Milano, 19.05.2009 | di Lorenzo Frigerio
Commissione antimafia del Comune di Milano, ultimo atto?
A Palazzo Marino viene bocciata a sorpresa la proposta di revoca
Nelle ultime settimane le forze politiche di maggioranza in Consiglio Comunale a Milano, dopo tante divisioni interne, sembravano avere raggiunto una posizione univoca su un tema delicato e dibattuto: la validità o meno della Commissione speciale d’inchiesta sulla presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso in città, votata all’unanimità il 5 marzo e poi insediatasi il 7 aprile.
Una posizione di netta chiusura, infatti, era stata preannunciata nei giorni scorsi dal capogruppo di Forza Italia Giulio Gallera e successivamente formalizzata nel deposito di una proposta di deliberazione d’iniziativa consiliare, con la quale sostanzialmente si chiedeva al Consiglio di fare marcia indietro rispetto al voto unanime del 5 marzo: la Commissione doveva essere chiusa, in quanto non era possibile pensare ad un suo lavoro senza la collaborazione di magistratura e forze dell’ordine. Nella proposta di delibera, tra l’altro, si leggeva che tale decisione si rendeva necessaria in quanto si era preso atto della “manifesta impossibilità di perfezionare l’organismo istituito”, secondo quanto previsto espressamente dalla delibera consiliare: “per poter conoscere la natura, le caratteristiche e le dimensioni dei fenomeni in oggetto si ritiene essenziale la collaborazione alla Commissione dei rappresentanti dell’Autorità inquirente nonché di quelle investigative e di Pubblica sicurezza”.
L’impossibilità di funzionamento veniva quindi motivata con una serie di dinieghi istituzionali ricevuti nel giro di pochi giorni dall’approvazione della Commissione a Palazzo Marino. Il no più pesante era sicuramente quello del Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, comunicato per iscritto addirittura il 6 marzo, giorno successivo al voto consiliare: “non risulta ipotizzabile la costituzione di una commissione consiliare di inchiesta antimafia con la partecipazione di magistrati e funzionari delle forze dell’ordine”.
Una posizione fatta propria dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano Manlio Minale con comunicazione inviata il 27 marzo u.s.: “la natura dell’ufficio di Procura rende difficilmente ipotizzabile e non solo sul piano dell’opportunità la partecipazione diretta a Commissioni Consiliari come ad organismi amministrativi”. E tale impossibilità veniva ribadita verbalmente dal Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro nel corso di un incontro con i capigruppo di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Gruppo Misto, avvenuto lo scorso 2 aprile.
Queste autorevoli prese di posizioni venivano inserite testualmente testo della delibera d’iniziativa consiliare a supporto della volontà di tornare indietro sulla decisione assunta nei mesi scorsi. Nella proposta di deliberazione, infine si ribadiva la volontà del Consiglio Comunale a “porre in campo tutte le utili ed efficaci attività tese a comprendere e contrastare le infiltrazioni criminali, malavitose e di stampo mafioso nel tessuto economico e sociale di Milano”.
Un ultimo impegno veniva indirizzato alla Conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari, perché fossero predisposte “tutte le iniziative utili ed efficaci a questo scopo sia attraverso sessioni dedicate delle Commissioni permanenti, sia attraverso iniziative promosse dalla Presidenza del Consiglio Comunale quali convegni, seminari ed iniziative pubbliche di sensibilizzazione cittadina, sia attraverso anche, eventualmente, attraverso l’attivazione di organismi, gruppi di lavoro, commissioni o sottocommissioni specifiche”. Quest’ultima previsione sembrava ai più oltremodo bizzarra, dato che nel momento in cui si chiedeva la revoca di una Commissione specifica sul tema, in altro passaggio della delibera se ne prevedeva una sorta di surrogato.
La proposta veniva comunque messa all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 18 maggio e l’esito della votazione appariva finanche scontato, visto che le uniche voci che si levano contrarie erano quelle dell’opposizione che non sembravano in grado di impensierire la maggioranza, al punto di ribaltare la logica dei numeri stringente al momento del voto in aula. “Voglio guardare negli occhi chi voterà per la revoca – aveva dichiarato il capogruppo della Lista Fo Basilio Rizzo – e a quelli in buona fede dico di non uccidere le speranze dei milanesi”.
Il dibattito di ieri pomeriggio è stato serrato e prima di arrivare al voto il consigliere del PdL Giovanni Bozzetti a proposto di sospendere la seduta per ridefinire i compiti che avrebbe potuto avere una Commissione antimafia per poi pronunciarsi su un nuovo schema di delibera. La richiesta di tregua non è però stata accettata dalla stessa maggioranza di Bozzetti e si è proseguiti nel “muro contro muro” con dichiarazioni, provenienti soprattutto dal centrosinistra, che lasciavano presagire una resa onorevole.
Anche per questi motivi, la sorpresa è stata ancora maggiore quando, si è arrivati alla votazione tanto attesa ma il risultato non è stato quello previsto. 23 voti a favore della revoca e 23 voti contrari: questo l’esito finale del voto, con un peso determinante dovuto alle astensioni del Presidente del Consiglio Manfredi Palmeri e del consigliere del PDL Giovanni Bozzetti, che, unitamente al voto contrario di Giancarlo Pagliarini, un tempo Lega Nord e ora Gruppo Misto, hanno consentito un pareggio sicuramente imprevedibile alla vigilia.
Stizzita la prima dichiarazione a caldo del capogruppo Pdl Gallera: “Chi mancava era in campagna elettorale, non ci sono tentennamenti. Noi non parteciperemo alle sedute, la commissione è morta. È uno strumento demagogico in mano all’opposizione”.
Comprensibilmente di ben altra natura la reazione del capogruppo del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino: “La delibera è respinta è ciò vuol dire che la Commissione deve continuare a lavorare. La maggioranza la smetta con questo teatrino, altrimenti viene da pensar male: possibile che una Commissione antimafia dia tanto fastidio?”.
Dopo il consiglio comunale di ieri, ma soprattutto dopo l’esito imprevisto venuto dal voto di Palazzo Marino, non restano margini di manovra ulteriori alla Commissione. La nuova puntata di questa che rischia di diventare una stucchevole telenovela è fissata per il prossimo giovedì, quando il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi e la proposta di delibera verrà messa nuovamente ai voti.
Il mondo delle associazioni assiste con preoccupazione a questo rimpallo continuo che, coincidenza vuole, si trova ad aprire a Milano una settimana dedicata a diverse iniziative antimafia che culmineranno nelle giornate del 22 e del 23 maggio promosse da Libera in ricordo della strage di Capaci. Ecco perché la referente di Libera Milano, Ilaria Ramoni non manca di sottolineare la pericolosità delle polemiche in atto: “La lotta alle mafie non è e non deve essere una questione politica e questa è una buona occasione per dimostrarlo: non bisogna solo affermare che ci sono le mafie ma interrogarci su che cosa stiamo facendo di concreto per combatterle”.
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