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I retroscena dell’operazione Eolo

Di Rino Giacalone il . Dai territori, Sicilia

Oltre 500 pagine di ordinanza di custodia
cautelare quelle firmate dal gip del Tribunale di Palermo Antonella
Consiglio. Il giudice ha accolto la richiesta avanzata dai pm della
Dda del capoluogo siciliano Pierangelo Padova e Ambrogio Cartosio. In
queste pagine si coglie l’ultima delle storie della mafia trapanese
scoperte da magistrati e forze dell’ordine. Cosa Nostra è diventata
ambientalista pur di portare in porto un nuovo affare, quello dell’eolico.

Il parco realizzato alle porte di Mazara
del Vallo, composto da alti tralicci sormontati da grosse eliche che
come tante altre in Sicilia sono in attesa di produrre energia pulita,
è opera di Cosa Nostra e di politici, burocrati ed imprenditori corrotti. 

Ma anche a leggere l’ordinanza artefici
sarebbero stati politici e pubblici funzionari poco accorti o di comportamenti
“leggeri”. Da chiarire sono alcune posizioni, quelle dell’attuale
sindaco di Mazara Giorgio Macaddino che dinanzi all’attivismo del consigliere,
di opposizione, Vito Martino (Forza Italia), a favore del parco eolico
e di determinate società, non si è stupito più di tanto, e al sindaco,
risulta dalle intercettazioni, più che del parco eolico interessava
la realizzazione di un «monumento al pescatore» che la società destinataria
della convenzione si era resa disponibile a realizzare, ma anche quella
di un giornalista, Ettore Bruno, addetto stampa del Comune ma anche
tuttofare del sindaco, e usato da Martino per sapere ciò che succedeva
nella stanza del primo cittadino. 

Posizioni rimaste così nel limbo sono
anche quelle dell’imprenditore alcamese Vito Nicastri, al quale in ultimo
ha fatto riferimento l’affare imprenditoriale con la società «Eolica
del Vallo» dentro la quale finirono i rami di azienda di altre impresa.
Gli investigatori hanno definito quest’ultima società una sorta di
lavatrice, per creare una impresa pulita. 

Le reazioni. Ignazio De Francisci procuratore
aggiunto Dda di Palermo: «Cosa nostra cerca sempre appoggi nella pubblica
amministrazione. La prima frontiera della lotta alla mafia, per questo
motivo, è proprio l’azione sulle amministrazioni comunali. Cosa nostra
compie la sua scalata al potere dal basso. Quanto scoperto dagli investigatori
conferma che dove c’è business lì c’è la mafia. Nel progetto di realizzazione
del parco eolico era necessario un diretto contatto col territorio e,
in questo senso, Cosa nostra nel trapanese si muove benissimo». 

Giuseppe Linares, vice questore, Capo
della Squadra Mobile di Trapani: «C’è un patto occulto tra Cosa nostra
trapanese e alcuni imprenditori nel settore dell’energia eolica. C’era
un vero e proprio accordo di corruttela tra imprenditori e funzionari
comunali di Mazara del Vallo ma anche con un consigliere comunale dello
stesso Comune. Cosa nostra preferisce l’approccio con le imprese al
racket delle estorsioni. Negli anni abbiamo potuto verificare delle
infiltrazioni mafiose nei settori produttivi. Cosa nostra è sempre
attenta a valutare le nuove evoluzioni del settore imprenditoriale e
a cogliere la moda del momento, che nel caso specifico è quella dell’energia
eolica. È nata così una “joint venture” occulta tra imprenditori
come Luigi Franzinelli gestita con imprenditori locali del trapanese
come Melchiorre Saladino, ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina
Denaro. Dall’indagine sono emersi contatti sistematici con la giunta
comunale di Mazara del Vallo. Secondo i magistrati non si tratta di
condotte penalmente rilevanti – ha continuato – probabilmente, ora,
le valuterà l’ autorità amministrativa». Linares, che ha ricostruito
gli sviluppi dell’indagine, a cui hanno contribuito in modo rilevante
le intercettazioni, ha spiegato che «una peculiarità della mafia trapanese
è la sua capacità di infiltrarsi nei settori produttivi, attraverso
la costituzione di società affidate a persone non legate alle cosche
che partecipano direttamente agli affari». 

Carlo Vizzini, senatore, Pdl: «Imprenditori,
politica, pubblica amministrazione e l’immancabile controllo della mafia.
Uno schema ormai consueto nel quale appare addirittura un imprenditore
di Trento e l’ombra del super latitante Matteo Messina Denaro. Questo
metodo che uccide la libera concorrenza e consente a Cosa nostra di
controllare gli affari uccide l’economia siciliana, distrugge ogni possibilità
di crescita con la complicità di una politica irresponsabile e di una
pubblica amministrazione assolutamente permeabile dal malaffare mafioso.
Diventa sempre più difficile l’impegno dei magistrati e delle forze
dell’ordine che debbono combattere contro un sistema inquinato in cui
spesso pezzi delle istituzioni non sono al servizio dello Stato ma della
mafia». 

Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi: «Sono
felice, da dilettante dell’antimafia, di avere indicato l’obiettivo
che era davanti agli occhi di tutti, e mi chiedo perchè i professionisti
dell’antimafia abbiano preferito tacere quando l’evidenza dello stupro
e dello sfregio alla Sicilia sostituiva al simbolo della coppola – a
loro tanto caro – quello delle pale eoliche». Per Sgarbi «le pale
eoliche, non soltanto rappresentano il più evidente punto di congiunzione
fra potere politico, potere economico e potere criminale, ma oltre agli
interessi mafiosi rappresentano una truffa oggettiva per l’assoluta
inadeguatezza, insufficienza e inefficienza, producendo energia in misura
assolutamente inferiore a quella promessa». Secondo il sindaco di Salemi,
«è evidente che il vero mafioso non è quello che stai cercando e
che conosci, ma quello che non conosci ancora e che ha potuto godere
di una copertura, anche attraverso la straordinaria campagna pubblicitaria
a favore dell’eolico, illudendo e mistificando rispetto alla produzione
di energia pulita». 

Nello Musumeci, vice segretario nazionale:
«Quando a dicembre denunciammo infiltrazione mafiosa nel mercato dell’eolico,
coniando il termine “eolo-mafia” abbiamo richiesto l’intervento
delle commissioni antimafia, nazionale e regionale, per affrontare questa
grave minaccia all’economia siciliana. Oggi, dopo la brillante operazione
a Trapani, rinnoviamo quell’invito perchè l’economia siciliana, in
settori centrali come l’energia, è minacciata dagli interessi di Cosa
nostra».

«Sull’eolo-mafia è necessaria la massima
mobilitazione e, presto, va organizzata una grande iniziativa assieme
a quanti, come Vittorio Sgarbi, hanno denunciato queste azioni criminali
che danneggiano il paesaggio e la nostra economia». 

Una curiosità. Cosa nostra di Mazara
del Vallo, con l’appoggio del consigliere comunale Vito Martino di Forza
Italia, arrestato oggi da carabinieri e polizia, stava progettando la
installazione di una stamperia che avrebbe dovuto realizzare monete
da due euro false, utilizzando le vecchie 500 lire. Il particolare emerge
dall’indagine «Eolo». Due dei personaggi coinvolti nell’indagine,
Melchiorre Saladino, ritenuto vicino al boss Messina Denaro e il consigliere
Martino sono andati nel bresciano per contattare un falsario che avrebbe
dovuto consegnare loro il macchinario per trasformare le vecchie 500
lire in monete da due euro. I soldi dovevano poi essere fatti girare
nei supermercati trapanesi vicini alla mafia, ma non se ne fece niente
perchè non fu possibile reperire il macchinario».

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