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Attentato alla “Morvillo Falcone”, svolta nelle indagini

Di Antonio Nicola Pezzuto il . Puglia

Svolta nelle indagini sull’ attentato alla “Morvillo Falcone”. E’ stato fermato un uomo di Copertino, Giovanni Vantaggiato, di 68 anni, titolare di un deposito di carburanti agricoli. La confessione è arrivata al termine di un lungo interrogatorio durato quasi dodici ore negli uffici della Squadra Mobile di Lecce. Ad incastrarlo, le immagini degli impianti video della zona che, non solo hanno ripreso l’ uomo mentre premeva il telecomando, ma hanno, anche e soprattutto, ripreso due auto di sua proprietà. Inoltre, un’ ulteriore prova della presenza del Vantaggiato sul luogo della strage, proviene dalle celle telefoniche: il telefonino di Vantaggiato, infatti, avrebbe agganciato il ripetitore che copre la scuola “Morvillo Falcone” all’ ora dell’ attentato. Elementi considerati dagli inquirenti molto significativi.

Adesso, per l’ uomo, si configura il reato di strage, aggravato da finalità di terrorismo. Ha infatti ammesso di avere fabbricato l’ ordigno, di averlo posizionato e di averlo fatto esplodere di giorno perché la notte non c’ era nessuno. Questa la sua ammissione di colpevolezza. Tutto chiaro? La storia finisce così? No. È proprio il Procuratore Cataldo Motta ad affermarlo nella conferenza stampa tenutasi oggi presso la Procura di Brindisi: «Il movente è uno degli aspetti che non convince, non lo sa dire. Ha ammesso la propria partecipazione ma per il resto non è convincente. Il contenuto dell’ interrogatorio non è convincente. Ha parlato di generici problemi economici. Ha spiegato di avercela con il mondo, ma in realtà non sappiamo perché l’ ha fatto. Ora abbiamo un punto di partenza ben preciso, le indagini proseguono, andremo avanti. Sono in corso altre perquisizioni, ci saranno altri interrogatori».

Il Procuratore Motta ha ammesso, inoltre, che Vantaggiato ha competenze elettro-tecniche ed ha sottolineato che è stata determinante, ai fini delle indagini, l’ individuazione delle auto riconducibili all’ uomo. Il capo della Dda ha anche evidenziato l’ eccessiva pressione mediatica durante tutta la fase delle indagini: «Sono stato costretto a mentire spesso, il che mi ha messo molto in difficoltà perché non sono abituato a farlo», e ha ringraziato pubblicamente le forze di polizia. Durante la conferenza il Procuratore Generale Vignola ha tenuto a ribadire la completa armonia e sinergia tra le Procure di Lecce e Brindisi.

Infine, Motta ha precisato che non si può escludere né la presenza di un mandante né di eventuali complici. Quindi, a 19 giorni dalla morte della povera Melissa, si conosce l’ autore materiale, reo confesso, di questo crimine, ma come confermato dagli inquirenti, la completa verità deve ancora arrivare. Tutti l’ aspettiamo perché sia fatta vera giustizia.

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