Borsellino, il posto d’onore nel pantheon di FdI è un po’ troppo da cerimonia paludata
Paolo Borsellino, nel Pantheon della destra e di Giorgia Meloni in particolare, occupa un posto di primario e assoluto rilievo. Ma tra il dire e il fare – si sa – c’è di mezzo il mare.
E così, nella Commissione parlamentare antimafia presieduta dall’on. Chiara Colosimo, la maggioranza di destra è impegnata nell’ardua impresa di svilire la figura di Paolo Borsellino facendogli assumere le sembianze di un un uomo pericoloso per Cosa nostra, e quindi da eliminare, non perché con l’amico Falcone aveva costruito il capolavoro investigativo-giudiziario del maxiprocesso; ma perché si stava forse interessando – comunque senza alcuna traduzione in cifra operativa e senza che all’esterno fosse mai trapelato alcunché – di un singolo segmento del pianeta mafia legato agli appalti.
Vi è poi il caso di Salvatore Borsellino, impegnato a raccogliere firme per ottenere l’installazione di un paio di panchine che agevolino la visita-ricordo dell’albero d’ulivo piantato nel luogo in cui fu ucciso il fratello Paolo. Sono arrivate oltre 115.000 adesioni. Ma nessuno di coloro che hanno un ruolo nelle istituzioni palermitane si è fin qui degnato di dare – non dico una risposta – ma neppure un cenno di attenzione all’iniziativa.
Vien purtroppo da pensare che ormai interessino solo più (altro che imperitura memoria…) le cerimonie “paludate” e riservate, come l’esposizione alla Camera dei deputati, nel giugno scorso, di una borsa che era sull’auto di Borsellino al momento della strage di via d’Amelio. Una borsa cimelio, ma ben diversa da quella (ignorata nella cerimonia alla Camera) che conteneva l’agenda rossa, la cui scomparsa continua a essere uno dei più torbidi misteri della nostra storia.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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