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Migrazioni e navi Ong: il problema non si risolve con approccio poliziesco

Piero Innocenti il . Migranti

la-sea-watch-1Oggi sono in molti a criticare il Ministro dell’Interno che ha deciso di adottare la linea intransigente (probabilmente in contrasto con norme di diritto comunitario e internazionale) nei confronti delle navi Ong ch soccorrono migranti in mare disobbedendo alle indicazioni che vengono date in tema di sbarchi.

Per questo il Ministro ha fatto approvare il decreto legge bis sulla sicurezza, introducendo, con l’art.1, la norma che gli conferisce il “potere”, quale Autorità Nazionale di pubblica sicurezza, di limitare o vietare, per ragioni di ordine pubblico o di sicurezza, l’ingresso di tali navi nelle acque territoriali.

Il provvedimento viene adottato di concerto con i Ministri delle Infrastrutture, dei Trasporti e della Difesa ed è stato subito messo in campo nei confronti della Sea Watch, la nave della Ong tedesca che, da molti giorni, è in mare a poche miglia da Lampedusa con una quarantina di stranieri soccorsi lungo le coste libiche.

La “fastidiosa” presenza di queste navi Ong, oggi ridotte ad un paio unità, si fa sentire da diversi anni fa ed era stata segnalata già dagli stessi analisti di Frontex (la “costosa” agenzia europea deputata al controllo delle frontiere esterne dell’UE) che le avevano definite “pull factor” (cioè fattori di attrazione) in diverse segnalazioni sin dal 2015.

Nel febbraio del 2017, poi, ai tempi di Minniti ministro dell’interno, era stata la stessa Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere (Dipartimento della Pubblica Sicurezza) con la nota 400.B/2017/2^ Div., a segnalare la situazione migratoria complessiva del tempo all’Ufficio Affari Generali e Giuridici della stessa Direzione, sottolineando come “l’incremento della presenza di assetti navali di varia natura nel Mediterraneo (quelli delle Ong navigano costantemente in  prossimità delle acque territoriali libiche, spingendosi anche all’interno delle stesse) sia diventato un fattore di attrazione, rendendo difficilmente sostenibile la gestione degli stessi una volta giunti sul territorio nazionale”.

Quindi, le navi Ong erano da tempo “sorvegliate speciali” dalle nostre autorità politiche, informate costantemente dai “tecnici” del Viminale che registravano anche come gran parte delle operazioni di soccorso in mare (in alcuni anni il 50%) erano effettuate dalle suddette navi e le restanti dal dispositivo aeronavale di Frontex (con le vari operazioni Poseidon, Triton ecc..), dal EunavFor Med (dispositivo navale europeo sotto il comando italiano) e da mercantili commerciali dirottati per le emergenze segnalate.

Insomma, non era per nulla una novità che le navi Ong contribuissero in modo sostanzioso a salvare vite umane in mare contribuendo, così, ad esaltare il ruolo solidaristico e di accoglienza di cui, un tempo, siamo stati orgogliosi.

Così come non è una novità il “trucco” (così è stato definito da alcuni giornali) di occultare a bordo di una “nave madre” i  migranti per poi trasbordarli, giunti in prossimità delle acque territoriali italiane, su di una piccola imbarcazione trainata.

Questo sistema è stato utilizzato da anni, tanto che, nel 2014, la DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), con una direttiva, intervenne sul punto per dare un indirizzo operativo su alcuni aspetti attinenti l’esercizio della giurisdizione penale in casi del genere.

Il tentativo di “metter tappi” nel Mediterraneo per bloccare le partenze dalla Libia sta determinando, come era prevedibile, un incremento di flussi migratori su altre rotte (inclusa quella balcanica).

Restano invariate le rotte africane: quella di sud-ovest il cui hub principale è ancora la città di Agadez, l’avamposto settentrionale nigerino; quella di sud-est il cui punto di convergenza per eritrei e somali è l’oasi di Kufrah; infine la rotta dell’est che interessa la penisola araba per poi entrare in Egitto attraverso il canale di Suez e, quindi, in Libia.

Quindi l’attenzione dedicata quasi esclusivamente alle rotte mediterranee non si giustifica se non sul piano mediatico propagandistico.

Sicurezza, le vere emergenze e le censure alle nuove norme

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