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Pignataro Maggiore, 25.02.2009 | di Stefano Fantino

Intimidazioni

Il giornalista Enzo Palmesano nel mirino
Tentativo di incendiare la sua autovettura

Solo qualche giorno fa dopo gli arresti contro il clan Lubrano-Ligato, la Dda di Napoli aveva espresso apprezzamento per il lavoro presente e passato del giornalista. Ora i clan sono tornati a farsi sentire.

Pignataro Maggiore
Pignataro Maggiore

«Mi rendo perfettamente conto di essere in grave pericolo». In questo modo Enzo Palmesano commentava solo qualche giorno fa la sua personale situazione. Solo poche ore prima una azione della Dda di Napoli e del comando dei provinciale dei carabinieri di Caserta diretto dal colonnello Carmelo Burgio aveva eseguito diversi arresti contro esponenti malavitosi riconducibili al clan Lubrano-Ligato di Pignataro Maggiore.Durante la conferenza stampa il pm Conzo aveva espresso parere favorevole per il lavoro che in questi anni aveva condotto egregiamente Enzo Palmesano, giornalista professionista di Pignataro Maggiore, da diverso tempo nel mirino dei clan, insieme alla sua famiglia. La stessa vita professionale, come emerge da una inchiesta della Dda fu stoppata in seguito alle  minacce del boss Vincenzo Lubrano. 

Il giornalista aveva avuto modo di ringraziare gli inquirenti: «L’ottimo lavoro della magistratura e dei carabinieri – dichiara  Palmesano – conferma in pieno quanto era emerso nelle mie pericolose e credo efficaci inchieste giornalistiche alle quali, per quanto riguarda la pubblicazione sul ‘Corriere di Caserta’, fu messa fine da convergenti e forse concordate pressioni camorristiche e politiche. Non sono comunque riusciti a mettermi a tacere: quando non ho potuto scrivere sui giornali locali, ho inviato una mole enorme di denunce alla magistratura, illustrando lo scenario mafioso, gli affari e i delitti della potente cosca Lubrano-Ligato-Nuvoletta-Romagnuolo».

 
Nelle prime ore di questo 25 febbraio,  le paure del giornalista hanno assunto purtroppo inquietanti forme. Il giornalista dichiara che appena passata la mezzanotte alcuni personaggi non meglio identificati hanno cosparso di benzina la sua autovettura. Non riuscendo però ad appiccare il fuoco solo perchè l'allarme dato dallo stesso Palmesano e dai suoi familiari li ha messi in fuga. Contattati dal giornalista sono accorsi sul posto i Carabinieri della compagnia di Capua e della Stazione di Pignataro Maggiore. 

In mattinata il giornalista ha presentato la denuncia presso la caserma dei Carabinieri, dove precauzionalmente è stata parcheggiata la sua autovettura nella notte, sebbene, come ha ricordato lo stesso Palmesano, la stessa caserma  «non sia piantonata nelle ore notturne».

«A distanza di due giorni dalla conferenza stampa sono tornati all'azione - commenta Palmesano - dopo che la notizia delle parole spese su di me da Conzo si era diffusa ieri, si sono subito organizzati. La cosa inquietante è la prossimità con quegli eventi, dopo nemmeno quarantotto ore».

Un tentativo di intimidazione nel più tipico stile mafioso cui, purtroppo Palmesano non è nuovo.

Il gesto, che ha duramente colpito Palmesano, lo ha indotto a rimarcare la situazione di «grave pericolo» entro cui vive a causa di  padroni del potere e padrini mafiosi che, dichiara Palmesano «non sono riusciti altrimenti a mettermi a tacere con le pressioni, le querele, le minacce e le ritorsioni professionali».

Un tassello importante per capire il profondo radicamento della mafia-camorra nell'agro caleno: «Le parole della Dda sintetizzano la pericolosità di questo territorio, da molti sottovalutato - sottolinea amaramente Palmesano- ma che ha saputo per primo accogliere le infiltrazioni della mafia siciliana nel tessuto campano».


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