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E alla fine fu arruolato anche Dio

Tonio Dell'Olio il . Chiesa, Cultura, Diritti, Guerre, Internazionale, L'analisi, Politica

“Ci tengo a ringraziare tutti e, in particolare, Dio. Ci tengo a dire che ti amiamo, Dio, e che amiamo il nostro fantastico esercito. Proteggili. Che Dio benedica il Medio Oriente. Che Dio benedica Israele e che Dio benedica l’America”. Queste sono le parole che concludono il discorso con cui Donald Trump ha annunciato l’entrata in guerra degli Stati Uniti contro l’Iran.

Ma perché arruolare anche Dio in questa guerra assurda e sanguinosa? È un Dio – quello invocato e “convocato” da Trump – ridotto a immagine di se stesso e della propria politica. Un Dio modellato come argilla sui propri disegni, esattamente il contrario del Dio che chiede di ascoltare qual è la sua volontà e di metterla in pratica. È un Dio che serve da copertura e giustificazione.

Lo stesso Dio che con uguale granitica convinzione viene invocato anche in Iran. Un Dio di parte che – nella convinzione dei suoi devoti – sta con chi lo invoca e con i suoi amici e per questo li protegge: lì risiede il bene che va difeso con la guerra. E quindi Dio diventa un Dio della guerra. Naturalmente quella giusta, quella che viene presentata come dovere morale, bene assoluto.

In realtà l’immagine del Dio di Trump è la negazione del Dio delle scritture e di tutte le fedi. Un Dio che, ad esempio ci ha insegnato a “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. 

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