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Lecco: messaggi intimidatori in ‘stile mafioso’ a giornalista e Prefetto

Luca Cereda il . Informazione, Lombardia

Prefettura LeccoTra febbraio ed aprile di quest’anno, il cronista de Il Giorno Daniele de Salvo ha ricevuto due minacce in stile mafioso, infido e subdolo: «In entrambe le occasioni ho trovato nella cassetta delle lettere, ritagli di giornale che riportavano miei articoli che si occupavano di mafia con segni e tagli», racconta de Salvo. Anche sulla foto del Prefetto di Lecco.

Il fango

Il primo articolo riportato, riguardava un’interdittiva antimafia del Prefetto lecchese Michele Formiglio che ha colpito un ristorante. “Spritz con il retrogusto amaro della ‘ndrangheta. Per questo il bar vista lago, simbolo della movida cittadina, è stato chiuso per la seconda volta. A ordinare la serrata del Cermenati dell’omonima piazza Mario Cermenati di Lecco, proprio sul lungolario, è stato il prefetto Formiglio, che ha emesso un’interdittiva ai titolari che gestiscono lo storico locale, che, tra sorella, cugina, genero, nipoti, è stato anche di proprietà dei familiari del boss Franco Coco Trovato. Trovato a 72 anni superati, sta scontando l’ergastolo in un carcere di massima sicurezza”. Questo l’attacco del pezzo del 7 dicembre 2019 di Daniele de Salvo su Il Giorno.

Usando un taglierino, sul foglio del giornale sono state apposte croci sulla foto del Prefetto e sulla firma in testa all’articolo.

Due indizi fanno una prova quando si tratta di mafiosità

Il secondo ritaglio di giornale con un articolo a firma di de Salvo, riguardava il funerale del fratello, incensurato, del boss di ‘ndrangheta Franco Coco Trovato, «e allo stesso modo c’era una croce sulla mia firma»

Dopo il primo episodio il giornalista ha lasciato correre, pensando ad un «atto puerile, ma dopo il secondo non è stato più possibile consideralo tale». Il cronista, non essendo coinvolto solo in prima persona, ma avendo trovato sfregiato anche il volto della foto di Formiglio, si è recato alla caserma dei Carabinieri: «loro mi hanno invitato sporgere denuncia contro ignoti. Faranno il loro lavoro e io continuerò a fare il mio – spiega -. Non lo sottovaluto, perché è un episodio fastidioso, ma non voglio enfatizzarlo perché oltre questo non è successo niente».

La “scorta mediatica” dei giornalisti

L’Associazione Lombarda dei Giornalisti – Alg – «ancora una volta è costretta a denunciare minacce nei confronti di chi, cronista attento e puntuale, racconta i fatti della provincia lombarda e illumina le situazioni scomode dei nostri territori». Nella sua nota, l’Alg chiede alle autorità «di verificare quanto accaduto, accertare le responsabilità e agire a tutela del diritto di cronaca e della difesa della libera informazione». Allo stesso modo, il sindacato dei giornalisti lombardi esprime solidarietà e vicinanza al Prefetto di Lecco, impegnato in prima persona nella lotta alla criminalità organizzata.

«Chiunque lavori facendo della trasparenza e della verità la sua missione – conclude l’Associazione Lombarda dei Giornalisti – non deve restare isolato. Per ognuno di loro la comunità deve diventare “scorta mediatica”. Si difendono infatti le persone minacciate, ma contemporaneamente anche i diritti dei cittadini in tema di libertà, legalità e informazione».

La solidarietà della politica

Sulla vicenda sono intervenuti alcuni esponenti del mondo politico e amministrativo del territorio. Così si è espresso il consigliere regionale del Pd Raffaele Straniero: «Esprimo tutta la mia più sentita solidarietà al prefetto di Lecco, Michele Formiglio, e al corrispondente del Il Giorno, Daniele De Salvo, vittime di gravi messaggi intimidatori di stampo mafioso. Io e tutto il Partito democratico non smetteremo mai di combattere la criminalità organizzata e saremo sempre a fianco di coloro che, come Formiglio e De Salvo, si battono in difesa della legalità».

Vicinanza anche dal sindaco di Dervio Stefano Cassinelli, amministratore locale e giornalista. «Voglio esprimere piena solidarietà al prefetto Formiglio per il grave episodio che lo ha interessato. In questi mesi abbiamo collaborato sul fronte droga e ben so quanto sia determinato il suo impegno verso la criminalità. Da parte mia, quale giornalista oltre che sindaco, sento il dovere di esprimere altrettanta solidarietà al collega giornalista anche lui oggetto di minacce».

Raccontare con penna e taccuino la mafia e l’antimafia

Le ultime parole de Salvo le riserva a questo atto mafioso, nella sua sostanza e nel suo intento: «mi porterà, nel mio lavoro di giornalista, a dare ancora più voce al contrasto alla mafia delle istituzioni, della magistratura e delle forze di polizia. Quanto mi è accaduto mi rende ancora più determinato e convinto nel dare spazio a notizie che danno voce alla lotta alla criminalità organizzata e alle attività di promozione delle legalità».

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