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Csm, trasferiti d’ufficio Jannelli e Apicella
E la politica rilancia la “riforma bipartisan”

Di Stefano Fantino il . Calabria, Campania, Dai territori

Inchieste avocate, un magistrato
allontanato, una procura, quella di Catanzaro, indagata da quella di
Salerno, competente nei confronti del capoluogo calabrese, e accusata
di aver bloccato le indagini di un pm. Elementi esplosivi
ma sommersi in questi giorni, da nuovi sviluppi e quasi dimenticati.
Con il risultato di far parlare di tutto fuorché delle premesse che
hanno generato gli eventi successivi. 

Pochi giorni fa la decisione
della procura di Salerno aveva scosso non poche persone. Per la magistratura
campana una parte della magistratura catanzarese avrebbe deliberatamente
bloccato il pm de Magistris, avocando, e di fatto fermando,  le
sue inchieste (“Why Not” e “Poseidon”). E così martedì mattina
all’alba sono state notificate le informazioni di garanzia al procuratore
generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, all’ex procuratore capo Mariano
Lombardi, all’aggiunto Salvatore Murone. E poi ai sostituti Alfredo
Garbati e Domenico De Lorenzo, e al sostituto Salvatore Curcio, neo assegnatari delle indagini
incriminate. 

La procura di Salerno, chiamata
a giudicare quella di Catanzaro, non si aspettava però una azione come
quella motivata dalla parole di Enzo Jannelli: «L’atto della procura
di Salerno  è finalizzato alla destabilizzazione e all’eversione
dell’istituzione dello Stato. Un attacco inaudito all’esercizio giurisdizionale
così come non era mai accaduto nella storia. Si è cercato di espropriare
un processo in corso a questa Procura». E Catanzaro metteva sotto accusa
sette magistrati salernitani, ipotizzando i reati di abuso d’ufficio
e interruzione di pubblico servizio. In particolare i magistrati della
procura calabrese fanno riferimento al sequestro dei faldoni che la
procura campana aveva disposto martedì scorso. Carte già richieste
ma che dalle parti di Salerno non si erano ancora viste.

E che una volta sotto sequestro
da parte della procura campana sono state controsequestrate dalla procura
di Catanzaro. Ennesimo neo di una situazione anomala: una procura indagata
che a sua volta decide di indagare chi la sta indagando. Anche se a
indagare, eventualmente su Salerno, dovrebbe, per legge, essere la procura
di Napoli e non quella di Catanzaro. La vicenda alimentava da un
lato le decisioni del Csm e dall’altro le dichiarazioni della politica.

L’organo di autogoverno della
Magistratura convocava i capi di Corte e i procuratori di Salerno e
Catanzaro, sabato a Roma. Dopo le audizioni emergeva la decisione del
Csm. «All’unanimità abbiamo avviato procedura di trasferimento d’ufficio
– dice il presidente della prima commissione -per incompatibilità
ambientale e funzionale nei confronti di Enzo Jannelli, procuratore
generale di Catanzaro, e di Luigi Apicella, procuratore della Repubblica
di Salerno». Una decisione controversa che di fatto  “punisce”
in maniera eguale le due procure: due allontanamenti che quietano la
situazione ma non la chiariscono.

Il ministro della Giustizia
Alfano, che già aveva invocato nei giorni scorsi una unità bipartisan
per sorpassare l’empasse giudiziaria, applaudiva la “tempestività”
del Csm. «Mi auguro che questa vicenda e la ferma, quanto responsabile
presa di posizione di Napolitano, faccia aprire gli occhi al Pd –
aveva detto il Guardasigilli qualche giorno fa – e lo induca a votare
con noi riforme costituzionali che, senza finalità ritorsive, siano
al servizio del Paese».  E divisione in due tronconi e separazione
delle carriere semprano ora ritornate in auge,  dopo questa intensa
settimana. Cogliere la palla al balzo pare dunque fin troppo facile
per il Governo. Da qui le preoccupazioni dell’associazione nazionale
Magistrati: «Oggi – sostengono Luca Palamara e Giuseppe Cascini, presidente
e segretario dell’Anm – abbiamo avuto la riprova che il sistema giudiziario
al suo interno ha a disposizione gli strumenti per controllare i comportamenti
dei magistrati e accertare eventuali responsabilità. Questa è la dimostrazione
che non c’è bisogno di strumentalizzare questa vicenda per far riaffiorare
il tema della separazione delle carriere e della riforma del Csm». 

Intanto martedì saranno ascoltati
i pubblici ministeri dei due uffici requirenti. A Palazzo dei Marescialli
saranno sentiti i pm di Catanzaro Salvatore Curcio, Alfredo Garbati
e Domenico De Lorenzo, titolari dell’inchiesta Why not e firmatari del
controsequestro del fascicolo ordinato dopo l’identico ordine impartito
dalla procura salernitana. 

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