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La Puglia libera il bene

Di Andrea Aufieri il . Puglia

La sala conferenze della prefettura di Lecce ha assistito venerdì scorso al seminario formativo della Regione Puglia sul bando “Libera il bene”. A presentarlo il prefetto Mario Tafaro, l’assessore alla Trasparenza Guglielmo Minervini, il coordinatore regionale di Libera don Raffaele Bruno e Roberto Covolo dello staff di Bollenti spiriti, la branca dedicata alle politiche giovanili della Regione.

Nel suo intervento introduttivo il Prefetto ha inteso sottolineare quanto il bando regionale rappresenti un momento significativo della lotta all’illegalità, perché vede cooperare gli enti locali, la magistratura e la società civile, in funzione non del momento negativo della legge quanto piuttosto delle dinamiche sociali e nell’interesse della collettività. Una società che riesce a unirsi in funzione di un’utilità collettiva, superando la fase della ribellione al fenomeno mafioso, non può più temere ritorsioni. Tutto questo acquisisce una duplice importanza: sul piano materiale va riconosciuto il ruolo dell’istituzione regionale, che ha avuto premura di introdurre questo bando nella pianificazione economica. Su quello simbolico e sociale, è importante il contributo di Libera, e si sono già visti i risultati in Sicilia e nella provincia di Brindisi, dove l’associazione ha assunto tutti gli aspetti dell’impegno civile: attraverso la lotta alle mafie, attraverso il recupero di luoghi e di persone perchè fare in modo che le persone possano gestire luoghi e terreni appartenuti ai mafiosi significa restituirli al valore della cittadinanza.  

Minervini sottolinea l’ attenzione dedicata al bando da parte di tutte le prefetture pugliesi e ricorda che questo passo non è il primo fatto dalla Regione verso una gestione collettiva dei beni confiscati, perché prima di arrivarci si è condiviso il protocollo d’intesa per recuperare questi beni. Non si poteva infatti continuare ad affidarsi alla buona volontà dei singoli attori locali, ma attraverso le prefetture bisognava costruire una rete per giungere ai fatti. Una convergenza importante e necessaria in un periodo di particolare compressione delle finanze comunali, che rischiava di trasformare un atto dovuto in una beffa, visto che la diretta amministrazione dei beni confiscati da parte dello Stato significa spesso che terreni e locali erano abbandonati a sé stessi, facendo rimpiangere i tempi della presunta efficienza mafiosa. Una gestione virtuosa di questi beni rappresenta invece l’affermazione della legalità come opportunità di riscatto e di crescita contro l’arroganza e la violenza. Perché si è capito che la confisca dei beni alle mafie, simboli di potere, rappresenta uno strumento davvero efficace, perché si colpisce questo potere al portafoglio, ovvero nel cuore pulsante del sistema. 

Oggi però  c’è molta preoccupazione di fronte all’emendamento del Senato all’ultima legge finanziaria, perché questo avalla l’utilizzo di strumenti legislativi autorevoli per rimettere i beni confiscati sul libero mercato, dunque sbilancia lo Stato nel rapporto di forza contro l’illegalità, mercificandolo come a dire che tutto può essere comprato. In gioco c’è la possibilità di un contrasto effettivo alle mafie, e questo bando è uno strumento per superare le difficoltà burocratiche, procedurali, logistiche, con un obiettivo: la crescita della cultura della legalità e della democrazia, gli obiettivi finanziari seguiranno.  

Don Raffaele Bruno, referente regionale di Libera ricorda “la bella”di Cerignola, qualità di oliva a marchio Dop, raccolta dalla cooperativa di Mesagne su un terreno confiscato in provincia di Foggia e gli altri prodotti: i tarallini, il vino, i pomodori secchi, ed il primo carciofo biologico del Salento. E le storie che stanno dietro alla qualità di questi prodotti hanno nomi e  cognomi. Di ragazzi finora non inseriti nel mondo del lavoro, o ex tossicodipendenti, o adulti fuori dal giro perché detenuti. Oggi ci si allarma perché si rischia di perdere una battaglia per la legalità non solo simbolica,  cominciata nel 1995 con la proposta di legge di iniziativa popolare. Ci sono storie che ci fanno capire quanto sia stato importante finora l’impegno di Libera, perché con il riscatto dei terreni confiscati avviene spesso il riscatto degli uomini stessi, anche loro confiscati dalle mafie, per mancanza di alternative. I progetti fin qui realizzati testimoniano un risveglio civile dei cittadini e un impegno comune per la dignità e il lavoro. Don Bruno ricorda anche che coloro che hanno subito una confisca saranno interessati a ristabilire il proprio domino sull’oggetto posseduto grazie a proventi illegali: è il primo segnale del potere e del dominio sul contesto, è un simbolo che non possiamo permettere di far prevalere. La risposta sta nella capacità della società civile di fare rete: associazioni che dialogano con enti per superare egoismi e campanili.  

Roberto Covolo, per il gruppo di Bollenti Spiriti illustra il bando “Libera il bene”, partendo dall’assunto che ha caratterizzato le politiche giovanili dell’amministrazione Vendola, che considera i giovani come risorsa per il territorio: i comuni nella cui giunta siedono giovani con meno di trent’anni sono quelli più prosperosi e aperti allo sviluppo. Per questo si è scelto di investire circa cento milioni di euro negli ultimi tre anni per finanziare nuove idee nei settori del sociale, dell’industria della conoscenza, nell’impresa giovane. Con un metodo che è stato anche premiato dall’Unione Europea nell’ambito del 2009 come anno europeo della creatività e dell’innovazione, perché favorisce la trasparenza, la prossimità e la partecipazione.

Libera il Bene è un bando a sportello che impiega fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) che finanzierà progetti per un massimo di 750mila euro con un impegno complessivo di sei milioni e mezzo, la cifra più significativa che sia stata mai impiegata in Europa per la gestione di beni confiscati. È indirizzato agli enti locali, ma è rilevante l’immediata indicazione del soggetto gestore, vero fulcro della scommessa. Nel formulario di candidatura si chiede inoltre di raccontare il progetto e ai comuni e province di partecipare al cofinanziamento per il 10% della somma richiesta. Il finanziamento coprirà le spese murarie, l’acquisto, l’impiantistica, lo start-up. 

In conclusione ricordiamo le parole finali della relazione dell’assessore Minervini, che descrivono bene il senso della giornata come dell’iniziativa: «Se il male si propaga, anche il bene, se si libera è viatico di speranza per la crescita della legalità». 

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