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12. Ecomafie e rifiuti, la sindrome campana

Di Alessio Magro il . Altre regioni, Dai territori

Abusivismo, rifiuti tossici, aggressione al territorio, incendi dolosi, è lunga la lista dei reati ambientali nel Lazio, addirittura cinque al giorno. Una regione pattumiera, a causa delle bombe ecologiche sepolte dai Casalesi in giro per il Basso Lazio e della pratica dello smaltimento illegale operata dalle industrie. Una regione che rischia il male campano: le discariche ufficiali sono colme, la camorra è pronta, i sintomi ci sono tutti.

SEI PALAZZI AL GIORNO. Nelle classifiche stilate da Legambiente (dossier Ecomafia 2007), la regione è al quinto posto per illegalità ambientali (dietro il Sud), al nono per reati relativi al ciclo dei rifiuti e al terzo riguardo al ciclo del cemento. Il trend è storico, continuerà. Il Lazio è la terra dell’abuso edilizio, subito dietro la Campania e la Calabria. Ventiduemila casi dal ’94, sei al giorno tra palazzi, balconi, verande e capannoni (una nuova costruzione ogni tre episodi). Una tendenza diminuita (un caso ogni cinque giorni) solo dopo il via libera ai condoni. E non si tratta di peccatucci veniali: ci sono anche le ville costruite a tempo di record sull’Appia Antica e nelle aree vincolate, il 6,5% del totale.

CHI SPECULA SUI CONDONI. Un dato che non tiene conto delle varianti, delle autorizzazioni e delle concessioni elargite dalle amministrazioni locali. Anche Roma è nella lista: Villa Ada, ad esempio, perde ettari di area vincolata a vantaggio di centri culturali, poli universitari e zone franche dello spettacolo. Ma è Latina l’epicentro della cementopoli laziale: un boom edilizio ingiustificato, l’abuso a ciclo continuo con oltre la metà dei reati ambientali della regione concentrati in provincia.

L’ECOMOSTRO. Ventuno scheletri in cemento armato, da anni in attesa di demolizione. È il caso di Isola dei Ciurli, in provincia di Latina, nel comune di Fondi. Anche il Lazio ha i suoi ecomostri. E come da copione ci sono anche i tentativi di condonare l’area, dichiarata definitivamente abusiva e da demolire nel ’97.

IL FIUME DEI VELENI. Anche la provincia di Frosinone è ad alto rischio. La contiguità con il Casertano, regno incontrastato degli ecocamorristi, impegnati nello smaltimento illegale di rifiuti, anche tossici. Nel Basso Lazio, la camorra ha fatto affari d’oro con la monnezza, provando poi a riciclare il denaro con la famigerata Banca industriale del Lazio. Altra attività, il supporto logistico alle imprese industriali vogliose di disfarsi a basso costo delle scorie di lavorazione. I clan campani hanno addirittura utilizzato i cantieri dell’A1 e della Tav per lo smaltimento veloce di rifiuti di ogni genere. A farne le spese i fiumi, il Liri e in particolare il Sacco, il fiume dei veleni. A tal punto che essere inquinata è adesso l’intera valle.

DIECI ANNI DI AFFARI. Una tendenza ultradecennale. Già nel ’97 si scoprì una mega-discarica abusiva alle porte di Latina, nella città di Pontinia, con sepolti almeno 8mila fusti di rifiuti tossici. Ma nessuna delle province laziali è esente dal fenomeno. Rieti e Viterbo sono le nuove frontiere dell’ecomafia. Il Noe ha scoperto un’organizzazione che ha gestito per anni circa 250mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi provenienti da tutto il Paese. Dai rifiuti ospedalieri ai fanghi tossici, stivati in discariche nel Nord del Lazio, per un guadagno milionario.

GLI ALCHIMISTI CINO-CAMPANI. A preoccupare sono anche i cartelli cino-partenopei. Dai nuovi magliari campani agli outlet cinesi nelle china-town laziali, si registra una saldatura sul mercato delle merci contraffatte. Ma anche nel traffico di rifiuti. Diverse le inchieste, diversi gli schemi. Trasformano il piombo in oro. Sul fronte dei porti, viaggiano i carichi di rifiuti industriali verso Oriente, pronti a rientrare nel biutiful cauntri come semilavorati in plastica (Dda di Roma, marzo 2007). Snodo di transito principale è Pomezia. I grandi capannoni – ufficialmente imprese regolari – accolgono rifiuti in entrata e in uscita, immagazzinano stock enormi di merce cinese pronta a finire sul mercato, legale e non. A individuare il ruolo baricentrico di Pomezia, tra l’altro, la recente operazione del Noe (aprile 2008): tre imprese tra Campania e Lazio, tonnellate di rifiuti tossici, organizzazione cino-campana.

IL PIANO RIFIUTI. Anche la questione rifiuti genera preoccupazione. Grazie alla proroga generale, la discarica di Malagrotta resterà in funzione fino al 31 dicembre. Il dopo è incerto, e la situazione non è affatto stabilizzata. In ballo la costruzione di un nuovo impianto – il gassificatore a combustione di cdr da realizzare ad Albano – da affiancare ai tre esistenti, per l’applicazione degli otto cicli di trattamento previsti dal piano Marrazzo. Il commissariamento è giunto al termine, adesso toccherà alla Regione gestire l’emergenza rifiuti.

LA SINDROME CAMPANA. Nel Lazio, come ha sottolineato Enrico Fontana (uno dei massimi esperti di ecomafia, tra l’altro responsabile dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalità), si è riprodotto lo schema che i Casalesi hanno applicato in provincia di Caserta. Discariche abusive a catena e tentativi di infiltrazione nelle società miste di gestione dei rifiuti. Che la Quinta mafia punti all’emergenza per lucrare? Gli allarmi degli ultimi mesi, eco della situazione campana, avvalorano la tesi. Il sistema laziale è in crisi e le mafie sono pronte a fiondarsi sull’affare.

LA MAFIA DEGLI INCENDI. La scorsa estate, ma non solo, ha reso insonni le notti dei vigili del fuoco. Si danno da fare i piromani nel Lazio, braccio operativo degli speculatori: Il 70-80% degli episodi è concentrato tra Frosinone e Latina, poi il litorale romano. Dal 2004 sono andati in fumo 15mila ettari (un’area grande come il XX municipio, il più esteso della Capitale. Ma è arrivata una risposta decisiva: il catasto delle aree incendiate sarà presto realtà, consentendo di attuare il divieto decennale di fabbricazione nelle zone colpite. Nel febbraio il via al progetto della Regione: entro ottobre, sarà pronta la mappa per tutti e 378 i comuni. Un enorme risultato: nel 2007 solo 31 i comuni monitorati, da ultimi posti nella classifica regionale insieme a Sicilia, Campania e Calabria. (DODICESIMA PUNTATA)

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