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Ancora nessuna verità sulle navi dei veleni

Di Anna Foti il . Calabria, Internazionale

Navi inghiottite
negli abissi dei nostri mari o spiaggiate sulle nostre coste. Porti
trasformati in strategici crocevia di traffici illeciti. Rotte internazionali
che, sacrificando la salute dei mari, dell’ambiente e della popolazione,
agevolano l’ingresso di armi al prezzo del deposito di rifiuti tossici
e radioattivi sul fondo dei nostri mari o in discariche opportunamente
nascoste e abusive.

Nasce per fermare tutto questo il Comitato per la
Verità promosso da Legambiente, presentato un anno fa a Montecitorio
e adesso anche Reggio Calabria, per interrogare la politica sui misteri
che intanto continuano ad avvelenare l’ambiente. Nessuna commissione
parlamentare di inchiesta ad hoc fino adesso e in attesa di riscontro
l’interrogazione rivolta dal ministro ombra Realacci ai ministri Alfano,
Maroni e Prestigiacomo per chiedere chiarezza sulle navi dei veleni
e su un intreccio di interessi che estende i propri tentacoli anche
oltre i confini nazionali per interessare rapporti con paesi africani.
Una pista di indagine pericolosa, la cui piena attendibilità è stata
drammaticamente avvalorata dagli omicidi della giornalista del Tg3 Ilaria
Alpi e del collega operatore Miran Hrovatin, di recente qualificati
dagli inquirenti come omicidi espletati su commissione, consumatisi
a Mogadiscio nel marzo del 1994. Vicende giudiziarie complesse che interessano
numerose procure in tutta Italia.

Anche la Calabria al centro di questi
traffici, in cui è fortemente probabile il coinvolgimento della ‘Ndrangheta.
A testimoniare che anche i mari della Calabria potrebbero essere stati
complici incolpevoli di tali traffici, due episodi in particolare: l’affondamento
della motonave Rigel al largo di Capo Spartivento (Reggio Calabria)
nel settembre del 1987 e lo spiaggiamento della ex Jolly Rosso nel tratto
di costa tirrenico-cosentina compreso tra Amantea  e Campora San
Giovanni (Cosenza) nel dicembre del 1990, questo solo passato al vaglio
degli inquirenti di Reggio Calabria, Lamezia Terme e Paola. A ricordare
che nessuna verità è emersa, uno striscione che allo stadio di Cosenza
lo scorso 5 dicembre definiva “una vergogna nera il mistero sulla
Jolly Rosso”.

Cinque anni dopo lo spiaggiamento della Jolly Rosso,
nel dicembre del 1995 anche la tragica e improvvisa morte del comandante
della Capitaneria di Porto, Natale De Grazia, elemento di spicco del
pool investigativo Ecomafie della Procura di Reggio Calabria, insignito
della medaglia d’oro al Valore Civile nel 2004.

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