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Roma, 23.06.2009 | di Stefano Fantino

Lotta ai narcos, cruciale la svolta Obama

Intervista alla subprocuradora Garcia Medina in visita in Italia

Barack Obama e Felipe Calderón
Barack Obama e Felipe Calderón

Subprocuradora Concepción del Rocío García Medina, qui in Italia si parla spesso di budget non all'altezza e strumenti ridotti per la lotta alla mafia. Anche in Messico? 

In Messico posso dire che abbiamo un budget funzionale ma la situazione è decisamente differente da quella di un organismo centrale. Perché io faccio parte di una entità di tipo federale, dello stato di Zacatecas, e quindi non arrivano soldi dal governo centrale e siamo autonomi rispetto a una situazione magari come quella italiana. 

In Italia si parla di mafia legata alla politica, in Messico è anche così? 

Nel rispetto comunque di alcune differenze tra le realtà criminali italiane e messicane, posso dire che ultimamente, proprio di recente, si ha sentore di due realtà, narcos e politica, che intrecciano le loro strade. Ma in Messico la mafia non è necessariamente vincolata alla politica. 

E pensa che i contatti tra narcos e Italia siano forti? 

Non tanto tempo fa si è scoperto di collegamenti tra narcos e Italia e di presenza anche di narcotrafficanti in Italia ed Europa. 

D'altronde la 'ndrangheta calabrese è da tempo leader dello smercio di droga in Europa... 

Per questo le presenze e i collegamenti narcos sono significativi. Rientra in questo ambito il tutto. 

Cosa pensa del plan Merida americano? 

Io penso che si stia lavorando in stretta collaborazione con gli Stati Uniti. La visita della Clinton prima e del nuovo presidente Barack Obama sono stati dei segni molto forti. La relazione è salda e le aspettative sono molto alte. Attendiamo risultati contro il crimine. 

Pensa che il nuovo corso di Obama sia una svolta anche le relazioni con il Messico? 

Dico solo che erano tanti anni che un presidente americano non faceva visita nel nostro Paese. Quindi mi sembra una cosa positiva. 
 
 

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