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Le mafie ai tempi della crisi

Di redazione il . Marche

Arriva quest’anno dentro il consueto CaterRaduno di Caterpillar (Radio 2) a Senigallia, l’appuntamento estivo di Libera, una tre giorni di formazione  dedicata a mafie e antimafia in tempi di crisi. In circa 300 da tutta Italia  con proposte e analisi per  il proprio contributo al dibattito, per fare un bilancio del lavoro di quest’ultimo anno, per programmare le attività da realizzare sui territori. “Una rete in costante crescita – conferma Don Marcello Cozzi, dell’Ufficio di presidenza di Libera – che si allarga ma che sa soprattutto scendere in profondità, migliorando quantità e qualità dei percorsi, dell’impegno, dei progetti antimafia”. Con Marcello Cozzi abbiamo parlato di questo ultimo anno di attività e dei progetti futuri della rete di associazioni di Libera, a vent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio.           

A Senigallia con un corso di formazione  per ragionare su economia e mafie. Chi guadagna da questa crisi?

Il seminario della rete di volontari di Libera sceglie di occuparsi di una verità, sotto gli occhi di tutti. Era inevitabile non tenere presente che mentre siamo impegnati sui nostri territori, nelle nostre realtà a costruire percorsi responsabili contro mafie e illegalità, siamo pienamente immersi in un periodo di crisi. Così ci siamo chiesti: ma anche le mafie sono in crisi? Con questo interrogativo abbiamo scelto di mettere l’accento sui business criminali che in un periodo di crisi fanno crescere l’economia mafiosa. Senza sosta.  Dall’aggressione criminale all’ambiente e al territorio, passando per il credito a tassi usurai gestito dai clan, continuando con il rischio concreto rappresentato dal gioco d’azzardo. In un periodo di crisi economica generale la liquidità continua ad essere saldamente in mano alla mafie che penetrano, anche per questa via, nel circuito dell’economia legale.

Libera ha monitorato durante l’ultimo anno proprio il fenomeno della crescita del gioco d’azzardo che secondo stime nazionali è in crescita del 26% …   

Si, sebbene sia ancora un argomento poco noto, la crisi sta spingendo molto al gioco, al tentativo di fare fortuna con i giochi d’azzardo. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, questo abuso del gioco non porta a risolvere i problemi economici di ciascuno ma li aggrava. E poi diventa complicato uscirne, specie se oltre ai debiti si profila anche una dipendenza da questi giochi. Inoltre, questo sta diventando sempre più un business in mano alle mafie, appunto come dimostrato anche dal lavoro d’approfondimento realizzato da Libera con il giornalista Daniele Poto nel dossier “Azzardopoli”. Circa 10 milioni di euro sul fatturato complessivo delle mafie arriva infatti ai clan proprio dalla filiera del gioco d’azzardo, boss che guadagnano sulla pelle delle persone.  Le mafie, dunque, da questa crisi stanno guadagnando e ancora di più rafforzando la loro posizione, in settori delicati come questo o quello dei rifiuti e del cemento, sul quale rifletteremo insieme a relatori di alto livello che ogni giorno contrastano il fenomeno sotto il profilo repressivo – istituzionale e culturale.   

 Le mafie fanno affari ma l’antimafia ormai da decenni non resta a guardare. Si è organizzata in una risposta articolata su vari fronti. Quali gli obiettivi raggiunti in questo ultimo anno di attività della rete di Libera?    

C’è una crescita esponenziale delle attività che si registra ogni anno e che ci vede impegnati, sui territori, in tante aree diverse di intervento. Un percorso sempre in crescita valorizzato e reso unico da Luigi Ciotti, e negli anni, vede crescere il valore e la preparazione, in termini di impegno personale e collettivo di chi Libera la fa ogni giorno nelle proprie città, nei paesi, nelle scuole e in tutte le molteplici realtà che la animano. In questo ultimo anno, quindi, vorrei segnalare  come importante obiettivo che ci proietta alle sfide future questa crescita non solo numerica ma sempre più nella qualità e nella profondità dell’impegno dei nostri referenti sui territori. Insieme a loro e ai tanti insegnanti e studenti continuano a crescere i numerosi percorsi nelle scuole e nelle università. Da “Regoliamoci” sino ai corsi nati nelle aule universitarie si registra una intensità di queste attività che è segnale di questa continua voglia di sapere, di conoscere e di formarsi su questi argomenti. Di ragionare insieme sulle proposte migliori per contrastare sotto il profilo culturale l’avanzare delle mafie. Cultura antimafia e percorsi concreti si dimostrano ancora una volta la via più efficace sulla quale proseguire per contrastare le mafie, come testimoniano i recenti incendi ai beni confiscati in Sicilia e Puglia. Anche questi sono, purtroppo, segnali che  dicono che stiamo lavorando nella direzione giusta. Quest’ultimo anno dentro Libera, inoltre, è cresciuta e si è rafforzata anche l’assistenza legale ai familiari delle vittime delle mafie ma anche alle vittime di reati mafiosi. Strutturato adesso come un vero e proprio settore, l’ufficio legale animato da molti avvocati e coordinato da Enza Rando è in forte crescita ed è affiancato dagli sportelli di Sos Giustizia, punto di assistenza legale e informazione, in particolare per le vittime di usura, sui territori. 

Un impegno quello sul versante della giustizia che si svolge anche in silenzio, nei percorsi di “incontro” e dialogo con alcuni collaboratori di giustizia … 

Questo percorso ci riempie di forza e di responsabilità. E’ delicato ed è stato a lungo ragionato, spesso insieme a familiari di vittime delle mafie. Questi progetti aprono un fronte nuovo: in maniera provocatoria da alcuni anni dico che dopo aver confiscato i beni ai mafiosi dovremmo provare a “confiscare” le persone e portarle a nuova vita.  

Un’antimafia più responsabile non solo in Italia ma anche all’estero, come procede il percorso europeo?
Il settore internazionale allarga sempre di più il suo raggio d’azione, è impegnato a sostenere in Europa il percorso di antimafia sociale già sperimentato in Italia e in questa direzione è elemento per noi di straordinario valore l’impegno assunto da Franco La Torre alla presidenza del network Flare. A giugno abbiamo chiuso il bilancio sociale dell’associazione che presenteremo a Senigallia e all’interno, ne cito solo alcune, ci sono tutte le attività di Libera Sport (fra le tante ricordo lo storico allenamento della Nazionale sul campo confiscato alla ‘ndrangheta a Rizziconi) e penso al settore dell’informazione, la Fondazione che dalla straordinaria figura di Roberto Morrione è passata sotto la direzione dell’altrettanto fondamentale direzione del giornalista, Santo Della Volpe. Un lavoro  complessivo, quello della rete di Libera, comunicato sempre più e sempre meglio grazie al settore ufficio stampa e comunicazione. E poi loro, i tantissimi familiari di vittime delle mafie, coordinati da Stefania Grasso e che vede una partecipazione sempre più organizzata di tutti, attraverso il neonato coordinamento di familiari che in maniera agile e rappresentativa sarà al fianco di Stefania.
Una rete antimafia, quella di Libera, che ha messo insieme la società civile nei giorni successivi alle stragi di Capaci e via D’Amelio, vent’anni dopo manca ancora la verità su quello che accadde in quel biennio?

C’è un punto fermo che riguarda chi materialmente azionò pulsanti e eseguì le stragi. Resta da chiarire il livello dei mandanti, chi ha determinato le stragi. Delle indagini in corso poco possiamo sapere finché non saranno conc
luse e non avranno un risultato investigativo concreto ma storicamente da quello che è emerso è possibile dire che una qualche forma di trattativa fra una parte dello Stato e la mafia ci sia stata.

Buona Libera a tutti noi …
… Ci vediamo a Senigallia!
L’appuntamento è a Senigallia da oggi sino a domenica – Clicca qui per consultare il programma

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La rivista, realizzata in collaborazione con l’associazione Libera, è stata fondata nel febbraio del 1993, all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio

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