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Il doppio turno e il salto triplo

Rocco Artifoni il . L'analisi

«Noi abbiamo pensato l’Italicum in un momento diverso. Credo che Renzi farà una riflessione seria e aperta su tutto questo a partire dalla direzione nazionale del PD». Lo ha dichiarato il parlamentare del Partito Democratico Emanuele Fiano, considerato molto vicino al segretario-premier.
Finché si confrontavano due schieramenti (centrodestra e centrosinistra) il doppio turno andava benissimo, compreso quello previsto con la nuova legge per la Camera dei deputati (detta “Italicum”). Visto però quanto è successo ai ballottaggi delle recenti elezioni amministrative, in cui gli elettori del centrodestra hanno appoggiato i candidati del Movimento 5 Stelle per sconfiggere i candidati del centrosinistra, pare che il PD abbia cambiato linea.
Siamo passati da “l’Italicum non si tocca” al “se l’Italicum ci tocca, con il M5S rischiamo di perdere”.
Niente di nuovo sotto il sole. Ad esempio, è difficile scordarsi il salto triplo di Gianfranco Fini: nel 1993 era per il proporzionale, poi s’è alleato con Silvio Berlusconi ed è passato al maggioritario, infine ha litigato con Berlusconi ed è ripassato al proporzionale. Insomma, le posizioni sul sistema elettorale cambiano a seconda di come tira il vento, a destra come a sinistra.
Questo però dimostra che i partiti di solito non scelgono un sistema elettorale utilizzando criteri razionali per realizzare una democrazia più partecipata e rappresentativa, ma soltanto valutando il proprio vantaggio nell’immediato. Contano soltanto i risultati delle prossime elezioni e non il futuro delle prossime generazioni. E così chi vince di norma tende a confezionare una nuova legge elettorale come un vestito su misura. L’ha fatto Berlusconi con il “porcellum” e Renzi con l’Italicum, per altro senza “azzeccarla”. Con il “porcellum” Berlusconi perse le elezioni del 2006 e Renzi rischia di perdere le prossime. Verrebbe da dire che “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”, come ci ricorda la saggezza popolare.
Sarà interessante vedere che cosa farà il M5S (che ha votato contro l’Italicum), quando la legge verrà ridiscussa in Parlamento in autunno (come ha chiesto Sinistra Italiana): sarà coerente e di conseguenza cercherà di migliorare la normativa o voterà contro il cambiamento, visto adesso è una legge diventata utile e conveniente per il Movimento? E se – grazie all’Italicum – il M5S vincerà prossime elezioni, cambierà questa legge elettorale, visto che si era opposto all’approvazione?
La Costituzione collega il voto ad alcuni valori espressi chiaramente con gli aggettivi: “personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48). Per essere eguale dovrebbe essere tendenzialmente proporzionale o almeno con la riassegnazione del voto preferenziale, come ad esempio è previsto nel sistema elettorale australiano. Affinché il voto sia personale, libero e segreto, non dovrebbero esistere le liste o i capilista bloccati, già decisi dai segretari dei partiti. Ma ormai la Costituzione da molto politici è considerata un optional. Infatti, se capita che la Corte Costituzionale dichiari incostituzionale il “porcellum”, non c’è problema. In un Paese normale chi ha scritto una legge incostituzionale dovrebbe vergognarsi e chi l’ha approvata dovrebbe dimettersi. Ma siamo in Italia e allora quello che è stato negato al centrodestra, lo ripresenta il centrosinistra, rimettendo premi di maggioranza e capolista bloccati. A che servono i principi costituzionali? Con quelli non si vincono le elezioni!
E allora avanti con i doppi turni, con i salti tripli, con i premi di maggioranza e con gli scivoloni lungo una china incostituzionale. C’è da temere che arrivati in fondo il sistema democratico diventi un lusso, consentito a singhiozzo tra l’ignoranza, l’indifferenza e l’acclamazione di un capo.
Come scriveva Alexis de Tocqueville: “la democrazia è il potere di un popolo informato”. Parole attualissime.

Note stonate della revisione costituzionale

 

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