infatti, se da un lato è quella meno attraversata dai fenomeni dell’abbandono e del fallimento formativo d’altro lato, in base alle ricerche e evidenze di settore, è il luogo dove con più facilità possono essere messi a fuoco i segnali flebili e predittivi delle possibili forme di abbandono e fallimento formativo. E’ dunque nella scuola primaria che sarebbe importante porre in essere diffusi interventi precoci per intercettare e prevenire situazioni di rischio.

– Sarebbe opportuno inserire un riferimento al potenziamento e all’innovazione delle azioni di orientamento nel delicato passaggio da secondaria di primo grado a secondaria di secondo grado (nel Piano si fa riferimento solo all’orientamento tra scuola superiore e università). Come emerge da tutte le ricerche e evidenze di settore, il mancato investimento su questo piano, soprattutto in termini di cura e sviluppo di cinghie di trasmissione continuative e longitudinali tra docenti dei due livelli, alunni e famiglie, è una delle cause principali non solo della dispersione scolastica ma anche del fallimento formativo di massa. Per non correre il rischio di essere comunque insufficiente a frenare processi di fallimento formativo e abbandono per le alunne e gli alunni provenienti dalle famiglie più povere, tale intervento dovrebbe essere accompagnato da serie politiche di contrasto delle disuguaglianze di reddito e ricchezza.

– Sembra assente una chiara assunzione dell’ottica di genere e un obiettivo di prevenzione delle disuguaglianze di genere nel disegnare le politiche educative. In particolare, si trascura il fatto che, già a partire dalla fascia 0-6 e poi nell’istruzione obbligatoria, attraverso i libri di testo e mancando una formazione mirata degli insegnanti, si riproducono forti stereotipi e ruoli di genere. Essi condizionano successivamente non solo la formazione dell’identità di genere ma anche le aspirazioni e l’orientamento alla formazione successiva, ponendo così le basi di un divario che è predittivo di disparità e disuguaglianze difficili poi da contrastare.

Non siamo entrati nel merito dei singoli progetti e delle loro modalità di attuazione. Ma la rete educAzioni, che coordina 10 reti nazionali che comprendono centinaia di associazioni, ordini professionali, sindacati, organizzazioni di società civile, è PRONTA a mettere a disposizione le proprie conoscenze soprattutto in merito alla necessità che gli interventi previsti siano realizzati con modalità che coinvolgano l’intera comunità educante, dalle famiglie, alle organizzazioni di cittadinanza, alle imprese del territorio. Solo in questo modo possono emergere, in modo assai differenziato a seconda dei luoghi, quei servizi complementari ma indispensabili a rendere efficaci gli investimenti realizzati. Ad esempio la previsione di interventi di potenziamento della mobilità pubblica, generale o dedicata a chi frequenta gli asili o le scuole, è in alcuni territori, non solo le aree interne ma anche molte periferie o aree peri-urbane, strumento indispensabile perché l’azione rivolta all’istruzione abbia successo.

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