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Pannicelli caldi contro lo spaccio di stupefacenti

Piero Innocenti il . L'analisi

spaccio-droga-5È assolutamente impensabile, quasi ridicolo, pensare di contrastare lo spaccio di stupefacenti con i provvedimenti interdittivi introdotti dal Governo con il decreto legge 20 febbraio 2017 n°14 sulla sicurezza urbana. Lo sanno bene anche gli addetti ai lavori, in primis i questori ai quali vengono attribuiti tali poteri (presumo anche il questore di Genova anche se, alcuni giorni fa, ha dichiarato, convintamente, che userà i “daspo” contro i pusher del centro storico della città) e, soprattutto, la folta schiera di manovalanza del narcotraffico che, incurante, di leggi e “retate” fatte con buona frequenza dalle forze di polizia, continua a spacciare stupefacenti in grandi quantità in gran parte delle nostre città.
Come a Palermo, nel noto quartiere dello Zen, dove, negli ultimi giorni, i carabinieri della compagnia di San Lorenzo hanno ammanettato ventiquattro trafficanti e spacciatori di cocaina, hashish e marijuana, attivi giorno e notte, con guadagni giornalieri intorno a duemila e cinquecento euro annotati con meticolosità da una donna incaricata della contabilità. Ma il commercio delle droghe è fiorente dappertutto come testimoniano le numerose e più importanti operazioni antidroga  delle ultime ore alle quali bisognerebbe aggiungere le altre decine di interventi contro il cosiddetto “microspaccio”, che si concludono con il sequestro di pochi grammi di stupefacenti e che non appaiono neanche nelle cronache della stampa locale. Così, a Fiumicino di Savignano (Forlì), gli uomini della squadra mobile forlivese debbono usare martello e vanga per accedere ad un capannone adibito a serra per la coltivazione di oltre seicento piante di marijuana arrestando un trentunenne cinese che per sfuggire ai poliziotti si era nascosto nella vasca da bagno. Non è andata bene neanche al cinquantaduenne pakistano, disoccupato e residente da tempo a Reggio Emilia, bloccato dai militari della guardia di finanza all’aeroporto Marco Polo di Venezia con il doppio fondo della valigia riempito con nove chilogrammi di cocaina purissima. Polvere bianca e scura (eroina) anche quella trovata nello stomaco di due corrieri stranieri(cento ovuli a testa),entrambi con permesso di soggiorno per asilo politico, arrestati dalla polizia a Trento. Eroina che continua ad essere molto richiesta anche da molti studenti nella ormai tristemente famosa zona di Rogoredo (Milano), controllata da bande di spacciatori nordafricani e oggetto ancora negli ultimi giorni di controlli serrati da parte dei carabinieri. Controlli che si ripetono lungo le strade extraurbane e autostrade anche con la polizia stradale che a Pordenone, sulla A28, ferma per un controllo di routine una Ford con a bordo due romeni trovando nel bagagliaio una trentina di chilogrammi di marijuana in pacchetti già confezionati.
Capita anche che qualche trafficante cerchi di giustificare la “redditizia” attività sostenendo, innanzi al giudice per l’udienza di convalida dell’arresto, di essersi trovato in gravi difficoltà finanziarie dopo aver perso il lavoro. È successo al cittadino italiano di origini marocchine, residente a Piacenza, arrestato tre giorni fa a Vipiteno (Bolzano) dalla polizia con oltre quattro chilogrammi di cocaina all’interno della sua auto.
Che la situazione generale concernente lo spaccio sia davvero grave nelle città italiane ce lo ha ricordato, un paio di giorni fa, un giovane fiorentino al quale i pusher del quartiere di Santo Spirito, in cui vive, gli hanno distrutto la motocicletta per ritorsione contro le sue legittime proteste nei loro confronti per lo spaccio sotto le finestre di casa. E non è un caso isolato.

L’illusione di combattere gli spacciatori con il Daspo questorile

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