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Miran Hrovatin ha lasciato un grande vuoto a Trieste

Carlo Muscatello il . Caso Alpi-Hrovatin, Friuli Venezia Giulia, Informazione, Internazionale, Memoria

Mercoledì 20 marzo, nell’aula consiliare del Municipio, la città di Trieste ricorderà Miran Hrovatin, ucciso trent’anni fa a Mogadiscio assieme a Ilaria Alpi. Fu la ripetizione di un incubo a cui Trieste non era pronta. Ma in realtà non si è mai pronti ad accettare la morte, tanto più se si tratta di una morte violenta, barbara, perpetrata da altri.

Non erano passati neanche due mesi dalla strage di Mostar, in cui tre giornalisti triestini — Marco Luchetta, Dario D’Angelo e Saša Ota — avevano perso la vita, dimostrando che la guerra che si stava combattendo al di là del confine, a due passi da casa, riguardava anche noi, ed ecco un’altra tragedia: altri due colleghi ammazzati mentre facevano il loro mestiere, un altro triestino che non fa ritorno. La guerra ci riguarda sempre, anche quando è apparentemente lontana.

Era il 20 marzo 1994, il giorno in cui in Somalia furono assassinati la giornalista Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, colui che quasi sempre viene indicato come il suo cineoperatore. Ma dare un nome e un volto alle vittime è importante: a quelle del Mediterraneo come a quelle della mafia, ai morti sul lavoro come a quelli che cercano la verità a mano disarmata. Fare memoria significa esercitare la responsabilità e rinnovare l’impegno che quella storia ci rimanda, significa riconoscere che quella vita era importante, aveva un senso, lascia un vuoto, non è un numero nella conta dei caduti.

Miran Hrovatin ha lasciato un grande vuoto a Trieste. Perché non era solo un professionista serio, di provata esperienza, capace di muoversi in contesti a rischio, ma anche e prima di tutto una persona, una bella persona: solare, ironico, entusiasta, curioso e incredibilmente buono, come ha ricordato una volta Giovanna Botteri, triestina, che con lui aveva lavorato tante volte.

Ci manca Miran Hrovatin: manca innanzitutto alla sua famiglia, ma anche ai suoi amici, ai suoi colleghi, manca alla Fondazione che porta anche il suo nome, assieme a quelli dei colleghi caduti a Mostar. Il 20 marzo porteremo un fiore sulla lapide che lo ricorda nella pineta di Barcola, la frazione affacciata sul mare all’ingresso di Trieste.

Fonte: Articolo 21

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