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Antidroga sì, ma senza esagerare (c’è di mezzo il PIL)

Piero Innocenti il . Droga, SIcurezza

droga e pilSono continuate anche a settembre le operazioni antidroga delle forze di polizia, molte finalizzate anche alla individuazione delle coltivazioni di piante di cannabis, settore che, da qualche tempo a questa parte, è particolarmente attrattivo per molte persone. Colture che, in diversi casi, assumono le dimensioni di vere piantagioni, spesso mimetizzate tra altre colture.

La Sardegna, la Sicilia e la Calabria si prestano maggiormente a queste attività per le favorevoli condizioni climatiche e per la fertilità dei suoli. Così, come era già successo ad agosto, anche nel mese di settembre che volge al termine, i più consistenti sequestri di piante di cannabis sono avvenuti in due distinte operazioni in provincia di Nuoro e di Sassari per un totale di oltre 2.600 piante.

Le 40 tonnellate circa di stupefacenti sequestrate su tutto il territorio nazionale dall’inizio dell’anno al 15 settembre, fanno ritenere improbabile il superamento dei sequestri del 2018 (123.186kg) anche se non si può escludere, come l’esperienza ha dimostrato, ingenti sequestri di carichi di stupefacenti a bordo di imbarcazioni in acque territoriali e internazionali anche in questa fase finale del 2019.

Ricordiamo, per inciso, che dal 2010, anno in cui si è avuto il minor quantitativo (31.509kg) di sequestri di stupefacenti (ma con il più alto numero – 39.340 – di persone denunciate all’autorità giudiziaria), negli anni seguenti si sono costantemente avuti sequestri sempre maggiori fino ad arrivare al record decennale dei 154.506kg del 2014, anno in cui è entrata in vigore la direttiva comunitaria che dava la possibilità agli Stati membri dell’UE di considerare nel calcolo del Pil nazionale i proventi stimati prodotti dal narcotraffico, dalla prostituzione e dal contrabbando di tabacchi lavorati.

Da allora, dunque, il Pil è diventato ancor più “lordo”.

Le oltre 16mila operazioni antidroga del 2019 (al 15 settembre), fanno presumere che alla fine dell’anno il loro valore complessivo si attesti al di sotto di quello medio – 22.800 unità – che si è registrato annualmente dal 2009 in poi con la punta massima nel 2017 (25.999 operazioni) e quella minima nel 2015 (19.301 operazioni).

Un’azione di repressione del commercio di stupefacenti più forte su scala nazionale potrebbe “incidere” su quell’incremento dell’1% del nostro Pil (valore che, in uno studio della Banca d’Italia del 2012, si stimava in oltre il 10%) che, come innanzi detto, viene computato statisticamente nel calcolo della ricchezza nazionale e sul quale si fa “affidamento”.

Punto questo particolarmente delicato dal punto di vista politico senza sottolineare che, in generale, le attività antidroga sembrano interessare sempre meno (con le dovute eccezioni) le varie autorità nazionali e provinciali deputate alla sicurezza ma anche molti cittadini più preoccupati dei furti nelle case, delle presenze “disturbanti” degli stranieri, dell’immigrazione clandestina.

D’altronde sono molti quelli che si sono convinti che la lotta alle droghe è persa da tempo ma nessuno si azzarda, a livello istituzionale, a dire una cosa del genere perché sarebbe immediatamente emarginato. E così si continua a sostenere, giustamente, che “il traffico di sostanze stupefacenti resta il moltiplicatore di ricchezza tenuto conto che i suoi utili sono di gran lunga i più rilevanti fra quelli generati da qualsiasi altra attività umana, sia lecita che illecita” (cfr. la relazione annuale DCSA 2019).

Ma, allo stesso tempo si richiede una forte azione di contrasto al narcotraffico perché in tal modo “si diminuisce la forza e l’efficienza, in una parola, la ricchezza delle organizzazioni criminali e di tutta la complessa filiera che ruota intorno ad esse” che sostanzialmente significa un minor contributo alla ricchezza nazionale.

La Commissione parlamentare antimafia, nel febbraio 2018, con la sua relazione conclusiva, sottolineava bene questo aspetto contraddittorio ed auspicava una “profonda riflessione da parte della politica” per non cedere alla suggestione di un ricalcolo del Pil (..) che possa apparire come una forma di “legalizzazione” statistica dei proventi mafiosi.

Non si è fatto nulla.

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