Francoforte, 30.09.2008 | di Paolo Esposito
Cervelli in fuga da Terra di Lavoro
Da Gricignano alla Bce, a tu per tu con Tommaso Aquilante
Continua la fuga dei cervelli di Terra di Lavoro, una terra che ironia della sorte di lavoro non ne ha mai avuto abbastanza per tutti. Sempre più giovani colgono quindi al volo, quando possibile, l’opportunità di lavorare e studiare al di là del Garigliano, nelle università pubbliche o private della vicina Roma, o Perugia, Bologna, Milano. E’ il caso di Tommaso Aquilante, di Gricignano d’Aversa, che la sua terra ha deciso di lasciarla presto per intraprendere gli studi di Economia all’Università Bocconi di Milano, dove lo scorso mese di marzo si è laureato in Discipline economiche e sociali. A pochi giorni dalla laurea è stato contattato dalla Banca Centrale Europea e così, a soli ventiquattro anni, è in quel di Francoforte dove si occupa di ricerca economica sui vari Paesi dell’Unione Europea e su quelli che potrebbero aspirare ad entrare nell’unione monetaria, con particolare attenzione al nord Africa. “Ho lasciato la mia terra per due motivi, – ha esordito Tommaso Aquilante – per incompatibilità ambientale e poi per la mia scelta universitaria, ma naturalmente torno volentieri nel mio paese per ritrovare parenti e amici”. Tommaso ha sottolineato come in Germania si parli tanto di Napoli, complice anche la proiezione del film Gomorra tratto dall’omonimo libro, ma la percezione che si ha lì della malavita è molto distorta e ferma a quella della mafia con la coppola. Poco si riesce a comprendere invece del potere economico della camorra. Per cui il libro Gomorra viene visto più come un romanzo che come un documentario, dopotutto i tanti napoletani onesti emigrati lì per lavoro non sono vittime di discriminazioni in base alla propria provenienza come spesso si vuol far credere. “Il sentimento di quando torno nell’agro aversano – ha continuato - è un misto tra rabbia per ciò che non va e amore per il forte legame con una terra che mi ha visto crescere e in cui ho lasciato i miei cari. La rabbia è dovuta anche al fatto che la gente è consapevole dei problemi del territorio, ma non ha voglia di cambiamento, anche perché al primo impatto tutti sembrano vittime del sistema, ma finiscono per diventare carnefici quando, ad esempio, hanno bisogno di una raccomandazione dal politico di turno”. Secondo Tommaso in Italia, e in particolare in Campania, esistono tre Stati: lo Stato legale, quello cioè delle operazioni sinergiche tra polizia e magistratura che operano in un territorio difficile; c’è lo Stato fatto dal tessuto politico che nulla ha fatto per Napoli e in più occasioni si è rivelato colluso con la camorra; infine abbiamo lo Stato dei mafiosi, il peggiore di tutti e tre, il cui unico modo per combatterlo è esercitare una forte operazione di controllo sul territorio, che non deve significare militarizzarlo, contrastando in particolar modo la ricchezza economica della camorra. In questo lo Stato ha fatto molto e può continuare a fare tanto, ben vengano le confische dei beni alle mafie e il loro riutilizzo per fini sociali. “Penso poi – ha incalzato Tommaso – che uno dei motivi della massiccia emigrazione verso Nord sia anche quello di una politica dell’università ancorata all’ ‘800. Bisognerebbe per le università liberalizzare il mercato, esistono troppe università inutili che fanno soltanto disperdere le risorse che dovrebbero invece essere destinate solo a quelle università che meglio fanno ricerca e meglio piazzano i propri laureati”. Tommaso ha anche precisato come, se è vero che la parola giovane non può essere associata a precariato a vita, deve essere quantomeno associata a precariato all’ingresso, perché non si può pretendere che le imprese creino tantissimi posti di lavoro e dall’altro avere la garanzia di quei posti. Dinamicità e concorrenza dovrebbero essere le parole d’ordine. “Ciò che sin da subito mi è saltato agli occhi a Francoforte – ha concluso Tommaso – è la capacità delle istituzioni di non essere considerate come delle antagoniste, qui lo Stato è amico, diversamente da come spesso accade nella nostra terra. In molti settori poi si viaggia con una marcia in più, per esempio il meccanismo di riciclo della plastica qui punta più all’incentivo economico di chi decide di far riciclare le proprie bottiglie e poco alla sensibilizzazione”. Decidendo di lasciare questa terra Tommaso Aquilante ha evidenziato come non si sia voluto né arrendere né tantomeno rassegnare, perché è proprio il fatto di essere nati qui assegna ai giovani un compito, quello di difendere queste città da chi le vuole deturpare. Per migliorare lo stato delle cose bisognerebbe cominciare dal vivere civile, iniziando a ribellarsi per ciò che non va e a pretendere quello per cui si pagano le tasse. Non servono eroi alla nostra Terra di Lavoro, perché tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa per lasciarla un po’ migliore di come l’abbiamo trovata.






































