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Gelo a Rio: dal Tas otto anni di squalifica ad Alex Schwazer

Donatella D'Acapito il . Corruzione, Giustizia, Sport

Otto anni di squalifica. La sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport si è abbattuta come una mannaia sulle speranze di Alex Schwazer.

Dopo l’udienza fiume di lunedì 8 agosto e un paio di giorni per decidere, Il Tas ha accolto per intero la richiesta della Iaaf, la federazione internazionale di atletica leggera, decretando così l’impossibilità per il marciatore altoatesino di partecipare alle due gare olimpiche della 20 e della 50 km di marcia.

Non sono bastati i vizi e le anomalie messi l’uno dietro all’altro dagli avvocati del campione su quel doppio esito delle analisi fatte sulla provetta di urine prelevata il 1° gennaio scorso. Non è bastato il dettagliato materiale esplicativo (con tanto di modello matematico) portato dal suo allenatore, il professor Sandro Donati.

Nulla. Per i tre arbitri Schwazer merita la più dura delle squalifiche perché recidivo.

Alex apprende la notizia mentre è nella sua camera d’albergo, al Best Western di Copacabana. Non ha voglia di parlare, né di presentarsi alla conferenza stampa. Era arrivato a Rio per non lasciare nulla di intentato e qui si è allenato, anche dopo l’udienza, anche poco prima che arrivasse il verdetto.

E se Alex sceglie di non parlare, il suo allenatore, Sandro Donati, l’uomo che forse più di tutti ha creduto nel marciatore – perché a lui non ha mai fatto sconti e che, proprio per questo, è stato fondamentale per permettergli di risalire la china dopo la squalifica del 2012 – è un fiume in piena: “Farci fare questa transvolata oceanica mi sa tanto di beffa studiata per umiliare Alex Schwazer e noi che gli stavamo accanto. Alex non è quello che descrivono. È un ragazzo timido, allegro, semplice, ma con le armi spuntate davanti a questi volponi che gestiscono lo sport”. La voce di Donati si ferma, prima dietro a un sorriso teso, poi nelle mani che quasi nascondono la bocca e tradiscono tutta la sua emozione.

“Ho affrontato tante battaglie, tante emarginazioni. Ma questa – continua – è andata oltre. Perché qui ho visto un coacervo di alleati che volevano togliersi dalle scatole da un lato me e dall’altro un atleta con talento immenso. Uno che ha rinunciato agli antiasmatici perché hanno un effetto anabolizzante, pensate davvero che poi vada a prendersi le microdosi? Non solo: il 3 di dicembre Schwazer ha mandato una dichiarazione alla Wada (World Anti-Doping Agency, ndr) in cui rinunciava alla finestra oraria per i controlli e si rendeva disponibile a farli 24 ore su 24 e poi che fa? Dopo 28 giorni si fa trovare con le microdosi di testosterone? È illogico”.

E veramente in questa vicenda a sembrare illogiche sono molte cose. Oppure una logica, al di là dell’ipotesi della volontà di singoli soggetti poi unitisi per non permettere ad un atleta che in passato ha sbagliato ma che poi si è rimesso in carreggiata in modo pulito, c’è. E potrebbe essere – come sostiene qualcuno – quella dell’autotutela di un sistema che, se avesse riabilitato un atleta trovato positivo alle controanalisi, avrebbe dovuto mettere in discussione se stesso.

Anche Libera, per voce del suo Presidente, don Luigi Ciotti, non tace alcune perplessità sull’intera vicenda: “Al di là dell’esito della pesante squalifica a otto anni che di fatto ne compromette la carriera sportiva, è sotto gli occhi di tutti come Alex Schwazer sia stato sottoposto a una procedura umiliante, con continui rinvii, che ne hanno logorato la dignità di persona che chiede verità e giustizia. Una procedura che stona apertamente con l’occhio di riguardo che gli stessi organi competenti hanno invece avuto nei confronti di altri atleti e altre federazioni, a cui è stato concesso di partecipare nonostante acclarati fatti di doping elevati in certi casi a sistema. Non vorremmo che questa disparità di trattamento sia dovuta al fatto che a difendere Alex, oltre ai suoi avvocati, è il suo allenatore Sandro Donati, uno dei pionieri della lotta al doping, una persona che ha pagato caro per le sue denunce e sulla cui serietà e integrità siamo pronti a scommettere, conoscendolo da molti anni. Ora si apre per Alex – al di là della possibilità di dimostrare in sede legale la sua innocenza – un periodo molto difficile. Libera continuerà ad essergli accanto, come lo è stata in altri frangenti delicati della sua vita, convinta della sua qualità di persona capace di riconoscere gli errori e di rimettersi in gioco, nel segno di uno sport dove il primato del cronometro viene dopo quello dell’onestà e della responsabilità”.

Domani si disputerà la 20km. Alex sarà già lontano dal Brasile per evitare di dover vedere la marcia proprio sotto il suo naso. Al suo allenatore, dopo l’udienza, aveva confessato la volontà di chiudere la carriera con le olimpiadi. Donati gli aveva rilanciato proponendogli Mondiali, Europei e poi il triathlon, ma lui aveva risposto che col nuoto proprio non se la cava.

Ecco, questo sì che è meravigliosamente logico: un uomo che ha riconosciuto un talento, che ne ha visto le qualità e che non smette di credere in lui.

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