Messina, 14.02.2008 | di Norma Ferrara
Black out sul Caso Messina
Da Catania arriva la sentenza ma la stampa nazionale “spegne” la notizia
E’ la storia
della “gestione Sparacio”. Ma è anche lo scontro fra Procure difficili, calunnie,
accuse reciproche e ricatti. Fatti di mafia e antimafia a Messina, terra di
conquista di Cosa nostra palermitana e del clan catanese dei Santapaola, crocevia
degli illeciti affari dello Stretto e pur sempre luogo in cui la mafia non c’è, per
definizione. Lo scorso 10 gennaio la
prima sezione penale del tribunale di Catania si è pronunciata dopo sei anni di
dibattimento sul cosiddetto “Caso Messina” condannando per favoreggiamento alla
mafia Giovanni Lembo, ex sostituto procuratore della direzione nazionale
antimafia a 5 anni di reclusione, Marcello Mondello ex Gip di Messina a 7 anni
per concorso esterno in associazione mafiosa e Luigi Sparacio, finto collaboratore di
giustizia, a 6 anni e 4 mesi di
reclusione. Il contenuto della sentenza è agghiacciante: a cavallo fra gli anni
’80 e ’90 la mafia e l’antimafia si mischiarono, confondendosi, dentro
I fatti. Giovanni
Lembo, braccio destro del procuratore nazionale Vigna a Messina, veniva
arrestato nel marzo del 1998 con l’accusa di aver “gestito” le dichiarazioni
del pentito Luigi Sparacio, inserito nel programma di protezione proprio al
fine di sconfessare altri pentiti e scagionare il mafioso palermitano
Michelangelo Alfano capo di Cosa Nostra messinese, imprenditore ed ex
presidente del Messina Calcio. Il falso pentito Sparacio, che durante le
indagini ha ritrattato e fatto il doppio gioco con i magistrati, era all’epoca
considerato in Procura il nuovo Buscetta ma nonostante il programma di
protezione cui venne sottoposto ebbe libertà d’azione durante la detenzione e
continuò a gestire gli affari della “famiglia”. I suoi racconti furono concordati, pilotati, aggiustati, per
salvaguardare lo status quo della mafia messinese. Contro il sostituto
procuratore e il Gip l’accusa ha riscontrato numerose prove: dalle
intercettazioni ambientali sino alle testimonianze di pentiti. E’ stata messa
agli atti una registrazione tra la suocera e la cognata di Sparacio, nella
quale si parla di ”un zu Gianni”, in cui
Sono stati ritenuti
“inquietanti”infatti i rapporti tra il boss imprenditore Michelangelo Alfano e
il Giudice per le indagini preliminari Marcello Mondello in merito all’esito
del processo a carico di Gerlando Alberti junior accusato dell’omicidio
Campagna. Fu l’ex Gip Mondello, ora condannato per concorso esterno in
associazione mafiosa, a sancirne l’ archiviazione; il processo è stato riaperto.
La sentenza sul “Caso Messina”, di portata nazionale, è stata spenta da un lungo black out
dell’informazione, passato dalle reti del servizio pubblico radiotelevisivo
sino alla carta stampata nazionale. Sbattuto in prima pagina sul finire degli
anni ’90 il “verminaio messinese” oggi non fa notizia, eppure c’erano dentro:
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