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L’Authority anticorruzione in provincia di Latina

di Graziella Di Mambro il . Lazio

L’Autorità nazionale anticorruzione si occupa per la prima volta della provincia di Latina e comincia da Minturno. Forse non poteva essere altrimenti. E’ l’ultimo Comune pontino in senso geografico, poi viene Caserta, il litorale domizio con le mozzarelle, la prostituzione, il supermercato della droga e lo sfruttamento dei “niri” per l’agricoltura e la criminalità. Tutto questo pesa, ha tanto pesato su Minturno: un passato oscuro, un presente difficile, un futuro incerto. Lo si dovesse giudicare da certi fatti di cronaca vicini e lontani sarebbe un “perfetto Comune del casertano”: il 13 marzo del 1990 un vigile urbano, Salvatore Rotondo, venne ucciso da due sicari in moto rimasti sconosciuti. In quello stesso anno un regolamento di conti tra casalesi e Mozzoni lasciò cadaveri nella zona tra Spigno Saturnia e Minturno. E’ stata l’unica città a aver dovuto dichiarare il dissesto finanziario, conta un record di abusivismo edilizio, è stata al centro di uno scandalo dei rifiuti che, alla fine del processo, ha accertato il coinvolgomento di amministratori e dirigenti dell’ente. Ecco tutto quello che il presidente dell’Autorità, Raffaele Cantone, ancora non sa e che si aggiunge alla contestazione formale dei giorni scorsi sulla totale assenza di trasparenza del sito internet istituzionale.

Qui l’amministrazione ha ceduto per 30 anni ad una onlus, l’Ismef, la proprietà della vecchia fabbrica di mattoni Sieci perché questa fosse ristrutturata e diventasse sede dell’Università del mare e ospitasse corsi di formazione professionale. I corsi si sono tenuti e sono già costati 700mila euro ma non dentro l’ex Sieci, nella quale non è stato avviato neppure mezzo intervento, bensì nel Castello baronale, concesso in uso sempre all’Ismef in via temporanea in attesa del restauro della Sieci. E così oggi l’amministrazione per tenere qualunque appuntamento di prestigio nel «suo» Castello, più volte ristrutturato con fondi pubblici, deve chiedere il permesso alla Onlus Ismef. E nessuno si scandalizza.

Nel ruolo del Tar di Latina il maggior numero di ricorsi per abusi edilizi riguarda il territorio del Comune di Minturno, assurto più volte ad emblema dello sfruttamento selvaggio del territorio attraverso una cementificazione senza freni. Tra le lottizzazioni illegali si potrebbe scegliere a caso ma lo scettro deve per forza di cose andare al complesso denominato «Monte Ducale»: nel 2001 la srl omonima ottenne dal Comune di Minturno quattro autorizzazioni a costruire «ricoveri agricoli» su 25 ettari di collina con vista mare, che in realtà furono immediatamente frazionati in 50 lotti per farne civili abitazioni; quando nel 2005 arriva la Procura di Latina erano state già realizzate otto villette; 14 le persone processate e condannate tra cui dirigenti dell’ente; gli immobili che hanno sotteso l’inchiesta sono stati confiscati e assegnati di diritto allo stesso Comune che aveva fatto finta di autorizzare depositi agricoli e non si era accorto che nel frattempo erano diventate villette. Ovviamente a circa un anno dalla definitiva assegnazione il Comune non ci ha ancora messo piede né li sta utilizzando oper fini sociali come vorrebbe la legge.
Nel 2013 il Tribunale di Latina ha definitivamente accertato che il pluriennale contratto con la Eco Ego in realtà rappresentava una truffa ai danni dell’ente e per questa ragione sono stati condannati funzionari e amministratori dell’ente insieme ai vertici della società concessionaria. Il Comune non è stato parte civile e ha lasciato i condannati al loro posto. Il giorno dopo la sentenza è stato costretto a risolvere il contratto con EgoEco e ha avviato un contratto provvisorio con altre imprese che va avanti di proroga in proroga con un aumento progressivo dei costi. Non si sa ancora quando verrà completata la procedura del nuovo appalto e il deposito locale dell’immondizia è stato sequestrato più volte. La Procura ha avviato una nuova indagine sulla gestione dei rifiuti a Minturno, tuttora in corso.
Un numero non disprezzabile di figure apicali dell’ente ha avuto più di qualche problema con la giustizia. Tra questi Carmine Violo, uno dei condannati del processo per i rifiuti (con pena accessoria dell’interdizione pur non passata in giudicato) è responsabile del servizio lavori pubblici; e poi c’è Antonio D’Angelo, storico dirigente del servizio per le autorizzazioni ambientali e paesaggistiche, condannato per reati legati agli abusi edilizi, rimosso solo dopo che è passata in giudicato la sentenza e su parere dell’Authority; e a questi si aggiunge il responsabile del servizio condoni che nel curriculum ha indagini per abusi edilizi sul territorio comunale. D’altro canto gli abusi sono così tanti che l’amministrazione ha dovuto convenzionare una squadra di geometri esterni per la valutazione delle pratiche di condono e non li ha mai pagati; dopo 14 anni di insolvenza i tecnici esterni hanno ottenuto il decreto ingiuntivo iscritto tra i debiti dell’ente. Sulle consulenze esterne sono stati presentati diversi esposti alla Corte dei Conti e una delle modalità di controllo preliminare è proprio la loro pubblicazione tempestiva sul sito internet, nell’albo pretorio on line. Dato, che come altri, non è possibile reperire ed è uno dei motivi per i quali è intervenuta, appunto, l’Autorità anticorruzione. Divenuta famosa per essere la città di Romolo Del Balzo, ex consigliere regionale del Pdl ed ex assessore provinciale, Minturno in realtà custodisce molti altri guai e personaggi ed è tuttora la città che più di altre ha rappresentato quel limbo grigio che unisce certe illegalità alla politica e alla burocrazia, rimaste impermeabili a qualunque cambiamento. Qualcuno doveva pur metterci le mani, lo ha fatto l’Authority per prima.

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