NEWS

Aemilia. Fine primo tempo, 125 le condanne

Sofia Nardacchione il . Emilia-Romagna

processo aemiliaSi è concluso, dopo due anni e mezzo, il primo grado del troncone principale di Aemilia, il maxiprocesso alla ‘ndrangheta emiliana.

La sentenza è arrivata mercoledì 31 ottobre, dopo quindici giorni di camera di consiglio.

148 imputati di cui 34 accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, 189 capi di imputazione, un rito ordinario e un rito abbreviato, 1712 gli anni chiesti dall’accusa. La tensione si sente, ovunque: chi è in aula attende una sentenza storica, che si aggiunge a quella di pochissimi giorni fa della Corte di Cassazione.

Francesco Maria Caruso, presidente della Corte dei Giudici, ha impiegato più di due ore per leggere tutte le pene, in un’aula pienissima, come non lo era mai stata: 125 le condanne, 19 le assoluzioni e 4 le prescrizioni. Nessuno esulta, mentre scorrono i nomi degli imputati, tutti attendono. La tensione si è accumulata anche nelle due ore di attesa per un problema tecnico, ed esplode: subito dopo la lettura della condanna di Giuseppe Iaquinta a 19 anni per associazione mafiosa, il figlio Vincenzo Iaquinta inizia ad urlare “Siete ridicoli, siete ridicoli, lo farò sapere a tutto il mondo quello che avete fatto, siete vergognosi”, rivolgendosi ai giudici. L’ex calciatore è stato condannato a 2 anni senza l’aggravante mafiosa, l’accusa aveva chiesto 6 anni.

E le urla continuano a più riprese anche dopo, da parte di alcuni degli imputati e dei loro familiari, che urlano “state giocando i numeri del lotto, bravi, bravissimi”, “Siete dei pezzi di merda”, “Siete dei porci”.

Ha colpito nel segno, Aemilia, il più grande processo di ‘ndrangheta mai celebratosi al Nord: è pienamente confermato l’impianto accusatorio che affermava la presenza di una ‘ndrina cutro-emiliana che ha agito in modo autonomo in Emilia Romagna.

Le 22 assoluzioni riguardano tutte reati minori e, a  parte alcune significative riduzioni di pena nelle condanne del rito ordinario – tutte compensate però nelle condanne del rito abbreviato – le sentenze si avvicinano molto alle richieste dell’accusa, rappresentata dai Pubblici Ministeri Marco Mescolini e Beatrice Ronchi.

Sono quasi 900 gli anni delle condanne del rito ordinario, 325 quelli del rito abbreviato.

20 anni nel rito ordinario più 18 nel rito abbreviato a Michele Bolognino, l’unico dei boss a capo della ‘ndrina emiliana a non aver scelto fin da subito il rito abbreviato (per cui è prevista la riduzione di un terzo della pena). 6 anni e 9 mesi più 16 anni a Pasquale Brescia, al centro anche del processo Aemilia Bis, all’interno del quale è stato assolto in primo grado insieme al suo avvocato Luigi Comberiati per la lettera minatoria al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi. Condannati nel rito ordinario a 21 anni di carcere a Carmine Belfiore, Gaetano Blasco, Karima Baachaoui; condannati a 19 anni Antonio Crivaro, Alfredo e Francesco Amato, Moncef Baachaoui, Francesco Lomonaco, Gabriele Valerioti. 4 anni e 6 mesi per l’imprenditore reggiano Mirco Salsi. Condannati anche tutti i cinque imputati della famiglia Vertinelli, che avrebbero permesso l’inserimento della cosca di ‘ndrangheta nel sistema economico emiliano: Palmo – definito “la lavatrice di Mano di Gomma”, cioè di Nicolino Grande Aracri – è stato condannato a un totale di 29 anni e 9 mesi di carcere; Giuseppe (1986) a 6 anni e 6 mesi; Giuseppe (1962) a 13 anni e 10 mesi.

Una notevole riduzione di pena arriva per Gianluigi Sarcone, condannato a 3 anni nel rito ordinario, rispetto ai 18 anni che aveva chiesto l’accusa, e a 16 anni nel rito abbreviato per la strategia criminale che ha permesso al clan di continuare ad operare anche dall’interno del carcere.

Riduzione di pena anche per Antonio Valerio, il più importante collaboratore di giustizia del processo, che nella penultima udienza aveva lasciato una lunga dichiarazione: Valerio è stato condannato a 6 anni e 2 mesi nel rito ordinario, rispetto ai 15 anni chiesti dall’accusa, e ad altri 5 anni nel rito abbreviato.

Dopo aver letto tutte le pene, i risarcimenti e le confische, c’è un ultimo importante passaggio: è in programma un nuovo approfondimento investigativo per valutare le testimonianze di 53 persone, ritenute non attendibili. Più volte, durante questi due anni e mezzi, si è sentita la voce del Presidente della Corte ricordare ai testimoni che rischiavano di cadere nel reato di falsa testimonianza, più volte si è sentita nella voce di chi doveva testimoniare la paura nel rispondere alle domande dei giudici. E’ una consorteria criminale che costruisce paura, quella alla sbarra nel maxiprocesso: è ‘ndrangheta, e crea omertà.

“L’udienza è tolta”, dice, infine, Francesco Maria Caruso.

Abbiamo un’altra conferma del radicamento della ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Ma, ce lo ha ricordato Antonio Valerio, la ‘ndrangheta emiliana continua ad evolversi: una parte viene bloccata e un’altra cresce, grazie anche a giovani che sono pronti ad entrare nelle fila della cosca. “Crediamo che la sentenza – ha dichiarato Enza Rando, vicepresidente di Libera, alla fine dell’udienza – sia la risposta migliore anche a queste parole inquietanti, per dare la dritta a questi giovani, offrire loro un un segnale e far capire che possono e devono scegliere una strada diversa da quella criminale che significa alla fine carcere, significa vivere una vita di nascosto”.

Leggi il dispositivo della sentenza

Libera: “La sentenza conferma che la ‘ndrangheta emiliana è una realtà criminale che ha agito in modo autonomo e si è radicata profondamente in regione”

Aemilia. La Cassazione mette un punto: la ‘ndrangheta emiliana è una realtà criminale

Trackback dal tuo sito.

Premio Morrione

Premio Morrione Finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale. Si rivolge a giovani giornalisti, free lance, studenti e volontari dell’informazione.

leggi

Narcomafie

La rivista, realizzata in collaborazione con l’associazione Libera, è stata fondata nel febbraio del 1993, all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio

Vai

Articolo 21

Articolo 21: giornalisti, giuristi, economisti che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome).

Vai

I link