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Vasto, 29.07.2009 | di Davide Ferrone

Dossier Abruzzo

13. Ex Delverde, una rinomata azienda oggetto di un “anomalo” fallimento

Passaggi di società, finanziamenti regionali dentro le inchieste riguardanti l'ex pastificio abruzzese

La ex Delverde
La ex Delverde

Quello che ora rimane è una “ditta fantasma” che continua a vendere ma porta sulle spalle una vicenda poco chiara, “una delle tante” che in un periodo di crisi come quello attuale attanaglia le tante imprese nostrane, strette dalla morsa del poco profitto. Ecco in breve cosa sarebbe successo. Secondo le accuse della magistratura, per comprendere la vicenda sarebbe centrale la figura di Giancarlo Masciarelli, uomo di rilevo e spessore nel panorama politico economico abruzzese e presidente della Fira, la finanziaria regionale abruzzese. L'ente avrebbe potuto garantire i fondi necessari per la risalita del pastificio: all'atto pratica una storia di ripresa si è trasformata in un nugolo di consulenza, accertamenti e campi di proprietà tali da arricchire solamente gli investitori e non la Delverde. 

Il caso Fira

Proprio il caso F.i.r.a. è argomento che si intreccia con il secondo pastificio d’Abruzzo: questo ente, il cui vertice è stato voluto dall’ex presidente della Regione Pace sembrava, sempre secondo le indagini, poter rappresentare uno di quei calderoni tipici italiani in cui assorbire le perdite degli”amici”, far ottenere i finanziamenti a chi si mostrava “incline” al compromesso, a uno scambio di favori clientelare . Il Finanziamento Fira sembra, secondo le accuse, l’oggetto ambito del ricatto imposto da Masciarelli nello scenario Delverde, che avrebbe potuto risollevare imprese in difficoltà. Ma dietro la maschera l'ente conteneva 60 milioni di euro di debiti, da assorbire indirettamente sulle spalle della Regione Abruzzo e, in un certo qual modo, dei cittadini. Tutto questo quasi nella normalità di uffici che continuavano a essere aperti nel bel mezzo dell’inchiesta, delle scoperte e degli avvisi di garanzia.

E la Fira, puntualmente, sale alla ribalta l’8 febbraio 2006 quando la finanza perquisisce i locali che ospitano la finanziaria, in un contesto di sostanziale quasi “incredulità” e fiducia attorno a Masciarelli, una fiducia che egli stesso non smentisce.

Particolari “curiosi” risultano essere che alla Fira è stato affidato, tra le altre cose, il monitoraggio della sanità regionale (attraverso una sua diramazione, la Fira servizi) poi a sua volta al centro delle polemiche con il caso Del Turco-Angelini e che, in diversi casi, chi affidava consulenze, fondi europei o finanziamenti era chi, in qualche modo, direttamente o indirettamente, la consulenza era chiamata a fornirla, il finanziamento o il fondo a riceverlo; la cosa è emersa da una fonte non proprio “nemica” in un interrogazione della giunta regionale (la giunta Pace appunto) e nelle pagine di un mensile, Zac.

Delverde, storia di un fallimento annunciato

La seconda fase del “piano”, alla luce del bilancio appena approvato, prevede la vendita delle azioni dei “vecchi”: viene convinto Tamma e le sue quote vengono acquistate dalla Starco, amministratore delegato il cognato (Giangiulio D’alessandro) di un altro “amico” di Masciarelli, all’anagrafe Picciotti Marco.

Contemporaneamente all’effettuata la cessione viene stabilito che i «venditori garantiscono che la situazione patrimoniale e tutti i precedenti bilanci sono stati redatti nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge» ed Alimonti(rappresentato da un membro nel Cda possedendo azioni di minoranza),insieme agli altri soci minori della ex Delverde, si tirerà fuori da questa assunzione di responsabilità, secondo le accuse ben indirizzato da Picciotti & co.; viene così creata la Abruzzo Alimenti s.r.l. che prevede le quote di minoranza a vari piccoli azionisti tra cui lo stesso Tamma, ma a detenere le quote è la GESAV, società di diritto lussemburghese con amministratore delegato Marco Picciotti e, si presume, dietro le quinte, quel Pietro Anello, avvocato, che con il suo studio ha effettuato diverse consulenze verifica degli assets societari per la Delverde; a questo punto, alla Abruzzo Alimenti s.r.l., prelevando le quote della STARCO, spetta il 58% delle quote del pastificio.

Si completa dunque, con una serie di operazioni mirate e studiate a tavolino, l’acquisto della maggioranza di quote della Delverde ad un costo basso: giusto il pagamento delle quote a Tamma da parte della Starco.

Il baratro per la Delverde è vicino e si spalancano le porte del fallimento.

Tra i nuovi amministratori c’è Giorgio De Gennaro, a cui viene affidato il compito di liquidatore e il 16. Agosto del 2004 l’azienda entra in procedura di fallimento in concordato preventivo.

Il 17 febbraio 2005 viene dichiarato il fallimento, anche qui, secondo la procura l’interesse a “manovrare” l’andamento degli eventi da parte degli attori protagonisti della vicenda aumenta e si preparano gli interventi per acquisire l’azienda attraverso spesse volte prestanome o società con persone vicine agli indagati; la procura l’8 febbraio del 2006 blocca le operazioni finanziaria e invia avvisi di garanzia per 14 persone.

A questo punto, però, prima che venga fatta qualsiasi operazione in merito la Procura interviene e il gioco delle parti, la ricerca di capitale per riacquistare l’impresa si interrompe e a parlare ora, saranno le carte processuali.

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