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Roma, 07.10.2009 | di Norma Ferrara

Il giornalismo torni a raccontare il Paese reale

A Roma il terzo appuntamento del viaggio nell'informazione locale di "Parole&mafie"

Un momento dell'incontro
Un momento dell'incontro

Accade a Roma. Nella villa di un boss della Magliana alcuni ragazzi sostituiscono simbolicamente il passato del mafioso Nicoletti con quello di Peppino Impastato e di un nuovo impegno antimafia. Si tratta di diritti riconquistati in un territorio violato dalle mafie sotto gli occhi  disattenti di un'informazione locale che troppo spesso invece spegne i riflettori sulle cosiddette "good news".  

Questa una delle tante facce dell'informazione locale nella capitale emerse oggi nel corso dell'incontro “Parole &mafie” che si è tenuto a Roma presso la casa del volontariato. L'appuntamento pubblico si inserisce in un ciclo di appuntamenti nato dalla collaborazione della Fondazione Libera Informazione con la Casa della legalità della Presidenza della Regione Lazio con l'intenzione di mettere insieme i giornalisti della stampa locale e radiotelevisiva,  associazioni, giovani cronisti, studenti universitari e molte altre realtà locali impegnate sul territorio.

"Abbiamo  pensato questi appuntamenti  - dichiara Lorenzo Frigerio di Libera Informazione - come un momento per fare il punto e riflettere sul ruolo dell'informazione nel racconto della realtà che ci circonda; una realtà sempre più oggetto degli affari criminali, dell'illegalità diffusa in un Paese sempre più terra di conquista delle organizzazioni criminali, anche al nord e nella capitale. In questo contesto l'informazione gioca un ruolo delicatissimo e cruciale. Fondamentale dunque fare rete con chi si occupa di questi temi e anche all''interno della categoria, cercando di superre le autocensure "spesso più frequenti delle censure" a causa della situazione editoriale in cui versano quasi tutte le testate giornalistiche. C'è in questo momento la necessità di ripensare questo mestiere - conclude Frigerio  -  anche nel nome di tanti che si sono spesi perdendo la vita per raccontare le verità nascoste in molte parti del Paese e all'estero". Proprio oggi tre anni fa moriva la giornalista russa Anna Politkovskaya, un'altra morte senza risposte.

Ci sono realtà che spesso sono totalmente diverse da come appaiono agli occhi dei giornalisti, come commenta nella sua analisi il giornalista Maurizio Torrealta di Rainews 24. “In queste settimane mi trovo a dover fare i conti con due notizie di cui tanto mi sono occupato ma che oggi si ripresentano ancora come casi aperti: la strage di via d'Amelio e l'inchiesta sul traffico di rifiuti internazionale. Entrambe hanno avuto sviluppi impensabili.  Dopo aver raccontato l'arresto di Riina dalla voce del capitano Ultimo, nel 2002 Torrealta pubblicò La Trattativa un libro attraverso il quale ricostruìì gli scenari di un patto scellerato fra pezzi delle istituzioni, le mafie e sistemi di potere non ben identificati che coinvolgono movimenti scissionisti ed eversivi. “Bisogna essere molto umili nel fare questo mestiere - conclude Torrealta – oggi mi rendo conto eravamo nell'impossibilità di conoscere quello che stava accadendo nel passaggio fra la prima e la seconda Repubblica e oggi stiamo scontando un debito di informazione e un bisogno di conoscenza  su quei fatti.  Il giornalista di Rainews24 rivolge un appello ai giovani giornalisti presenti in sala affinché si mobilitino per accrescere sempre più il livello di conoscenza dei fatti che una Repubblica fondata su questi misteri necessita per poterla raccontare oggi e farlo sperimentando nuove forme di comunicazione.

Della strage di via d'Amelio solo due anni fa se ne stava occupando anche Francesco Forgione  allora presidente della Commissione antimafia. Grazie ad un consulente racconta "avevo iniziato un percorso interrotto con la fine della Legislatura proprio sul recupero del carteggio che riguarda il ruolo dei servizi segreti nella strage di via d'Amelio: pare fossero circa 30.000 pagine - io credo che anche la nuova Commissione antimafia dovrebbe ricominciare da li. Quello è uno degli aspetti principali da chiarire".  Oggi coordinatore della Casa della legalità Forgione ricorda anche la sua esperienza come direttore di Telejato "una tv un pò pazza ma libera e che per prima ha raccontato l'inquinamento di una distilleria su un territorio occupato da mafie e interessi criminali" “Quello che è venuto meno in questi anni - dichiara Forgione - è una narrazione reale del Paese e per farlo dobbiamo partire dai territori, nella pancia profonda dell'Italia. 11 giornalisti sono stati uccisi dalle mafie, perché erano cronisti che la notizia la cercavano fuori dalle aule dei tribunali e non solo dentro. Recuperando una dimensione sociale della lotta alle mafie i giornalisti dovrebbero occuparsi soprattutto del locale: perché è li che avviene lo scambio fra parti della politica e della mafia.

L'ultimo appello lo lancia Giuseppe Giulietti portavoce di Articolo21 una doppia proposta che punta dritto alla tre giorni di lavoro di “contromafie" organizzati da Libera a Roma il prossimo 23-24-25 ottobre. 

"Penso che Contromafie - dichiara Giulietti - possa essere il luogo in cui portare l'esperienza positiva di tutte quelle persone che sono scese in piazza del popolo lo scorso 3 ottobre per chiedere un'informazione libera in questo Paese, rompendo il muro del silenzio sino a raggiungere  il parlamento Europeo”. “Bisogna superare un certo pessimismo: molti passi avanti sono stati fatti e ne possiamo fare altri. In particolare tornare ad un servizio pubblico che faccia inchiesta, che racconti di drammi collettivi in prima serata e non la dedichi solo ai delitti individuali (Cogne, Garlasco, Perugia) e che si arrivi presto ad una legge che obblighi le testate giornalistiche a presentare un certificato antimafia; sono le uniche in Italia a non doverlo presentare per aprire un 'impresa editoriale".  

“Ci sono cronache imperfette, isolate, dimenticate e poi ci sono fatti volutamente oscurati - sottolinea Nello Trocchia giornalista e autore di un libro che racconta i comuni sciolti per mafia in Italia”. “Non si può fare oggi questo mestiere - continua Trocchia -  se non si capisce che è necessario mettere le singole cronache in un quadro complessivo  e  confrontarle con il passato creando un racconto che dia conto di quello che i cittadini hanno diritto di sapere: basta guardare Avellino e Messina ci sono analogie sui dissesti idrogeologici che dovrebbero far riflettere.  Un piano casa oggi ritirato in Sicilia dopo la tragedia dell'alluvione di Messina perché non teneva conto della situazione idrogeologica. “Se ci sono imprenditori che facevano affari vent'anni fa e continuano a farli oggi a spese dei cittadini è perché c'è una incapacità dei giornali di rende pubbliche queste storie. C'è bisogno - fa notare Trocchia - di costruire un vero e proprio ponte fra le realtà locali e quelle nazionali”.





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