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Linares: “La vera rivolta deve essere culturale”

Di Rino Giacalone il . Sicilia

“Un sistema criminale complesso, che si muove sul territorio e che ha
dinamiche molto spesso sottili, infide, tortuose. Cosa Nostra trapanese
ha questa specificità; – così descrive la mafia trapanese, Giuseppe Linares, capo della squadra mobile di Trapani, subito dopo la conferenza stampa per l’operazione Golem II. Dopo il blitz che ha fatto terra bruciata intorno al latitante numero uno, Matteo Messina Denaro, l’analisi di Linares  e le specificità di una mafia dalla testa affaristica trapanese ma che si porta dentro l’anima criminale dei Corleonesi.

Si dice che la mafia c’è in quei territori dove c’è grande illegalità, in questa provincia, a Trapani, dove gli arresti e le condanne hanno confermato una forte radicata presenza di Cosa Nostra, dei suoi affiliati, e dei suoi complici, si deve dire allora che resiste una marcata illegalità?

«Io non parlerei di una situazione dilagante di illegalità – risponde il vice questore e Capo della Squadra Mobile Giuseppe Linares a fine della conferenza stampa di lunedì scorso a poche ore dagli arresti dell’operazione Golem 2 – parlerei di un sistema criminale complesso che si muove sul territorio e che ha dinamiche molto spesso sottili, infide, tortuose. Cosa Nostra trapanese ha questa specificità, ricerca clientele particolari, rapporti di natura mutualistica con pezzi del corpo sociale e sopratutto coi settori che sono produttivi, creando joint-venture occulte, anche per creare un tessuto di consenso all’interno del corpo sociale. Il fermo ora disposto dalla Procura Antimafia di Palermo ci consegna un substrato di soggetti disponibili, senza ritorno economico, a venire incontro ai desiderata dell’associazione mafiosa».

Le novità dell’operazione Golem 2, quella che ha colpito il mandamento mafioso di Castelvetrano, quali sono, se ci sono?

«Di nuovo non c’è nulla se non il patto scellerato tra pezzi della società trapanese, tra imprenditori, tra la borghesia che qui silentemente continuano a nutrire questo consenso, adorazione, stima, subiscono questo fascino sottile, suadente del boss latitante e quindi dell’intero sistema mafioso».

Quanto vi siete avvicinati al capo mafia latitante Matteo MessinaDenaro con queste indagini?

«Nelle intercettazioni, nei pedinamenti, nei servizidi video sorveglianza, la figura che Matteo Messina Denaro aleggiasse quasi fisicamente attorno ai soggetti che sono stati ora arrestati, è stata presente per oltre due anni. È chiaro che la cattura del latitante è l’aspetto particolare, ma perchè il latitante venga preso vanno consegnate all’autorità giudiziaria le prove a carico dei favoreggiatori, dei soggetti che compongono l’associazione mafiosa. Continuando con questa strategia la cattura del latitante, per usare le stesse parole di Messina Denaro, è quasi un assioma».

A dargli la «caccia» un pool costituito da investigatoritrapanesi, palermitani, romani.

«È una strategia precisa della direzione centraleanticrimine, che per tutti i latitanti più importantidella Sicilia ha stabilito l’interazione, qui tra la conoscenza storica della Squadra Mobile di Trapani, la forza d’urto della Squadra Mobile di Palermo e la capacità di analisi del colleghi del Servizio Centrale Operativo, tutto questo ha portato a creare un gruppo forte, compatto, che ha grandi possibilità di manovra sul territorio e che ha portato a due importanti operazioni antimafia in meno di un anno».

Ma la mafia un giorno potrà essere davvero sconfitta?

«La mafia potrà avere fine quando si arriverà ad una seconda rivoluzione culturale, quando si capirà che Cosa Nostra non è solo organizzazione di natura militare ma pone in essere reati di natura imprenditoriale. Quando si capirà che si può essere mafiosi senza essere organici a Cosa Nostra, più che la struttura Cosa Nostra è pericoloso il pensiero di Cosa Nostra, è pericoloso il modo molto pervasivo con cui questo pensiero può permeare interi settori del corpo sociale. Quando questo sarà ammesso allora noi avremmo una seconda rivoluzione culturale da cui partiranno le basi per potere veramente mettere fine al cancro mafioso».

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