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Il Pakistan, un giardino per la droga

Piero Innocenti il . Droga, Internazionale, Società

pakistan drogaLa storia recente del Pakistan (che del resto è un miscuglio di etnie, religioni e culture diverse) è stata ipotecata da una serie di dittature militari.

Prima del generale Pervez Musharraf vi era stata quella di Muhammad Zia ul Haq che pure aveva dato una forte impronta di modernizzazione e liberalizzazione alle istituzioni. Dal 1956 il Pakistan è una Repubblica parlamentare a struttura federale. Con la Costituzione del 1973 il paese (oltre 220 milioni di abitanti) ha adottato un Parlamento bicamerale, ma il potere è sostanzialmente in mano al presidente che può sciogliere le Camere quando lo ritiene opportuno.

Il territorio è diviso in quattro province che godono di ampia autonomia amministrativa e politica. Alcune aree del paese, però, o perché presentano caratteristiche socioeconomiche e culturali particolari, o per il loro valore strategico, godono di uno speciale ordinamento. E’ il caso del territorio al confine con l’Afghanistan (paese ancora in guerra con i Talebani e l’Isis) occupato da popolazioni tribali cui non si applica il codice penale dello Stato ma un regolamento in vigore fin dai tempi della colonizzazione inglese e di quello al confine con la Cina e il Kashmir, zona amministrata direttamente dal governo federale. C’è, infine, la provincia dell’Ajk che gode di autonomia amministrativa ed ha una importanza strategica notevole al confine sud orientale dove è sempre latente il conflitto con l’India.

Il Pakistan fa parte della cosiddetta Mezzaluna d’oro, il cui nome suggestivo sta ad indicare, in realtà, una situazione drammatica di traffico e produzione massicci e di altrettanto massiccio consumo di sostanze stupefacenti (si parla di oltre due milioni di tossicodipendenti).

Nelle aree a ridosso della frontiera con l’Afghanistan è particolarmente praticata la coltura del papaver somniferum e la raffinazione dell’oppio per la produzione di eroina. Si tratta di un territorio a ordinamento tribale e di difficile controllo per la configurazione anche fisica. E, per quanto riguarda la cannabis, essa cresce praticamente ovunque, tanto che deve essere periodicamente eliminata dai giardini e dagli orti, come pianta infestante. Del resto, nella cultura locale ne è ben radicato l’uso: mescolata al latte costituisce una bevanda eccitante detta bhang; la si può anche fumare assieme al tabacco o si può servire per la preparazione dell’olio di hashish che viene chiamato charas.

Le attività illegali troverebbero ampia protezione in personaggi politici dei parlamenti locali che sarebbero noti come “baroni della droga”. Così il paese è considerato tra i primi nel mondo per il traffico di stupefacenti, in particolare eroina, diretto soprattutto verso l’Iran e l’Arabia Saudita e attraverso la Rotta Meridionale anche verso l’UE. Nel 2019 sono stati sequestrati kg 25, 16 di eroina negli aeroporti italiani proveniente dal Pakistan mentre sono stati complessivamente 228 i pakistani denunciati all’autorità giudiziaria per traffico (relazione annuale DCSA, 2020).

La configurazione geografica e l’aridità del territorio, la struttura della proprietà terriera ancora di tipo semifeudale, l’assenza di alternative rendono la coltura del papavero da oppio l’unica prospettiva di sopravvivenza per le popolazioni di quelle aree tribali. La produzione oscilla intorno alle 200 tonnellate annue (nel 1978 si ebbe una punta di ben 800 ton). Non è molto se si pensa che al di là del confine afghano si superano le mille tonnellate annue.

Il confine, in realtà, è come se non esistesse e l’oppio viene lavorato e trasformato in eroina sfruttando una miriade di laboratori mobili che si possono agevolmente trasportare in territorio afgano nel caso di controlli delle forze di polizia pakistane. L’altopiano del Belucistan costituisce l’epicentro del traffico che si sviluppa per lo più a dorso di cammello dal momento che i confini con l’Afghanistan e l’Iran sono piuttosto permeabili e incontrollati.

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