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Migrazioni e dintorni

Piero Innocenti il . Senza categoria

Proviamo a tracciare un sintetico punto di situazione sulle migrazioni in Italia nel 2016, basandoci su dati aggiornati (fonte: Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza), non senza aver prima ricordato alcune norme fondamentali sul tema.

La prima è quella contenuta nell’art.2 della nostra Costituzione che, riconoscendo e garantendo i diritti inviolabili dell’uomo,  tutela non solo il cittadino ma anche lo straniero. L’articolo 10, poi, riconosce agli stranieri il diritto all’asilo se nel loro paese è impedito l’esercizio delle libertà democratiche. Essere in grado di decidere dove vivere costituisce, inoltre, un elemento fondamentale della libertà di una persona ed è l’articolo 35 della Carta che riconosce la libertà di emigrare, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale.

In questo senso anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ( troppe volte ignorata e calpestata) che all’art.13 sancisce la libertà di emigrare per ogni individuo, e l’art.2 del dpr del 14 aprile 1982, di esecuzione del protocollo della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, che ricorda come ogni persona è libera di lasciare qualsiasi paese, ivi compreso il proprio. Un’ulteriore tutela è assicurata dall’art.4, che stabilisce il divieto di espulsioni collettive di stranieri, un sacrosanto principio ripreso dall’art.19 della Carta europea dei diritti fondamentali. Questa sintetica ripassata (repetita iuvant) di alcune norme a difesa dei migranti  farebbe bene anche a tutti quelli che, giornalmente,  parlano di questo tema in modo approssimativo, a volte rozzo e sconsiderato,  contribuendo alla costruzione della paura verso il “clandestino”, il “diverso”. Naturalmente, lo fanno per motivi di consenso elettorale ( con le amministrative alle porte il tema è sempre un catalizzatore di rilievo).

La responsabilità della diffusione di quella ostilità è anche di tutti quelli che, sbagliando, continuano ad usare il termine “clandestino” ( che appare ancora in qualche relazione istituzionale) quando ci si riferisce ad uno straniero che non è in regola con i documenti per soggiornare sul territorio nazionale, a chi è profugo, rifugiato, richiedente protezione internazionale. I “clandestini”, solitamente,  sono quelli di cui la stampa parla sempre al plurale,  quelli che vengono fotografati da lontano, incolonnati, in movimento, massificati, senza volto.

Questo inquadramento indiscriminato di una persona nella categoria dei “clandestini” va decisamente respinto, intanto perché è una parola carica di connotazioni morali e che, per molti, va quasi automaticamente a identificarsi con chi delinque; poi perché non viene mai usata né dal legislatore nazionale, che parla di “persone non in regola”, né da quello comunitario, che si riferisce a “cittadini di paesi terzi il cui soggiorno nel territorio di uno Stato membro è irregolare”.

Fu un magistrato, Francantonio Granero, Procuratore della Repubblica di Savona, quasi cinque anni fa, con un a nota inviata agli uffici di polizia giudiziaria territoriali, a chiedere di non usare più, nella compilazione degli atti pertinenti, il termine “extracomunitario” o “clandestino”, inteso, per lo più, con accezione negativa, denigratoria, ma quello di “stranieri”. Nessuno ha mai pensato che sia ” extracomunitario”  un americano o un canadese!

Ma, tornando alla  situazione sul versante del Mediterraneo, gli stranieri soccorsi /sbarcati nel corrente anno,  alla data del 15 maggio,  sono 32.295  (38.161 nello stesso periodo del 2015) in gran parte di provenienza libica (28.016) ed egiziana (3.651). La Sicilia è sempre la regione che affronta il maggior numero di sbarchi (24.996), seguita dalla Calabria (4.114), dalla Puglia (1.579), dalla Sardegna (1.063) e dalla Campania (543).

Relativamente alle nazionalità dichiarate al momento dello sbarco risultano: 4.526 della Nigeria, 3.505 dell’Eritrea, 3,204 del Gambia, 2.699 della Somalia, 2.543 della Costa d’Avorio, 2.276 della Guinea, 2.144 del Senegal, 2.132 del Mali, 1.959 del Sudan, 1.284 dell’Egitto ( per altri seimila sono in corso le attività di identificazione). Fra i “passeurs” ( cosiddetti “scafisti”) arrestati (175)  nel 2016, per la prima volta, alcuni giorni fa, è toccato ad una donna di ventisette anni di nazionalità, pare, libica, particolare abbastanza sorprendente, atteso che sarebbe l’unica di nazionalità libica dei 175 arrestati (in gran parte gambiani, senegalesi, egiziani )per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ovviamente si tratta solo di manovalanza, l’unica che , magari per poco tempo, finisce in manette,  mentre i capi delle varie organizzazioni criminali se la godono beatamente nei loro paesi.

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