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Il male di Calabria

Di Norma Ferrara il . Calabria, Interviste e persone

Liste sporche, candidati impresentabili, un codice etico per impedirle. La Commissione parlamentare antimafia, aveva intrapreso una dura battaglia  prima di questa tornata elettorale, per evitare che, ancora una volta, personaggi impegnati in politica potessero svolgere funzioni pubbliche nell’interesse dei cittadini, con l’appoggio della criminalità organizzata. Una scommessa persa, anche questa volta, ci racconta Angela Napoli (Pdl) da anni impegnata sul fronte della trasparenza e legalità, animatrice di battaglie scomode, anche per la maggioranza governativa. Insieme al collega Fabio Granata, oggi si trova a sostenere il presidente Gianfranco Fini, nell’apertura di un dibattito interno al partito, che da tempo proprio i “finiani” chiedevano con forza, soprattutto sui temi della giustizia, legalità e sicurezza dei cittadini. Con Angela Napoli, componente della Commissione antimafia,  il quadro della situazione che dalla Calabria, passa per la crisi di Governo e arriva al cuore della democrazia: la legge bavaglio in approvazione al Senato, con il Ddl intercettazioni.
Liste sporche, day after, verrebbe da dire. Qual è il bilancio , a suo avviso, di questa tornata elettorale sotto il profilo etico del rapporto mafia e politica?
E’ un bilancio che ritengo negativo perché nonostante avessimo segnalato molti politici in odore di  mafia, questi sono stati ugualmente candidati, in Calabria come in Campania  e in altre regioni. A queste, sono state anche affiancate anche altre candidature discusse. In Commissione antimafia avevamo varato il codice etico cui i partiti avrebbero dovuto attenersi. Questo non è avvenuto ma noi non ci siamo fermati. Attualmente stiamo lavorando, attraverso prefetture e forze dell’ordine, per segnalare tutti coloro i quali, seppure candidati, e in qualche caso, eletti, sono incompatibili o impresentabili nello svolgimento delle funzioni pubbliche. Il bilancio è negativo, dicevo,  soprattutto perché anche questa volta siamo costretti ad ammettere che la ‘ndrangheta ha dato il suo contributo a queste elezioni. Anche la giunta regionale neo eletta in Calabria, non è vergine, sotto questo aspetto. Lo abbiamo denunciato più volte, con scarsi risultati, in queste settimane procederemo ad una verifica congiunta con le istituzioni preposte, delle situazioni a rischio, come i comuni che avrebbero dovuto avere lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, quelli che sono stati effettivamente sciolti e infine le giunte regionali. 
I partiti quindi non hanno raccolto il vostro invito lanciato in Commissione antimafia a fare pulizia al loro interno?
No, assolutamente. Molti partiti non hanno preso in considerazione il Codice etico varato in Commissione antimafia, hanno continuato a preferire la quantità dell’elettorato alla qualità. Penso alla giunta guidata da Scopelliti in Calabria. Al suo interno ci sono ancora persone che non dovrebbero esserci, secondo quel codice etico, e poi ci sono alcuni “prestanome”, ovvero, politici che vengono presentati in luogo di altri, che non sono presentabili,  ma attingono dal medesimo bacino di voti. E’ il caso di Sculco, ex consigliere regionale, condannato, poi reintegrato, poi escluso, non si è candidato ma al suo posto c’era, una persona che faceva da “prestanome” politico.
Di recente, la Calabria è tornata al centro dell’attenzione dei media, per due vicende che hanno fatto discutere. Da un lato, Rosarno, dall’altro Sant’Onofrio, sfruttamento di lavoratori migranti e “denuncia” di presenze mafiose in processione da parte della Chiesa. Un suo commento su questi fatti e sulla reazione della società civile…
I fatti di Rosarno sono stati decisamente sottovalutati prima che esplodessero in tutta la loro violenza. C’erano state delle avvisaglie ma nessuno era intervenuto concretamente. Personalmente non me la sento di scindere i fatti di caporalato nei confronti degli immigrati che lavoravano a Rosarno dal rapporto con la ‘ndrangheta locale, pesantemente colpita infatti dall’azione della magistratura in quei mesi. Prima i Bellocco, poi i Pesce, hanno subito arresti ma la società civile non ha, a mio avviso, compreso ad oggi a pieno i fatti accaduti. Credo che non solo a Rosarno, ma un pò in tutta la Calabria, si debba riflettere attentamente sulla possibilità che altre Rosarno possano scoppiare, penso a Corigliano, Rossano e altri posti in cui ci sono raccolte stagionali e la presenza della criminalità organizzata è alta. Il 1 maggio scorso a Rosarno, durante la manifestazione dei sindacati, infatti, non ho avuto la sensazione che ci fosse una piena adesione dei cittadini e che ci fosse in generale, comprensione, del pericolo che altre Rosarno possano tornare a verificarsi da qui alle prossime stagioni di raccolta, con le stesse dinamiche, con gli stessi drammi umani. I fatti di Sant’Onofrio, dall’altra parte, hanno palesato finalmente la necessità di fare chiarezza su queste vicende che vedono i mafiosi partecipare attivamente ai riti religiosi, non solo in provincia di Vibo, ma anche nel resto della Calabria, e in altre regioni. La  scelta della Chiesa è stata finalmente chiara, ma questo accade da anni nel silenzio generale. E quel che è peggio,  continua ad accadere….
Aver seguito, da tempo, questi temi con costante attenzione l’ha fatta diventare un politico scomodo per il suo stesso Governo. Oggi, dopo le reazioni pubbliche del presidente della Camera, le dinamiche sono nettamente più chiare. Qual è la vostra posizione all’interno della maggioranza di Governo?
Sin dall’inizio della Legislatura c’è stata una presa di posizione chiara da parte nostra sui temi della legalità, sicurezza e giustizia. Sono i tre punti cardini sui quali chiediamo da tempo che si apra un dibattito all’interno della maggioranza di Governo. Questo non è avvenuto, anzi lentamente siamo stati “marginalizzati” dentro il nostro stesso partito. Penso alla mia presa di posizione durante il caso Cosentino. Insieme all’onorevole Fabio Granata abbiamo espresso il nostro aperto dissenso e siamo stati “guardati a vista” dai nostri colleghi per aver fatto questa scelta a nostro avviso coerente con i fatti e con i principi etici e legalitari. Dunque noi abbiamo percepito questo distacco e questo disagio molto prima dell’attuale “dissenso” pubblico fra Fini e Berlusconi. Abbiamo dovuto lavorare su questi temi incontrando un malessere costante. Su molte cose non ci siamo trovati d’accordo, e abbiamo tentato di attutire i danni della maggioranza di Governo su questi temi. Penso all’emendamento sui beni confiscati nella Finanziaria. Per fortuna la creazione di una agenzia nazionale per i beni confiscati ha attutito le conseguenze di quel provvedimento. Questo malessere è generale anche perché manca un vero partito unico, un progetto condiviso di Governo. Il tema della legalità non può essere ignorato, altrimenti da uno Stato democratico si scivolerà sempre più verso uno Stato anarchico. 
In questo elenco di leggi contro la democrazia rientrerebbe il ddl intercettazioni, in via di approvazione. Qual è il suo parere in merito?
In merito al Disegno di legge credo che si stia passando da un eccesso all’altro. E’ vero che talvolta la stampa ha portato in prima pagina persone non coinvolte in inchieste giudiziarie, ma nonostante questo non ha senso impedire che i cittadini sappiano notizie di interesse pubblico. Se i politici non hanno niente da nascondere, non vedo il motivo, di impedire ai giornalisti di fare il proprio dovere, attraverso restrizioni simili a quelle proposte nel Ddl.  Il tutto ovviamente sempre nei limiti consentiti dalla legge, rispettando la privacy delle persone coinvolte, ma non impedendo che ad es
empio in casi come quello recente che ha coinvolto, l’ex Ministro Scajola, ( ricordo, per tutti,  non indagato) i cittadini sappiano l’operato etico dei politici che li governano. 

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