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Roma, 26.03.2009 | di Stefano Fantino

Memoria e riuso sociale dei beni confiscati
L'impegno "europeo" di Libera

Tonio Dell'Olio racconta l'incontro di Strasburgo di martedì scorso. «Superare i timori di alcuni paesi tramite dei progetti pilota»

Tonio Dell'OIio
Tonio Dell'OIio

Sensibilizzazione e azione. Questo “in nuce” il proposito di Libera in ambito europeo, per affermare il riuso sociale dei beni confiscati e il riconoscimento del 21 marzo come giornata europea della memoria e dell'impegno per le vittime innocenti di mafia.

Dopo l'incontro di martedì il Parlamento europeo ha dato il suo pieno sostegno alla lotta contro le mafie e la criminalità organizzata perché "l'intensificazione di questi sforzi è una priorità assoluta". A dare il suo sostegno alla campagna condotta da'Libera' di don Luigi Ciotti è stato il presidente del Parlamento europeo Hans Gert Poettering che ha ricordato le giornate di Napoli: «C'é stato un grande evento a Napoli per ricordare le vittime delle mafie e oggi siete nella sede dell'Europarlamento e della democrazia europea. La vostra battaglia per la legalitàè la battaglia dell'Ue e anche del Parlamento perché l'Ue è "fondata sullo stato di diritto e sul rispetto dei diritti dei suoi cittadini».

Al momento son duecento le firme alla dichiarazione scritta dell'Europarlamento che chiede alla Commissione Europea di emanare una direttiva sul riutilizzo ad uso sociale dei beni e dei capitali confiscati alle organizzazioni criminali internazionali, sul modello della legge italiana.

Tra le criticità da risolvere ci sono sicuramente dei vincoli culturali e giuridici soprattuto nei vecchi paesi dell'Unione, dovuti all'alta considerazione della “proprietà privata” nei loro paesi e la scarsa propensione a incentivare l'uso sociale dei beni come vorrebbe la proposta avanzata a Strasburgo.

Tuttavi alcuni progetti pilota in Svezia e Serbia potrebbero fungere a ponte e mostrare l'efficacia della legge.

Di ritorno da Strasburgo Tonio Dell'Olio, responsabile del settore internazionale di Libera, fa una piccola ricognizione sugli obiettivi e i risultati della “trasferta” francese.


 
Ascolta l'intervista
 

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