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Incontro con John Mpaliza il “Peace Walking Man” italo-congolese

di Maria Regina Brun* il . Lombardia

Alcuni giorni fa un gruppo di studenti e studentesse, al mattino, e i rappresentanti di diverse associazioni, l’assessore provinciale Elena Magri e singoli cittadini, alla sera, hanno incontrato il “camminatore per la pace”John Mpaliza, un giovane ingegnere informatico cittadino italiano, residente a Reggio Emilia ma di origine congolese, che transitava in quella giornata per le strade della nostra provincia. John Mpaliza, conosciuto anche oltre oceano come il Peace Walking Man, dopo quasi 15 anni di vita “normale” in Italia, nel 2010 ha cominciato a interrogarsi su come essere utile al suo paese d’origine, la Repubblica Democratica del Congo e agli altri paesi martoriati dalle guerre. Guerre che sono alla base dell’esodo di intere popolazioni verso i paesi non in guerra. E così John ha scelto di mettersi in cammino perché, come racconta sempre alle persone che incontra : «Non ho nulla, ma ho due gambe e posso usare quelle».

Tra le sue marce per la pace più significative ci sono la Reggio Emilia – Santiago de Compostela nell’estate 2010, la Reggio Emilia – Roma nel 2011 (dove ha incontrato alcuni parlamentari italiani), la Reggio Emilia – Bruxelles nel 2012 (dove nella sede del Parlamento Europeo ha richiesto alle Istituzioni europee di interessarsi di più alla crisi della regione africana dei Grandi Laghi e dove in questi giorni alcuni parlamentari europei si sono attivati), la Reggio Emilia –Verona e la Reggio Emilia – Reggio Calabria nel 2014. In questi giorni, il 3 maggio, John ha iniziato la Marcia per la Pace e la Giustizia da Reggio Emilia diretto ad Helsinki, con il sostegno della rete di Libera International. Ma il suo marciare non è mai un cammino solitario: per alcuni tratti a lui si uniscono altre persone, ma soprattutto ad ogni tappa c’è un gruppo ad accoglierlo, ospitarlo ed ascoltarlo. Come è accaduto anche qui a Mantova. John si è presentato anche a Mantova con il suo pesantissimo zaino, con la sua chitarra, con le sue bandiere (della pace, della R.D.Congo e di Libera).

Con semplicità e con un grande sorriso contagioso ci ha salutati con il canto swahili “Hakuna Matata” (Non ci sono problemi). Poi con molta modestia ci ha informati sul senso della sua marcia: Ogni estate, dal 2010, organizzo una marcia di sensibilizzazione per denunciare il dramma silenzioso che vive il popolo congolese dal lontano 1996. Anche se dopo ogni marcia mi auguro sia l’ultima, anche quest’anno camminerò insieme a tanti altri amici per continuare la campagna di sensibilizzazione che in Italia ed in Europa sta contribuendo a rompere il muro di silenzio sulla guerra in atto nella R.D. Congo, una guerra economica che, in meno di 20 anni, ha già causato circa 8 milioni di vittime, con circa 4 milioni di donne che hanno subito violenze sessuali come arma di guerra! Le ragioni di questo dramma sono molteplici ma si possono ricondurre allo sfruttamento illegale e traffico delle ricchezze minerarie della RD Congo da parte di alcuni paesi, lontani e vicini e multinazionali, spesso e volentieri, con la complicità dei governanti locali. Non sembra proprio questo il momento di dormire dopo i massacri, nel mese di gennaio, di un centinaio di giovani congolesi che manifestavano, pacificamente, contro il cambio della Costituzione/legge elettorale che avrebbe permesso al dittatore Joseph Kabila di prendersi un terzo mandato. Non è il momento di dormire, proprio non all’indomani dell’approvazione della nuova e democratica legge elettorale in Burkina Faso e delle elezioni con esito positivo in Nigeria, che ha ridato speranza a tanti di noi che hanno a cuore le sorti della nostra patria e del nostro continente in generale.” John ha spiegato quanto sia difficile il percorso che ha intrapreso, perché “essere camminatore per la pace significa anche sofferenza fisica, morale e psicologica; significa camminare col caldo e col freddo, col bello e brutto tempo; significa continuare a camminare anche quando non hai più un soldo in tasca o quando sei stanchissimo, perché devi arrivare in un posto dove ti aspettano tante persone che vogliono sentire quel messaggio di pace che ti porta a marciare decine di chilometri al giorno come un matto…. per spiegar che, nonostante tutto il marcio, le guerre, le carestie, le ingiustizie che ogni giorno viviamo o conosciamo, il mondo non è condannato. Sono convinto che proprio grazie alla ricerca della pace, si possa arrivare ad un mondo caratterizzato da una maggiore giustizia sociale”. Durante l’incontro con gli studenti ha inoltre proposto la visione di un breve documentario del TGLeonardo sul coltan, perché la guerra di cui John è testimone nel suo Paese e di cui è vittima (il papà è stato ucciso e una sorella rapita) gira intorno al coltan, minerale necessario a far funzionare tutti gli apparecchi elettronici di uso quotidiano. John ha spiegato che: la vita di molti congolesi dipende dal nostro accendere o meno il cellulare la mattina, perché l’80% della produzione mondiale e riserve mondiali di coltan sono nella RD Congo e, senza coltan, oggi sarebbe come tornare all’età della pietra per la tecnologia”. E quindi ci ha sollecitati, ora che siamo venuti a conoscenza della violenza e dell’ingiustizia che sta alla base dei nostri strumenti elettronici, a fare delle scelte concrete per facilitare la fine di questi conflitti mediante un uso responsabile della strumentazione elettronica, con l’ acquisto di prodotti elettronici di società che stanno avviando un percorso di responsabilità sociale d’impresa e che non acquistano i minerali da zone di guerra e rispettano i diritti dei lavoratori che producono cellulari, smart-phone, tablet, console e ogni altro strumento elettronico (esiste già una linea di cellulari chiamati Fairphone). E ha terminato gli incontri, dopo aver ribadito ulteriormente che “I problemi del Congo nelcontesto africano sono anche i problemi di altri Paesi che subiscono la prepotenza e lo sfruttamento da parte delle multinazionali e degli Stati industrializzati… Camminare affrontando e parlando ogni giorno dei problemi di questi Paesi credo possa aiutare in particolare i giovani a capire meglio il mondo e le ingiustizie che li circondano, con la speranza che domani, quando saranno loro a prendere le decisioni, agiscano per il bene di tutti, del Congo, dell’Africa, dell’Italia, dell’Europa, di Madre Terra”, usando le parole di Gandhi “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

(Articolo a cura di Maria Regina Brun – insegnante)

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