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Comune Reggio Calabria, Napoli «Grave contiguità con cosche»

Di no.fe. il . Calabria

Liberare il voto, ripartire dalla partecipazione dei cittadini, investire su una politica di qualità, sostenere la Commissione che per i prossimi 18 mesi dovrà lavorare per rimettere in piedi il Comune. Cosi Angela Napoli, deputata Fli, componente della Commissione parlamentare antimafia, fra le più attive a battersi in questi anni contro ‘ndrangheta, malaffare e mala politica, guarda al day after, dopo il decreto di scioglimento del Comune di Reggio Calabria, guidato da Demetrio Arena, Pdl. «Lo scioglimento per “contiguità” non indica una minore infiltrazione della ‘ndrangheta, come qualcuno ha commentato oggi, ma l’esatto contrario. Non ho ancora letto la relazione della commissione ma per sapere le ragioni di questo provvedimento basta raccogliere le cronache giudiziarie degli ultimi anni». Era tutto già lì, secondo Angela Napoli, il peggio della “contiguità” ora sancita da una relazione della Commissione d’accesso, fra pezzi delle istituzioni e le cosche – i locali – di ‘ndrangheta. A colloquio con Angela Napoli per una l’analisi di questa “prossimità” fra istituzioni e ‘ndrine,  dei rapporti mafia – politica e uno sguardo al domani dei reggini. Per capire da dove ripartire e come. 
Il Comune di Reggio Calabria viene sciolto per mafia e il ministro dell’Interno sceglie l’espressione “contiguità con la ‘ndrangheta” per dare notizia del provvedimento. Perché secondo lei?
Oggi, in molti, hanno voluto intendere quella parola con un significato più leggero, rispetto al consueto “infiltrazione”. E invece, vorrei dire, che è esattamente il contrario. L’infiltrazione è legata a casi specifici in cui si ravvisa ingresso di affari criminali, contatti mafiosi, con parti della pubblica amministrazione. Contiguità spiega invece che la questione è più estesa, meno individuabile in pochi casi e riguarda una più generale e pervasiva presenza della ‘ndrangheta nell’amministrazione oggetto del provvedimento. Un contatto continuo e prolungato fra le due parti. Non ho potuto leggere ancora la relazione della Commissione d’accesso ma si parla, da quello che ho già letto sulla stampa, di un un numero di “locali” di ‘ndrangheta coinvolti molto alto. Di consiglieri, assessori comunali, società partecipate in numero così elevato che non c’è da stupirsi del provvedimento preso. 
Sarebbero più di 41 funzionari e dirigenti coinvolti, 9 i consiglieri comunali con ombre e inchieste sulle municipalizzate …
Si, basta aver conservato le cronache degli ultimi anni per avere un quadro dei motivi che hanno portato allo scioglimento. Lo stesso sindaco, Demetrio Arena, del Pdl è stato in passato consulente per la municipalizzata Multiservice, oggetto successivamente di una interdittiva antimafia. E’ di questa mattina la notizia di altre arresti in merito all’inchiesta sulla Leonia, la società di gestione dei rifiuti che sarebbe vicina al clan Fontana. Non c’è un canale specifico di ingresso delle cosche nella gestione della cosa pubblica ma sono numerosi, con diverse modalità. In questi anni, in Calabria, ho visto sciogliere comuni (che andavano assolutamente sciolti) per molto meno. La commissione con a capo il prefetto, vorrei sottolineare, ha lavorato nei tempi giusti, con attenzione, anche in relazione alla portata storica per il nostro Paese di un atto di questo tipo per un capoluogo di regione.
Una buona parte della vita amministrativa degli enti locali, nonostante le operazioni della magistratura, sembra reggersi ancora sul legame perverso fra  ‘mafia, politica, voti. Serve migliorare leggi? 
Non v’è dubbio che servirebbero leggi maggiormente pregnanti, anche se alcune le abbiamo già approvate in questa legislatura, penso alla legge Lazzati (divieto di fare campagna elettorale per condannati per mafia, ndr) ma mi sentirei con fermezza di dire che sono le parole di Paolo Borsellino a indicare la strada. Il magistrato palermitano disse ai partiti politici che non devono delegare a magistratura quando scelgono le candidature ma devono essere in grado di intervenire prima, di scegliere e valutare. Scegliendo  la qualità del politico e alla quantità del consenso elettorale, in sostanza. 

La commissione antimafia di cui fa parte ha  proposto un codice etico ai partiti. E’ rimasto lettera morta?
Come tutti i codici che la Commissione può produrre non contiene norme sanzionatorie, quindi non è stato applicato come avrebbe dovuto. C’è un problema di trasparenza rispetto al voto. Quando il mio partito mi propose come candidata a sindaco di Reggio Calabria rifiutai con una frase che infastidì molti, dissi “mi candiderò quando a Reggio il voto sarà libero”. All’epoca mi dissero che avrei dovuto chiedere scusa ai cittadini. Oggi, alla luce di quello che è accaduto, credo di non dover essere io a fare le scuse ai reggini ma loro.
Come fare per “liberare il voto”?

Fra le altre cose occorre creare le condizioni occupazionali che eliminino alla radice quella “necessità” – che non giustifica ma concorre a creare i bisogni – cui fanno leva molti politici quando costruiscono consenso in una regione che ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile e femminile del nostro Paese. Contemporaneamente pretendere una politica etica e responsabile, non a parole ma nei fatti. 
Come ripartire dopo questo provvedimento che segna uno spartiacque per la città di Reggio Calabria?
Servono responsabilità e senso civico, non solo da parte di coloro che amministrano la cosa pubblica ma anche da parte dei cittadini. Reggio ha al suo interno tante eccellenze e una parte sana della società che si impegna ogni giorno in prima linea contro questo sistema. Adesso c’è bisogno di fare di più: serve uno sforzo per mettere insieme, singoli cittadini, associazioni no profit e di categoria, perché prendano parte alla vita politica della città. Serve stare vicini alla Commissione che in questi mesi avrà il duro compito di traghettare l’amministrazione oltre queste anomalie gravi e oltre il pericolo di dissesto economico. Direi decisamente che la parola chiave adesso è rinnovamento: della politica ma anche della società civile. E creare lo spazio affinché tutto questo possa avvenire sarà responsabilità in primis proprio dei politici. 

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